«Il servizio a domicilio ci permette di mantenere il contatto con i clienti»: intervista a Michele Tornatore

Michele Tornatore e Valeria Pennisi, titolari del ristorante Sale & Pepe.

Fino a pochi mesi fa, la Strata ‘a Foglia era uno dei luoghi più suggestivi della movida nissena. Trascorrere una serata in uno dei locali che affollano la storica arteria dedicata, al mattino, alla vendita di frutta e verdura, era bello per tanti motivi. Soprattutto perché seduti comodamente all’aperto, si potevano assaporare contemporaneamente la tradizione e la multiculturalità di Caltanissetta. Oggi, lo storico mercato cittadino è in emergenza sanitaria, come il resto della città. Qualche porta decorata, le fotografie sui muri e altri elementi di allegria ci ricordano com’era e come tornerà ad essere quando la pandemia sarà finita. Intanto c’è chi non ha mai smesso di lavorare, rispettando tutte le misure governative per fermare il contagio, cercando di andare avanti nonostante la situazione sia durissima. Alla Strata ‘a Foglia Michele Tornatore ha la sua attività, il ristorante Sale & Pepe. Gli abbiamo chiesto di raccontare la sua vita lavorativa in questo momento così delicato, tra chiusure e ripartenze.

Una mattina di qualche mese fa, alla Strata ‘a Foglia.

Posso chiederti da quanto tempo sei un ristoratore e dove si trovava prima “Sale & Pepe”?

«Ho avviato la mia attività di ristorazione nel febbraio del 2011 sempre qui alla Strata Foglia, in via Polizzi. Dopo un periodo in un locale in corso Umberto, da quasi un anno sono tornato alla Strata Foglia, nell’ambito della Rete di imprese tra locali che si è costituita tre anni fa».

Gli artisti della città aiutano a rendere bello il mercato.

Qual è, oggi, il tipo di cucina che proponi?

«Proponiamo una cucina tipica siciliana e, soprattutto nel periodo estivo, piatti di street food».

Come stanno andando le consegne a domicilio? Hai un target di clienti specifico? Sei riuscito anche a fare nuovi clienti, in questo periodo?

«Richiesta di consegne a domicilio ne abbiamo soprattutto il fine settimana. Le persone stando a casa si dilettano a cucinare e chiamano quando magari hanno voglia di qualcosa di più sfizioso. Noi proponiamo anche piatti di pesce e questi sono i più richiesti. Chiamano famiglie ma anche persone anziane e sole: una cosa che noto è la voglia di queste ultime a scambiare due chiacchiere, mi intrattengono qualche attimo a parlare. Fanno molta tenerezza. Anche se i numeri non sono tali da coprire le spese, il motivo per cui stiamo effettuando questo servizio è quello di non perdere il contatto con i clienti per quando si potrà aprire regolarmente, consolidando anche il rapporto con quei clienti che hanno conosciuto il nostro ristorante grazie alla delivery».

La Strata ‘a Foglia Fest dello scorso anno.

Avete introdotto modifiche e novità nel menu, in seguito all’emergenza sanitaria?

«Abbiamo mantenuto quei piatti del nostro menu che possono essere consumati anche a casa senza che perdano le loro caratteristiche, aggiungendone altri con le caratteristiche che dicevo prima».

In base all’esperienza che hai accumulato in questi anni e a quello che hai detto a proposito dei tuoi clienti più anziani, cosa significa per le persone andare al ristorante? La gente vuole solo mangiare diversamente o ripone, nella serata, qualche altra aspettativa?

«Il nostro lavoro favorisce la convivialità: vai al ristorante per passare una serata con gli amici in tutta serenità, gustando piatti appetitosi accompagnati da un buon vino. Una delle cose che ci riconoscono i nostri clienti è l’ambiente familiare. Il ristorante è anche quel posto dove, da sempre, si concludono i migliori affari».

Parliamo del gabbiotto in plexiglas che si vorrebbe introdurre per mantenere il distanziamento sociale. Che ne pensi?

«È improponibile, creerebbe quella distanza tra le persone sedute allo stesso tavolo e quindi limiterebbe la convivialità di cui parlavo prima, che è il vero motivo per cui vado al ristorante. Piuttosto ordino le pietanze e le consumo a casa libero da schermi e distanza».

Parliamo anche delle altre misure di distanziamento sociale previste per i ristoranti. Fanno al caso vostro o dimezzeranno la clientela?

«Nel nostro caso praticamente azzerano i posti a sedere».

Con queste premesse, ti conviene aprire o continuare le consegne a domicilio?

«Al momento continueremo il servizio al domicilio ed aggiungeremo l’asporto, come previsto dal decreto preannunciato dal governo ieri, riservandoci di valutare in seguito cosa fare».

Secondo te, le associazioni di categoria che vi rappresentano stanno facendo il massimo per garantirvi le condizioni ottimali per la riapertura?

«Li vedo molto impegnati. Io sono iscritto a Confcommercio e devo dire che, sia a livello locale che nazionale, sono molto impegnati a tutelarci. Colgo l’occasione per ringraziare Gero Nicoletti ed Alessio Matraxia, presidente e direttore di Confcommercio Caltanissetta, per quello che stanno facendo, informandoci costantemente sull’evolversi della situazione e consigliandoci su cosa fare anche a livello burocratico, viste le miriadi di circolari e disposizioni che vengono emesse da quando è scoppiata la pandemia».

Quali consigli ti senti di dare a chi vi rappresenta? Quali sono, secondo te, le misure più utili da prendere in questa situazione?

«Siamo chiusi o con attività ridotta non per nostra decisione ma per giusta disposizione e per questo lo Stato deve tutelarci. Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del Paese e se chiudono il danno sociale ed economico sarebbe irreversibile. Chiedo a loro una posizione forte ed intransigente nei confronti del governo affinché ci sostenga in maniera giusta e soprattutto veloce con misure economiche a fondo perduto che ci consentano di poter onorare le spese che in questi due mesi si sono accumulate (utenze, affitti, etc.) e poter affrontare quelle spese necessarie per riaprire».

 

 

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