Dal Brasile alla Serbia, il profumo della libertà e della democrazia. Una nota di Leandro Janni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota del professore e architetto Leandro Janni sulle recenti elezioni in Brasile e in Serbia, che hanno premiato le coalizioni progressiste:
<Il vento dell’autunno del 2026 porta con sé il profumo della libertà e della democrazia. Dopo una rimonta epocale, Luiz Inácio Lula da Silva, icona della sinistra mondiale, ha surclassato al ballottaggio il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la quarta volta presidente del Brasile. Lula ha conquistato il 51,74% dei voti, contro il 48,2% dell’avversario, uno scarto netto, ben superiore al testa a testa serratissimo previsto alla vigilia. Chi lo giudicava vecchio e stanco, fuori moda, ed era pronto a relegarlo come una delle tante figure del Novecento da collocare nel dimenticatoio della storia, s’è sbagliato di grosso.
Dunque Lula ha vinto. E ha vinto contro le destre nazionaliste dimostrando che si possono battere nonostante il loro potere, i loro algoritmi e i loro miliardi. E non perde soltanto la dinastia dei Bolsonaro, perdono anche Trump e i suoi alleati con i loro tentativi di ingerenza nelle elezioni brasiliane. “Non accettiamo di essere il cortile di nessuno” ha dichiarato Lula.
Ma è profumo di libertà e democrazia anche in Serbia. A Belgrado, migliaia di cittadini si sono riversati sui grandi viali per celebrare la vittoria, nelle elezioni legislative anticipate, della lista sostenuta dal movimento studentesco ai danni della formazione del leader nazionalista Aleksandar Vucic, al potere da 14 anni.
La lista degli studenti ha vinto dunque le elezioni parlamentari in Serbia mettendo fine al dominio dell’ex premier e primo ministro Aleksandar Vučić, che governava il Paese in modo illiberale dal 2014. Secondo i primi dati, la lista “Gli studenti vincono!” ha preso il 52% dei voti, contro il 39,3% del partito di destra guidato da Vučić.
Era dal 2024 che gli studenti protestavano contro il governo, soprattutto quando il crollo di una pensilina ferroviaria provocò la morte di 16 persone, scatenando un’ondata di manifestazioni contro la corruzione e il governo del presidente Aleksandar Vučić.
Da allora gli studenti hanno organizzato un movimento politico con più di 250 candidati ma senza leader, decidendo tutto attraverso assemblee collettive dette “plenum”.
All’inizio le liste facevano difficoltà ad avere copertura mediatica, dato che i media principali sono filogovernativi o subiscono forti pressioni da Vučić. Così da mesi gli studenti avevano organizzato delle marce in giro per il Paese per raggiungere le comunità e far arrivare le loro proposte. Queste marce, insieme alle proteste, hanno reso la lista studentesca la più grande rivale di Vučić che, dopo più di vent’anni di potere, ora deve cedere il potere.
Insomma: questo 26 ottobre del 2026 è una festa della democrazia e un grande giorno per la speranza nella giustizia sociale e in un modello sociale diverso che metta in cima la cura delle persone e del mondo, non lo sfruttamento e la violenza in ogni sua forma>.