Della moda in altro modo: il ritorno del Diavolo

È veloce, incalzante, forse troppo, il ritmo della seconda parte del Diavolo veste Prada, pellicola uscita a vent’anni esatti dalla prima. A differenza del precedente, nel nuovo film la frenesia di Miranda Priestley (Maryl Streep) e dei collaboratori di Runway non è addolcita dalle paillettes dell’alta moda, che tanto hanno attratto lo spettatore rendendo gradevole la trama. Anzi! Nonostante sembri la grande assente, questa volta la moda entra nel corpo del film: la rivista contesto di entrambe le pellicole fatica a dettare cos’è fashion e cosa non lo è, almeno nel gradimento del suo pubblico. Con l’avvento del digitale è infatti Runway a doversi rifare il trucco, assorbita anch’essa da quella caducità già descritta da Leopardi nel Dialogo della Moda e della Morte (1824), e Miranda è chiamata a salvare la rivista dal declino della carta stampata.
Nel seguito uscito vent’anni dopo, le luci del Paris Fashion Week lasciano il posto alla Milano ben rappresentata (anche nel film) dall’Ultima cena di Leonardo, contesto dove i rapporti sono umani e quindi fragili, complessi, ambigui.
Nel nuovo film di David Frankel, lo spettatore è catapultato, attraverso una serie di eventi non sempre legati coerentemente, nel duro mondo della crisi del giornalismo e dell’avvento delle nuove tecnologie. Andrea Sachs (Anne Hathaway), ormai giornalista affermata; Emily Charlton (Emily Blunt), nuova dirigente di un gruppo di moda e Stanley Tucci (Nigel) sono destinati a reincontrarsi per offrirci uno spaccato di ciò che conosciamo già: precarietà e fatica di adattamento all’era digitale.
Quando le circostanze obbligano la granitica Miranda a volare in economy, il cigno sembrerebbe ormai morto, tanto da indurre a chiedersi se questo film abbia, come il primo, uno o più messaggi forti da trasmettere o se sia solo nato dal caos di una società nuova. È invece nella fase finale che la pellicola riesce a riprendersi, anche senza l’aiuto dell’haute couture. L’intreccio tra ambizione e integrità del primo film sembrerebbe approdare, nel secondo, all’importanza dei rapporti umani (e della loro imperfezione) in una società che cambia continuamente.
Non sappiamo se il sequel otterrà anche solo uno dei prestigiosi riconoscimenti che Il diavolo veste Prada ha conquistato (valga per tutti, il Golden Globe per la migliore attrice a Meryl Streep). Sappiamo, però, che il nuovo film ha ricevuto un’accoglienza straordinaria nelle sale cinematografiche e che si è guadagnato un buon successo di pubblico anche a Caltanissetta, dove potrà essere visto fino a martedì prossimo (12 maggio 2026).