Riaperture: com’è andata nel settore dell’abbigliamento per neonati? Ne parliamo con Barbara Balsamo

Foto tratta da internet

Per alcuni esercizi commerciali, il 14 aprile è stato uno spartiacque tra un prima di fermo assoluto, interrotto dalle consegne a domicilio, per chi poteva farle, e un dopo in cui si procederà a piccoli passi, verso una situazione che difficilmente potrà paragonarsi, nell’immediato, ad un ritorno alla normalità. Dovremo convivere con il Covid-19 e ora più che mai è indispensabile rispettare le regole. Ma la riapertura di librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per neonati e bambini ha gettato uno spiraglio nel lockdown di molti italiani, reso meno duro anche dalla ripartenza delle attività forestali, della produzione di computer e dell’industria del legno. Insomma dal 14 aprile l’Italia inizia a rimettersi in moto, con cautela e con differenze da Regione a Regione. Anche a Caltanissetta, alcune attività hanno alzato le saracinesche e abbiamo chiesto a Barbara Balsamo di Mamasons, negozio di abbigliamento e accessori per bambini e ragazzi da 0 a 16 anni, di dirci com’è andata.

Il primo giorno d’apertura avete avuto un buon riscontro?

«Per quanto riguarda il primo giorno di apertura abbiamo avuto un leggero afflusso di clienti, soprattutto chi aveva necessità di acquistare prodotti riguardanti il parto».

Qual è l’articolo che vendete di più?

«I prodotti più venduti sono stati i vestitini, l’intimo per il neonato, perché ovviamente il parto ha una data certa e non si può rimandare e le future mamme sono ansiose di avere tutto pronto».

Quali sono gli orari che osserverete?

«Siamo aperti dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 13,00, secondo l’ordinanza comunale».

Cosa pensate della strategia messa in atto dal governo per tentare di fermare il contagio?

«La strategia è sicuramente ottima, però sta danneggiando economicamente la popolazione, soprattutto da noi, al sud. Inoltre penso che i contagi al Sud siano limitati, quindi si potevano studiare misure meno restrittive, facendo forza sulla civiltà dei cittadini».

Insomma, un’apertura a orario ridotto, con personale munito di guanti e mascherine, il rispetto delle prescrizioni e la salvaguardia della salute di tutti. Una riapertura che è già qualcosa, un timido segnale che fa ben sperare lanciato in una città ancora chiusa e vuota. Oggi più che mai occorre non abbassare la guardia ma alzare la saracinesca di qualche negozio è come introdurre un fascio di luce in una stanza buia. Si comincia così, piano piano, e sperando che gli aiuti e le politiche messe in atto dal governo rendano meno dura un’emergenza economica che rischia di deflagrare in una città e in un Paese già in crisi prima della pandemia.

 

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