25 Gennaio 2026
Citta' visibili

«Caltanissetta detiene un patrimonio culturale di rilievo», parola di Salvatrice Benintende (ADSI)

(Foto tratta dalla pagina Facebook di Salvatrice Benintende)

Forse, a Caltanissetta, manca un’idea di città nel suo complesso e la crisi del centro storico, che pure esiste in altri contesti ben più ricchi e dinamici del nostro, dovrebbe essere inquadrata in questa carenza.

Così abbiamo deciso di intervistare una serie di attori che, a vario titolo, lo abitano, vi lavorano, lo studiano o lo amministrano. Non trascurando, però, il fatto che il centro non sia isola a sé ma pezzo di una città più grande.

Siamo partiti dal fatto che, fino ad oggi, il centro storico è stato considerato un contenitore di monumenti, palazzi antichi e chiese, e che le relazioni che lo definiscono e che sono, al pari dei monumenti, forme di civiltà, siano forse passate in secondo piano. Abbiamo tuttavia deciso di partire da questa base e cioè dalla conservazione degli edifici storici e delle loro caratteristiche architettoniche. Abbiamo quindi chiesto a Salvatrice (Titti) Benintende, presidente della Sezione Sicilia e consigliera nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) fino allo scorso febbraio, di raccontare la propria esperienza. Dopo essere stata rieletta all’unanimità lo scorso luglio, durante l’assemblea che si è svolta a Milazzo, Salvatrice Benintende ha rinunciato alla carica di presidente per motivi personali ed oggi è past president, con diritto di voto, della Sezione Sicilia, per il prossimo triennio 2025 – 2028. Salvatrice Benintende ha scelto di valorizzare la memoria della sua famiglia e ha contribuito, con le sue uniche forze, alla salvaguardia e al restauro degli edifici storici “Lanzirotti ex Intendenza”, “Lanzirotti Benintende” e “Benintende”.

«Caltanissetta è una città che detiene un patrimonio culturale di rilievo, in grado di essere volano per l’economia. Le dimore storiche nelle realtà dell’entroterra, nei piccoli borghi e nelle zone dove non c’è il mare, spesso rappresentano il fulcro fondamentale dal quale l’economia di un’intera comunità trae beneficio. Purtroppo, la gran parte delle dimore storiche della nostra città assai spesso non è valorizzata e versa in condizioni difficili, tanto da diventare un peso piuttosto che una fonte di produttività.

Il restauro e il mantenimento delle dimore storiche sono certamente più gravosi rispetto all’ordinarietà. Ma i grandi benefici, che il patrimonio storico e culturale restituisce alla collettività sono talmente rilevanti, in termini di armonia, bellezza e potenzialità produttiva, che dovrebbe essere consuetudine, per pubblico e privato, lavorare insieme e stilare una sana programmazione per il bene dei territori di riferimento. Va detto che, quando questo accade, il risultato è sempre positivo.

In passato, la nostra città ha conosciuto, sotto il profilo della sinergia pubblico – privato, menti illuminate da cui tutti dovremmo oggi prendere esempio».

«Nessuna città» – continua Salvatrice Benintende – «Nessuna città è nelle condizioni di mantenersi al meglio se tutti pensano di coltivare l’orticello nella villa di campagna, ignorando il grande patrimonio che i centri storici detengono. Occorre essere connessi alle radici, alla storia e alla cultura da cui proveniamo e occorre farlo con la stessa passione che, invece, viene messa nelle connessioni da poltrona. Se, da un lato, non può che essere l’amore la molla da cui partire per valorizzare il nostro centro storico, dall’altro non possiamo trascurare che bisogna pensare a investire concretamente sul territorio. La bellezza di un centro storico non è data esclusivamente dagli edifici monumentali che, certamente, rappresentano il traino più importante, ma anche dalle architetture dei tanti edifici dei vecchi quartieri.

La città vissuta dai nostri genitori o dai nostri nonni specchiava eleganza e buon gusto, anche nelle abitazioni più modeste. L’evoluzione avrebbe dovuto migliorarle senza far perdere loro l’identità originaria per garantire standard di vivibilità moderni, nel rispetto della memoria e della bellezza».

E voi, che ne pensate?

 

 

 

 

 

 

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