«Basta!»: il Presidio donne per la pace di Caltanissetta contro gli atti del governo israeliano
Riceviamo e pubblichiamo integralmente il documento del Presidio donne per la pace di Caltanissetta, scritto per le iniziative di oggi, 24 settembre 2025. Gli appuntamenti di questa mattina sono stati annullati a causa delle condizioni metereologiche avverse, ma il Presidio ha voluto ugualmente portare la sua testimonianza. Le donne di Caltanissetta si riuniscono, infatti, ogni 24 del mese, per dire no a tutte le guerre. Il documento dice quanto segue:
«Il Presidio donne per la pace di Caltanissetta è nato il 24 novembre 2023, ecco un estratto delle sue prime parole:
“Siamo dentro una perversa spirale di odio e di violenza che rischia di travolgere tutti e tutte. Si sono allargati i fronti di guerra. Cresce tragicamente il numero dei morti.
Siamo sconvolte, addolorate dalla ferocia con cui i paesi cosiddetti democratici perseguono il principio del fine giustifica i mezzi, causa di tanti mali e sofferenze.
La logica patriarcale della forza, che da donne conosciamo bene per averla subita, prevale.
Sconcerta l’ostinazione a schierare nel campo dei nemici chi tenta di pensare criticamente e liberamente, sconcerta l’uso disinvolto della menzogna, sconcerta il cinismo di chi giustifica o inneggia a uccisioni e massacri di civili.
Ci dispiace che anche le donne entrino negli schieramenti maschili invece di partire da sé, di approfittare, come diceva Carla Lonzi, della differenza che consiste nell’assenza di 2000 anni dalla storia. Una storia maschile che ha fatto della guerra un male necessario, inevitabile.
Per questo le nostre parole, i nostri pensieri, i nostri corpi sono in piazza, per testimoniare il nostro no alla violenza, gridare che non vogliamo né guerre né eroi di guerra, affermare che un altro mondo fuori dalla logica del dominio e della forza, è possibile, anzi ormai necessario per la sopravvivenza dell’umanità.”
Da due anni, con rare eccezioni, il giorno 24 del mese il Presidio è in una piazza della Città per testimoniare il suo irriducibile no alla guerra, a tutte le guerre, a ogni guerra. A volte era solo un drappello sparuto di donne non più giovani, ma era lì con “parole, pensieri, corpi”.
Ci siamo interrogate sull’utilità del nostro gesto:
“Che senso ha questa voce così flebile che non ha risonanza né eco?
A chi giova? A dare sollievo alle nostre coscienze di “anime belle”?
A che serve continuare, perché continuare?
Non la stanchezza ci affligge ma l’orrido baratro nel quale giorno dopo giorno precipita l’umanità. Se non si fermano gli eccidi, se non si arresta la sete di vendetta, se non si placa il desiderio di rivalsa, quale speranza potrà avere conforto e quale futuro potrà nutrire speranza.
Perciò, incuranti dei giudizi e della “inutilità” del nostro “gesto” saremo ancora in piazza per sfidare disarmate le armi dei potenti della terra e indicare la via della pace come l’unica via da percorrere.”
Questa è stata la nostra risposta.
Abbiamo anche scoperto di non essere sole, da tempo ovunque nel mondo e in Italia esistono gruppi di donne che in mille modi diversi dicono la stessa cosa “Fuori la guerra dalla storia”, e come sassi in uno stagno queste parole sono diventate cerchi sempre più grandi e molte voci di donne e uomini si sono levate e sono diventate valanga e fiume e barche che solcano il mare, che hanno detto ai potenti della terra “Fermatevi adesso o resterete soli con le vostre armi e i vostri generali senza più eserciti”.
Finalmente cresce la consapevolezza che “l’economia di guerra” non è una risorsa ma uno spreco che sta già disperdendo risorse preziose per le necessità e il benessere delle persone, che la sicurezza non sta nelle armi ma nell’assenza di armi. Si mettono in fila responsabilità e si definiscono con le giuste parole: patriarcato, capitalismo, liberismo, militarismo, colonialismo, maschilismo, razzismo, sfruttamento, disconoscimento delle diversità.
Genocidio è una parola inventata da un uomo ottantuno anni fa, c’è voluto tempo per capire che quella parola era molto in ritardo perché la storia degli uomini ne è piena, c’è voluto tempo persino a riconoscerla oggi come la parola che definisce l’orribile crimine in atto.
Esiste una terra chiamata Palestina nella quale il potente esercito di uno Stato chiamato Israele sta sistematicamente sterminando un intero popolo, sta compiendo un GENOCIDIO, non possiamo restare ad aspettare che accada l’irreparabile. Se anche è vero, e lo è, che troppe volte abbiamo guardato da un’altra parte mentre altri genocidi si compivano, ora i nostri occhi sono aperti e i nostri sguardi consapevoli, è tempo di dire BASTA.
In questi giorni molte voci si sono alzate per dire “Fermati Israele, disarma la mano assassina che tu stessa hai armato”, il Presidio donne per la pace si unisce a queste voci e forte della sua preziosa laicità si unisce alle voci delle confessioni religiose che hanno accolto il suo invito e che insieme possono molto per la pace e per le umane genti».