Ester Vitale finisce il mandato al CESE e racconta la sua esperienza

Ester Vitale

La nissena Ester Vitale ha concluso il suo mandato al Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) e l’abbiamo intervistata per farci raccontare la sua esperienza. 

Quale Europa hai trovato quando ti sei insediata e quale Europa lasci. Cosa è cambiato in meglio e cosa in peggio…

«Sembra incredibile ma nello spazio di un mandato, sono cambiate tante cose. Le più evidenti sono ovviamente, la composizione del Parlamento e della Commissione Europea e l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Le ultime elezioni europee hanno avuto un’affluenza record di votanti, segno che i cittadini e le cittadine ripongono molte speranze (o molti timori) nelle politiche dell’Unione. La netta affermazione dei Verdi ha indotto la Presidente Von der Leyen ad accelerare sulle politiche ambientaliste che pure erano già presenti nell’Unione, stanziando, per la prima volta, cifre realmente significative. Di contro, il Parlamento Europeo ha visto una crescita notevole del blocco sovranista di estrema destra. La Brexit ha cambiato notevolmente la politica europea. Da un lato, la Commissione può rinunciare al “liberismo spinto” che il Regno Unito imponeva, dall’altro la Brexit ha inferto una ferita al processo di coesione dei cittadini e delle cittadine dell’UE.

Quando mi sono insediata la Commissione europea aveva appena pubblicato un documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa come seguito del Libro bianco sul futuro dell’Europa. Ne è seguito un processo di riflessione con i cittadini, le parti sociali, le istituzioni europee e i governi. Oggi il Social Pillar il cosiddetto Pilastro Sociale, che stabilisce una serie di principi chiave e diritti fondamentali per promuovere mercati del lavoro e sistemi di welfare equi, è una realtà finanziabile attraverso il FSE+.

Ricordo che all’inizio del mio mandato l’Europa era in preda ad attacchi terroristici diffusi. Anche a Bruxelles ci sono state parecchie vittime. Nonostante la recente aggressione di Parigi che, speriamo, rimanga un caso isolato, devo dire che il coordinamento fra le autorità giudiziarie e di polizia di tutta l’UE ha prodotto buoni risultati. Quindi mi sentirei di dire che sul versante sicurezza le cose sono migliorate. Si sono fatti notevoli passi avanti in tema di trasparenza fiscale e di concorrenza fiscale dannosa e nella lotta all’elusione fiscale da parte delle imprese. Non altrettanto si può dire per le politiche sull’immigrazione che rimangono ancora ostaggio degli egoismi degli Stati sovranisti.

È migliorata la stabilità monetaria, per quanto il processo di unione bancaria e monetaria non si è ancora concluso, anche perché la Grecia ha concluso con successo il programma di sostegno alla stabilità. Ma il popolo greco ha fatto dei sacrifici enormi. Oggi l’Europa ha capito che bisogna essere più solidali.  I Paesi dell’est Europa hanno governi autoritari e spesso non si prendono misure per contrastarli. Ma confido sulla Presidente Von der Leyen che suscita la mia ammirazione ogni giorno di più.

Infine, con un sorriso, direi che è nettamente un successo per tutti noi l’accordo per porre fine alle tariffe di roaming per la telefonia mobile all’interno dell’UE. Quando ho cominciato a viaggiare per Bruxelles il roaming costava moltissimo mentre oggi possiamo chiamare, scrivere e connetterci ad Internet allo stesso prezzo che paghiamo in Italia».

Potresti fare un piccolo bilancio delle azioni intraprese dal Cese, durante il tuo mandato? 

«Su tutte le questioni cui ho accennato prima il CESE ha prodotto i suoi pareri, frutto, quasi sempre, di incontri con le parti sociali e i portatori di interesse, oltre che di studio ovviamente. Infatti l’attività primaria del Comitato è fornire i pareri alla Commissione e al Parlamento sulle materie oggetto di normazione. Trovo comunque interessanti anche le attività volte ad avvicinare i cittadini alle Istituzioni Europee ad esempio i premi messi in palio ogni anno, su temi ogni anno diversi, e rivolti a progetti realizzati da Associazioni della cosiddetta “società civile”. L’anno scorso ha vinto l’italiana Associazione Toponomastica Femminile. È stata una bella giornata. E poi tutte le attività rivolte ai giovani e agli studenti come il “Your say, your stay”. Quest’anno per l’Italia era stata sorteggiata una scuola di Siracusa ma purtroppo il lockdown ha impedito lo svolgersi dell’evento. Mi è dispiaciuto molto. Io stessa ero andata a Siracusa per l’incontro preparatorio e i ragazzi si erano preparati davvero tanto».

La tua presenza al Cese ha comportato, nello specifico, vantaggi per la nostra città? Attraverso quali azioni?

«Direi che non è stata sfruttata per niente ma, d’altra parte, anche a Bruxelles non ho mai visto partecipare qualcuno dalla regione Sicilia agli incontri. A Caltanissetta e in provincia ho svolto numerosi incontri con gli studenti nelle scuole, ma solo grazie all’impegno e alla dedizione di singoli docenti. Nell’ultimo periodo prima della pandemia, con l’associazione Onde donneinmovimento avevamo intrapreso un progetto con le scuole sulle Madri fondatrici dell’UE ma, purtroppo, il lockdown ha impedito che il progetto si concludesse. Ho aiutato, per quanto mi era possibile, alcune classi ad andare a Bruxelles in visita studio nelle istituzioni europee e posso dire che per gli studenti che hanno partecipato è stata una bellissima esperienza».

In che modo ti ha arricchito questa esperienza? Sei stata in qualche modo supportata dalle istituzioni locali? 

«È stata un’esperienza unica, bellissima ma anche molto faticosa. Viaggiavo ogni settimana, quasi mai con volo diretto, e non sono più una ragazzina. Facevo parte di due sezioni: ECO (Sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale) e NAT (Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente). Per quanto riguarda questa sezione ho dovuto studiare parecchio perché non erano materie nelle quali avevo acquisito competenze. Quindi per ogni parere ho dovuto documentarmi su anni e anni di produzione legislativa europea e non è stato facile. Di contro ho avuto grandi soddisfazioni nella sezione ECO con i dossier che ho curato in qualità di relatrice in particolare con quelli sul bilancio dell’Unione, sui fondi europei e le politiche di coesione e sulla tassazione. Questi rientravano nell’ambito delle mie competenze e dunque erano più comprensibili ma anche in questa sezione c’è stato un lavoro notevole dietro ogni parere, dagli incontri con la Commissione a quelli con le Presidenze del Semestre Europeo, con le parti sociali e i portatori di interesse. Comunque la soddisfazione di ricevere, in sede di votazione del parere, un’approvazione a larghissima maggioranza, ripaga della fatica. Dal punto di vista umano, poi, è stata un’occasione unica. Cito per tutti i compagni di sindacato greci e spagnoli che hanno iniziato la loro attività in clandestinità, sotto le dittature, sognando un’Europa democratica e solidale. Credo di avere risposto a tutto, per quanto ognuna di queste domande meriterebbe più argomentazioni. Infine… abbiamo istituzioni locali?»

 

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Un pensiero riguardo “Ester Vitale finisce il mandato al CESE e racconta la sua esperienza

  • 29 Settembre 2020 in 21:57
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    Lavorare con una collega competente e intelligente quale per me è stata Ester ha rappresentato un arricchimento personale ed un piacere che desidero condividere. Ester ha realizzato i suoi obiettivi nell’interesse di tutti noi cittadini e di chi l’aveva indicata per questa posizione, facendo onore al nostro Paese e alla sua amata Sicilia.

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