Caltanissetta 2020. La città chiude o ri-parte? Parole e immagini di Leandro Janni

Riceviamo e pubblichiamo una nota del presidente di Italia Nostra Sicilia, Leandro Janni, sull’involuzione sociale ed economica di Caltanissetta dopo il lockdown. La nota è corredata da quattro immagini:

«Dopo i tristi, duri mesi di lockdown, il sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino aveva affermato che la “rigenerazione” della città sarebbe passata dalla valorizzazione delle sue risorse naturali e culturali; dalla valorizzazione delle sue potenzialità, a partire dalla capacità di essere polo attrattivo per flussi turistici interessati a conoscere la Sicilia interna e le sue bellezze e specificità. Le restrizioni e le esigenze di sicurezza legate alla pandemia, del resto, offrivano e offrono un’opportunità a chi intenda intercettare un turismo di prossimità, esperienziale e relazionale, lontano dai circuiti regionali più commerciali e inflazionati. E invece, la stagione estiva della nostra città si sta rilevando quanto mai lontana da questa prospettiva.

Scattiamo una fotografia: i siti archeologici di Sabucina e Gibil Gabib non sono fruibili né, certamente, lo saranno a breve. Tutti i musei cittadini risultano “temporaneamente chiusi”, senza che sia stato fatto nulla per renderli fruibili da visitatori e turisti. Dunque: Museo Archeologico chiuso, Museo Diocesano chiuso, Museo di Palazzo Moncada chiuso, Museo Mineralogico chiuso. Il cosiddetto Museo d’Arte Contemporanea inesorabilmente sbarrato. Qui c’è un problema – assai grave, rilevante: una struttura espositiva che “marcisce” dentro e fuori. Una struttura espositiva (a quanto pare) priva di certificato di agibilità; priva di vie di fuga; depotenziata dal mancato collegamento spaziale e funzionale con Palazzo Moncada. Un centro storico sempre più fatiscente e malsano. A questo quadro desolante, va aggiunta l’assenza di iniziative teatrali, musicali o anche soltanto ricreative. Eventi che, nella stagione estiva già iniziata, sono ancora in fase di “programmazione”. Che dire poi della condizione delle infrastrutture e dei trasporti?

«Buongiorno, comunichiamo che il Ristorante ‘900 ha chiuso definitivamente. Ringraziamo di vero cuore tutti quelli che ci hanno supportato ed apprezzato. Alla prossima esperienza!» Con questo lapidario comunicato su facebook si conclude, amaramente, l’esperienza del “Ristorante ‘900” a Caltanissetta. Un ristorante che aveva puntato su un progetto forse troppo ambizioso e qualificato per una città impoverita come Caltanissetta. Così come, purtroppo, si è conclusa l’attività di tanti altri ristoranti. Ma anche di bar e pasticcerie. Tra queste la pasticceria Delizie d’autore (speciali i suoi cannoli, i rollò, le cassate siciliane), nata dalle ceneri dello storico, notissimo Caffè Romano, scomparso già da tempo dalla scena urbana. Riteniamo tutto questo un fatto grave. Doloroso. Caltanissetta – che ha una sicura vocazione per l’agricoltura di qualità, per l’agroalimentare – ha perso tantissimo, troppo, in questi ultimi anni. In questi ultimi mesi. Ma anche in tanti altri settori. Io credo che tutti dobbiamo riflettere sul passato, sul presente e sul futuro della città dove abbiamo deciso di vivere, di abitare. L’involuzione sociale ed economica di Caltanissetta è davvero preoccupante. Insomma: siamo ben lontani dal realizzare una città capace di puntare alla cultura, al turismo. Ma, ancor prima, alla qualità del vivere. Alla produzione. Occorre cambiare mentalità, occorre cambiare passo. Occorre una visione, un progetto. E magari, sarebbe utile ri-partire da un confronto autentico con i cittadini. Magari ascoltando quanti, dotati di conoscenze e competenze, hanno a cuore lo sviluppo e il benessere di questo territorio. Ma anche l’elaborazione del nuovo “piano regolatore” (o piano urbanistico) potrebbe essere l’occasione per un’approfondita analisi sociale, economica, strutturale della città e del suo territorio. Per individuare le nuove, possibili linee di sviluppo. Ma un silenzio assordante e persino angosciante caratterizza la decadenza di questa nostra città al centro dell’Isola».

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