«Prevenire il suicidio vuol dire educare all’empatia»: parla la psicologa Valentina Guzzo
Nei giorni scorsi, la giornata di prevenzione del suicidio e quella dedicata alla salute mentale hanno riportato l’attenzione collettiva su temi molto delicati. Anche a Caltanissetta si sono svolte diverse iniziative per parlarne e una di queste è stata organizzata a “Casa Enrichetta”, in collaborazione con l’associazione “Koinè”. L’incontro è stato tenuto dalla psicologa Valentina Guzzo, alla quale abbiamo rivolto alcune domande sugli argomenti in questione.
L’appuntamento ha registrato una grande presenza di giovani. Come ti spieghi l’interesse, da parte loro, nei confronti di un tema come questo?
«Intanto devo dire che sono rimasta impressionata dall’altissimo livello dei ragazzi e delle ragazze del pubblico, che hanno preso parte all’incontro mostrando un’educazione e un rispetto notevoli. Il 10 settembre è la giornata dedicata alla prevenzione del suicidio, i ragazzi dell’associazione “Koinè” ne hanno parlato e mi hanno chiesto di fare l’incontro. Ho percepito una grandissima sensibilità legata agli atti suicidari e autolesionisti, intesi in senso ampio. Ne hanno parlato più di quanto mi aspettassi. Hanno parlato delle loro fragilità e di quelle degli adulti che sono a loro vicini».
Da psicologa potresti dare, per i nostri lettori, una definizione di questi atti?
«Il suicidio, in senso classico, è un atto compiuto al fine di interrompere la propria vita, è la morte causata da un atto di autolesionismo ideato per essere letale. Nel caso in cui tale atto non sia portato a termine, si parla di atto suicidario. Nel 2024-2025, in Italia il numero dei tentativi è stato molto superiore rispetto ai suicidi. Tra l’atto suicidario, ossia il tentativo di suicidio, e il suicidio c’è un divario grandissimo. Il suicidio, e gli atti suicidari, hanno uno strascico forte e lasciano un contesto emotivo molto disturbato, che condiziona molto tutte le relazioni affettive, familiari, sociali, su cui impatta. La Sicilia rientra nella media nazionale».
Un individuo con tendenze suicidarie può mettere in atto soluzioni per evitare di togliersi la vita?
«Si può prevenire un comportamento suicidario solo se la persona chiede aiuto. Occorre strutturare una serie di comportamenti che creino dentro di sé e intorno a sé un luogo sicuro e che consentano di chiedere aiuto. È importante, soprattutto per le ragazze e i ragazzi, acquisire strumenti di consapevolezza ed essere educati all’empatia».
Concretamente, cosa significa essere educati all’empatia?
«L’educazione all’empatia è nata negli anni Novanta nelle scuole danesi. I danesi hanno impostato l’educazione all’empatia con un’ora di “tempo classe” alla settimana e cioè un gruppo di auto-mutuo-aiuto che coinvolge bambini e adolescenti. Negli stessi anni sono stati scoperti i “neuroni specchio” e cioè strutture cerebrali che si attivano mimando in noi lo stesso comportamento dell’altro. L’empatia consiste nel riconoscere, infatti, le proprie emozioni nell’altro ed è possibile farlo innanzitutto attraverso un percorso di consapevolezza.
Le attività che possono produrre benessere consistono nello stare in gruppo in maniera proattiva e cioè condividendo le proprie emozioni e acquisendo, attraverso il confronto e l’ascolto, consapevolezza di sé e strumenti di gestione di queste. Allo scopo è utile anche praticare sport di gruppo o farsi coinvolgere in attività collettive. La danza creativa è un buon metodo, ad esempio, sicuramente lo è viaggiare o leggere letteratura e scrivere. A chi volesse approfondire questi temi e molti altri consiglio il libro di Daniel Goleman, “Intelligenza emotiva”.
Il problema è che molte di queste attività oggi si fanno online ed è la socialità legata alla relazione diretta e al contatto che manca».
E per gli/le adolescenti?
«Per ragazze e ragazzi occorrono strumenti per affrontare i media e i social, che non si danno vietando l’uso del telefono. L’unico modo per prevenire il suicidio è prendersi cura di sé, prendendosi cura degli altri».
Esistono strutture o numeri ai quali rivolgersi, in caso di necessità?
«Esiste il Telefono Amico Italia, al numero 02 2327 2327 che è attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 24.00. Il servizio offre anche una chat anonima e riservata cliccando sul sito ufficiale www.telefonoamico.it.
Nel territorio c’è il Centro di Salute Mentale, che purtroppo registra una carenza di medici e operatori. Anche effettuare una prenotazione per consultare lo psicologo di comunità è difficile. L’associazione “Ligabue”, poi, non ha più sede al Chiarandà. Le istituzioni dovrebbero impiegare risorse per istituire strutture di consulenza e di primo ascolto. È indispensabile che lo facciano perché, su questi temi, occorre uno sforzo comune. Nessuno si salva da solo».