13 Aprile 2024
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8 marzo: una bella storia tra Caltanissetta e l’India

Alle due estremità, Daniela Miccichè e Paola Clodoveo (foto fornita da Go Eco India)
I progetti occupazionali riguardano anche l’agricoltura
Per celebrare l’8 marzo si potrebbero raccontare tante storie. Il falso storico al quale viene erroneamente attribuita l’origine della giornata internazionale della donna, ad esempio, e cioè l’incendio che nel 1908 uccise le operaie dell’industria tessile Cotton di New York. Un incendio vi fu ma avvenne il 25 marzo del 1911, alla fabbrica Triangle dove morirono 146 operai, l’80% dei quali donne, in gran parte immigrate. Ma l’origine di questa giornata è un’altra rispetto alla tragedia descritta e va cercata in momenti più legati a rivendicazioni politiche e sociali.
Si potrebbe parlare di violenza di genere e di femminicidio (secondo dati del Ministero dell’Interno dal primo gennaio al tre marzo 2024 in Italia sono state uccise venti donne, diciotto delle quali in ambito familiare e affettivo. Di queste, otto sono state uccise dal partner o dall’ex).
Si potrebbero ancora raccontare i traguardi raggiunti da donne che hanno avuto la possibilità di essere le prime in qualcosa (Samantha Cristoforetti docet) e di fare quello che le altre non hanno ancora fatto. O si potrebbe decidere di spostare l’attenzione su queste “altre” e sulla loro quotidianità, vissuta sotto la scure del gender gap. Confcommercio e Ispettorato del Lavoro confermano l’Italia come fanalino di coda UE per il basso tasso di occupazione delle donne, spesso precarie e sottopagate in settori considerati non strategici.
Il nostro 8 marzo è un po’ più umile ma non per questo meno speciale ed è una piccola storia vissuta a metà tra Caltanissetta e l’India, con tante donne protagoniste. Una di loro è la nissena Daniela Miccichè, innamorata dell’India fin da quando era piccola per l’ammirazione che nutriva nei confronti di Madre Teresa di Calcutta. Operatrice turistica con la passione per i grandi viaggi, Daniela è anche la referente per la Sicilia del progetto Go Eco India, fondato dalla manager torinese Paola Clodoveo. Accanto a loro e ad altri tra sponsor, volontari e lavoratori del progetto, vi sono le vedove. Ancora oggi, in India la donna vedova perde ogni diritto, venendo derisa, disprezzata, abbandonata dalla società (persino dalla famiglia) e costretta ad elemosinare un’esistenza di stenti ed emarginazione. Ma in questa storia, le donne vengono in aiuto l’una all’altra, superando distanze, confini geografici e barriere culturali. Così Daniela, di ritorno dall’India, qualche giorno fa ha organizzato una raccolta fondi da devolvere a progetti in favore dell’inserimento sociale e lavorativo delle donne vedove. Le azioni messe a punto da Go Eco India riguardano, in realtà, molti altri aspetti, ma l’aiuto recato alle vedove è davvero importante.
Questa non è certamente la storia di lotta o presa di coscienza che sarebbe forse più indicata per raccontare questo giorno. Ma è una storia in cui “il dolore che colpisce le altre donne non ce lo deve spiegare nessuno (Diletta Costanzo, “Penelope, Uno spettacolo di danza creativa di Josephine Giadone”). È una forma timida di sorellanza che potrebbe generare una comunicazione più profonda tra “noi e loro”, tutte donne che, ancora oggi, nel mondo lottano per migliorare la propria condizione.
Per maggiori informazioni è possibile visitare i profili Facebook e Instagram di Daniela Miccichè, o contattarla scrivendo all’indirizzo danielamicc@gmail.com. Oppure è possibile contattare Paola Clodoveo visitando il suo profilo Facebook o inviandole un messaggio alla mail puja58@gmail.com.

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