25 Gennaio 2026
L'opinione

SiciliAntica e la valorizzazione del patrimonio archeologico: intervista a Simona Modeo

(Foto inviata dalla stessa Simona Modeo, per l’intervista)

Nei giorni scorsi, la nomina del direttore artistico del Parco Archeologico di Gela ha alimentato qualche polemica. La vicenda ci ha incuriositi sulla galassia delle associazioni che si occupano di beni archeologici e culturali, a Caltanissetta. La lunga intervista a Simona Modeo è una parte dell’indagine che ci proponiamo di realizzare.

Quando nasce il tuo interesse per l’archeologia?

«L’archeologia mi ha sempre affascinato e in un certo senso il mio interesse per essa è nato proprio in questo territorio, perché ero ancora una bambina quando insieme ad altri coetanei mi divertivo ad andare in giro per le nostre campagne alla ricerca di fossili o di antichi frammenti ceramici che però non portavamo mai a casa.

Questa passione è cresciuta nel tempo, grazie anche all’Associazione Archeologica Nissena di cui ho fatto parte negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, partecipando a conferenze e a viaggi in giro per la Sicilia che mi hanno consentito di conoscere lo straordinario patrimonio culturale, e archeologico in particolare, della nostra bellissima isola. Passione che ho continuato a coltivare anche da grande e che non ho mai abbandonato». 

Potresti raccontarci la tua esperienza nell’associazione culturale “SiciliAntica”? Quando hai iniziato e con quali incarichi? Qual è oggi il tuo ruolo? 

«La mia esperienza in SiciliAntica inizia nel lontano 2003 come presidente della sede nissena dell’associazione, ruolo che ho ricoperto fino al 2009. Sotto la mia presidenza SiciliAntica si è imposta fin da subito a Caltanissetta come una realtà in grado di esprimere una grande vivacità culturale e ormai opera nella nostra città da ben ventidue anni (dopo di me la sede locale è stata presieduta da Marina Congiu e, dal 2019, è presieduta da Stefania D’Angelo) pur tra grandi difficoltà economiche e con un debole supporto da parte degli enti locali. Ventidue anni di impegno e di attività di volontariato a sostegno dei Beni culturali del territorio della Provincia e con l’intento di promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul vasto patrimonio che essa vanta.

Un fervore di iniziative ha infatti sempre caratterizzato la sede nissena fin dall’anno della sua fondazione obbedendo alle sue finalità istituzionali, ma perseguendo anche l’obiettivo di portare Caltanissetta alla ribalta nazionale e non solo. L’organizzazione a cadenza rigorosamente annuale di convegni di studio sulla Sicilia antica (Progetto Mesogheia), che a partire dal 2004 ha fatto registrare ogni anno la presenza nella nostra città di numerosi studiosi di chiara fama (l’elenco sarebbe ormai abbastanza lungo) per dibattere temi riguardanti l’archeologia e la storia della Sicilia antica, è stato senza dubbio l’impegno più qualificante che ha trovato riscontro nella pubblicazione puntuale dei volumi di atti che hanno avuto e hanno ancora oggi un’ottima accoglienza a livello nazionale e internazionale sia tra gli addetti ai lavori sia tra i tanti appassionati di storia e archeologia.

Dal 2009 al 2011 ho ricoperto la carica di segretario regionale, ma l’impegno  più oneroso per me si è presentato quando, dal 2002 al 2021, ho ricoperto la carica di presidente regionale dell’associazione. Sono stati nove anni bellissimi, ricchi di attività e di iniziative (Operazione Isola Pulita; il progetto “A scuola di Archeologia: conosciamo e tuteliamo il patrimonio culturale” che nel 2023 ha vinto anche un premio; il concorso regionale per le Scuole “Il ritmo del tempo: un viaggio alla scoperta del tuo territorio”; il concorso giornalistico “Storie di Sicilia: racconti,  inchieste reportage”; il concorso videofotografico “SiciliAmara: immagini e testimonianze di un’isola ferita” – SiciliAntica: cultura&volontariato da oltre vent’anni”; la manifestazione “Un’estate con SiciliAntica”), ma anche di strenue battaglie in difesa del nostro patrimonio culturale, come quella condotta per salvare il sito di Monte Scalpello o quella contro la realizzazione di una discarica nel territorio di Centuripe. Attualmente la mia carica nell’associazione è quella di vicepresidente regionale e quest’anno mi sono fatta promotrice di un’iniziativa a carattere regionale, che coinvolge tutte le nostre sedi locali, dedicata al grande Paolo Orsi, realizzando, insieme agli altri membri della commissione organizzatrice, una mostra Itinerante dal titolo: “Paolo Orsi da Akragas a Zancle. Novant’anni dalla scomparsa dello studioso che ha reso grande l’archeologia siciliana”». 

“SiciliAntica” riceve contributi? 

«La nostra associazione riceve contributi da parte di enti pubblici e/o privati solo quando ne fa espressamente richiesta, in particolare se per qualche iniziativa (regionale o di una delle sedi locali) si devono sostenere spese particolarmente onerose».

Potresti dirmi qual è, a livello regionale e nello specifico provinciale, la composizione degli iscritti? Sono più gli addetti ai lavori o siete riusciti a coinvolgere persone comuni interessate ai beni culturali?

«SiciliAntica si occupa principalmente della tutela, della valorizzazione e della salvaguardia del patrimonio culturale siciliano, collaborando con le istituzioni preposte. I soci impegnati nelle diverse attività coordinate e promosse dalla presidenza regionale e gestite e organizzate dalle sedi locali, non vogliono in nessun modo sostituirsi alle competenti autorità, ma operano a sostegno di queste ultime nella convinzione che soltanto una fattiva collaborazione tra le Istituzioni e tutte le persone interessate alla valorizzazione delle testimonianze del nostro passato, possa colmare le inevitabili carenze che un approccio di tipo esclusivamente burocratico ed accademico può causare. Pertanto, non occorre nessun prerequisito per iscriversi e partecipare alle attività sociali: esse sono rivolte alla generalità dei cittadini, perché riteniamo che per interessarsi di archeologia e di arte non occorra nessuna preparazione culturale specifica né sia indispensabile possedere doti psicofisiche eccezionali, ma siano sufficienti la passione e la volontà di dedicare parte del proprio tempo libero alla realizzazione degli scopi sociali».

Se dovessi indicare uno o più luoghi, secondo te, fondamentali nello scenario archeologico provinciale, quali sceglieresti e perché… 

«Non credo che esistano siti archeologici più o meno importanti, perché tutti hanno qualcosa da raccontare, rappresentano la nostra memoria storica e per questo motivo devono essere, tutti indistintamente, tutelati e valorizzati.

In particolare, nei dintorni di Caltanissetta e nel suo territorio si trovano diversi siti che hanno restituito importanti testimonianze del nostro passato (villaggi capannicoli, insediamenti indigeni ellenizzati, fortificazioni, luoghi di culto, aree sepolcrali): Sabucina, Gibil Gabib (Caltanissetta), Vassallaggi (San Cataldo), Monte Polizzello, Monte Raffe (Mussomeli), Montagna di Balate e Valle Oscura (Marianopoli), per citarne soltanto alcuni».

Qual è lo stato dei beni archeologici siciliani e provinciali e quali sono le ragioni alla base? 

«Se parliamo in generale di tutti i beni archeologici siciliani, bisogna dire che ce ne sono alcuni che godono di buona salute, soprattutto i grandi attrattori culturali come la Valle dei Templi, Selinunte,  Segesta, Siracusa ma lo stesso non si può dire per tanti altri che,  impropriamente considerati minori o comunque poco attrattivi,  sono stati abbandonati all’incuria e al degrado dalle istituzioni regionali preposte alla loro tutela e valorizzazione e sono da tempo in balìa dell’azione distruttiva e predatoria di vandali e tombaroli. Il fenomeno, che sta causando un enorme danno al patrimonio archeologico della nostra terra, non è facilmente arginabile perché serve una costante attenzione e manutenzione dei siti che ne consenta la fruibilità. Si continua a pagare ciò che la politica degli ultimi anni ha continuato a ignorare, non ascoltando le incessanti richieste di incremento di archeologi, restauratori, archivisti, bibliotecari, storici dell’arte e di operatori culturali nelle Soprintendenze (organo preposto alla tutela del patrimonio culturale), nei parchi archeologici, nei musei, nelle gallerie d’arte, nelle biblioteche, negli archivi, andando anzi nella direzione opposta con provvedimenti che mirano al loro depotenziamento».

Cosa avresti detto all’assessore Scarpinato, a Caltanissetta nei giorni scorsi? 

«Ricollegandomi alla risposta precedente a Scarpinato avrei detto che occorrono investimenti seri da parte della Regione Siciliana, soprattutto  in un territorio come il nostro, quello della Sicilia centrale, economicamente e culturalmente depresso in cui è in atto un vero e proprio spopolamento che sembra ormai inarrestabile; che bisogna bandire al più presto un concorso che, nel settore dei beni culturali, manca vergognosamente da ben 25 anni (l’ultimo risale infatti al lontano 2000); che occorre programmare interventi funzionali alla conservazione dei siti archeologici in vista della loro restituzione alla pubblica fruizione, in seno a un progetto di tutela e di valorizzazione a lungo termine».

È così improbabile una vostra collaborazione con il direttore artistico del Parco Archeologico di Gela? 

«SiciliAntica è e sarà sempre aperta a qualsiasi tipo di collaborazione che possa realmente giovare al nostro patrimonio culturale. Detto questo, sulla nomina (diretta e fiduciaria) del direttore artistico del Parco Archeologico di Gela permangono i dubbi e le perplessità già espressi e recentemente pubblicati.  Mi riferisco soprattutto al fatto che tale nomina non era certo una priorità, considerando peraltro che il Parco, a dispetto della sua denominazione, è privo di archeologi sia come funzionari sia come componenti del Comitato tecnico-scientifico.  E poi nulla è stato reso noto riguardo al budget (sempre che sia previsto) che sarà messo a disposizione del direttore e del suo staff per progettare e realizzare le iniziative che dovrebbero valorizzare i 22 siti del Parco (11 dei quali attualmente sono chiusi e non fruibili).

Sappiamo invece che Michele Celeste e i componenti del suo team (scelti direttamente dal direttore artistico che è a loro legato da solidi rapporti interpersonali) lavoreranno praticamente a titolo di volontariato, in quanto avranno soltanto un rimborso spese di 1.000,00 euro lordi. E questo caso non è che l’ennesimo purtroppo, perché in Sicilia, anziché bandire i concorsi, che darebbero lavoro a tanti giovani laureati e specializzati, si continua a prediligere il rapporto di collaborazione diretto, fiduciario e, soprattutto, “a gratis”». 

Tra le battaglie che ti sei intestata con l’associazione, c’è un risultato che pensi di avere ottenuto? 

«Sono numerose le battaglie che la nostra associazione ha combattuto in passato e di recente, ma tra queste ricordo sempre e con grande orgoglio quella che ci ha consentito di salvare un luogo unico nel suo genere: Monte Scalpello.

La storia inizia con la decisione del colosso dell’edilizia Fassa Bortolo di investire sul territorio di Agira aprendo una cava per l’estrazione di calcare sul versante occidentale del monte che, oltre a essere sede di un santuario dedicato ai Corpora Sancta poiché vi sono custodite le spoglie dei tre frati: Filippo, Matteo e Mariano vissuti in quel luogo in solitudine tra il XVI e il XVII secolo,  ricade in un contesto territoriale sensibile sotto il profilo storico e ambientale, sottoposto a vincolo idrogeologico e paesaggistico, nonché area  di interesse archeologico. Infatti, nel 2007 un’operazione congiunta dei Carabinieri e della Guardia forestale aveva bloccato una cava proprio in quella zona per violazione della legge sui beni paesaggistici. Ciononostante, nel 2013, su richiesta del Comune di Agira, l’area viene inserita nel piano cave della Regione Siciliana. La Fassa Bortolo ottiene il via libera all’operazione prima nel 2017 dall’assessore Maurizio Croce e poi anche nel 2018 dal suo successore, Alberto Pierobon, trevigiano come l’azienda Fassa Bortolo. Appariva però quantomeno anomalo che la ditta avesse potuto ottenere un parere positivo in fase di rilascio di valutazione ambientale per la stessa area per la quale, nel 2013, era stato rigettato dall’assessorato regionale all’Energia un analogo progetto, quello della vicina cava denominata “Monte Scalpello” a seguito di parere negativo da parte della Soprintendenza in quanto ricadente in area di notevole interesse pubblico. Il 19 febbraio 2018, però, la Soprintendenza di Enna blocca il progetto, confermando il valore archeologico e ambientale dell’area, ma stranamente dieci giorni dopo revoca la propria decisone (successivamente abbiamo appreso che era stato il Comune di Agira a chiedere all’assessorato regionale per i Beni culturali la revoca della delibera di salvaguardia). Così il 15 giugno 2018, l’assessore Pierobon, tramite il Distretto minerario di Caltanissetta autorizza l’apertura della cava per l’estrazione di oltre 4 milioni di metri cubi di materiale calcareo. Contro questa decisione l’associazione SiciliAntica,  prima, esattamente il 24 giugno,  organizza una manifestazione di protesta a Monte Scalpello a cui la RAI ha dedicato un servizio andato in onda lo stesso giorno al TG3 regionale,  subito dopo presenta ricorso sulle violazioni e i danni irreversibili al patrimonio storico-archeologico e ambientale di Monte Scalpello oltreché sulla proprietà dei terreni, in quanto l’azienda trevigiana aveva chiesto l’autorizzazione prima di diventare proprietaria dell’area. Il rogito notarile, infatti, era stato stipulato solo nel maggio 2018 a fronte di un iter autorizzativo avviato già da parecchi anni e nel corso del quale i terreni erano rimasti nelle mani dei vecchi proprietari, ossia la famiglia del capomafia Giuseppe Pecorino con palese violazione del protocollo di legalità emanato dallo stesso assessorato regionale all’energia nel 2011. Al punto 20 del contratto di compravendita stipulato tra le parti viene convenuto un accordo societario che prevede la cessione da parte della Fassa Bortolo del materiale non utilizzato alla famiglia Pecorino e ai suoi eredi. Volete sapere quanto ha fruttato al capomafia la vendita dei terreni definiti “incolti e sterili”? Quasi 2 milioni di euro, a fronte di un valore precedente di 150mila euro. Un guadagno al quale andava sommata la cessione prevista dal contratto del materiale non usato. Questa clausola verrà cancellata davanti al notaio dopo che il Distretto minerario di Caltanissetta ha verificato la presenza del condannato per mafia all’interno dello schema di compravendita. Presenza che ha comportato temporaneamente la decadenza dell’autorizzazione per la Fassa. Da quel momento in poi si sono susseguiti i ricorsi alla giustizia amministrativa, al TAR e poi al CGA, che hanno sempre dato ragione a SiciliAntica.

Soltanto nel 2023 il CGA ha improvvisamente e stranamente dato il via libera alla cava estrattiva di calcare a Monte Scalpello perché, secondo i giudici, SiciliAntica non era legittimata a proporre ricorso amministrativo. Legittimazione che negli altri procedimenti non era mai stata messa in discussione, anzi esattamente il contrario. Una sentenza politica, dunque, che è servita solo a riabilitare la reputazione della Fassa e della Regione Siciliana, prova ne è il fatto che la cava non è stata mai aperta». 

Perché il convegno che “SiciliAntica” organizza quest’anno ha focalizzato l’attenzione proprio sugli atleti e sullo sport?

«Quest’anno il tema dell’annuale Convegno di Studi della Sede nissena di SiciliAntica, “Athletika. Atleti siciliani e rappresentanze illustri nei giochi panellenici”, ha principalmente l’obiettivo di rinnovare l’interesse scientifico per i documenti epigrafici, letterari, archeologici che testimoniano il valore e l’influenza delle competizioni sportive nelle comunità siciliane, con particolare attenzione agli atleti che parteciparono alle prestigiose manifestazioni panelleniche. Il tema è stato proposto da una socia archeologa della sede di Caltanissetta, Elisa Salerno, che molto probabilmente è stata ispirata dai tanti successi che negli ultimi anni gli atleti italiani hanno ottenuto nello sport (tennis, pallavolo, atletica leggera, nuoto, etc.)». 

Cosa servirebbe per migliorare lo stato dell’arte dei beni archeologici?

«Occorre ripristinare al più presto l’unitarietà giuridica del sistema di tutela su tutto il territorio regionale e restituire la dignità del proprio ruolo pubblico ai professionisti dei beni culturali in servizio presso le Istituzioni dell’Isola, non trascurando la necessaria immissione nei ruoli, tramite concorsi, delle figure professionali divenute ormai carenti a causa dei pensionamenti. Il patrimonio culturale siciliano dovrà tornare a godere di quella cura istituzionale che può essere assicurata soltanto da organi tecnico-scientifici regionali, guidati da personale con elevate competenze professionali specialistiche e dotati di adeguati investimenti pubblici».

 

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