Alla messa in scena del sistema Montante, le assenze fanno rumore

Alle 21.00 le prime file della platea del Teatro “Margherita” sono ancora vuote e lo rimarranno fino alla fine dello spettacolo. Una situazione davvero insolita per le autorità cittadine, che occupano spesso i posti loro riservati per veder recitare attori che, nella finzione, mettono in scena stati d’animo veramente autentici. Ma quello di ieri era uno spettacolo particolare e la linea sottile tra finzione e realtà veniva meno. Ieri, al Margherita, andava infatti in scena “Il sistema Montante”, una drammaturgia sugli atti della commissione antimafia in tournée prima a Palermo e poi a Caltanissetta, la città in cui questo sistema è nato.

Foto di Gianpiero Casagni

La regia dello spettacolo è di Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia e le voci narranti, oltre la sua, sono quelle di David Coco, Simone Luglio e Liborio Natali. Fava e gli attori mettono in scena una storia vera, triste, ambientata in buona parte nella nostra città ma che ha condizionato la Sicilia e l’intero Paese. Una storia di intrecci perversi che hanno mortificato la cosa pubblica e per la quale il Comune di Caltanissetta si è costituito parte civile ottenendo un risarcimento pari a 70mila euro, il più alto tra le parti civili ammesse al dibattimento. Ma il pubblico presente, sebbene variegato e numeroso, avrebbe potuto esserlo di più e forse sono proprio le assenze di pezzi importanti delle istituzioni a dire quanto questo sistema ancora conti. 

Il pubblico in sala

Il sindaco Roberto Gambino, che si trovava a Roma per impegni istituzionali, avrebbe potuto delegare qualcuno a rappresentarlo? Fra il pubblico, a titolo personale, erano presenti i consiglieri comunali Michele Tumminelli e Lisa Faraci ma l’amministrazione, che pure ha concesso a titolo gratuito il teatro per la rappresentazione dell’evento, avrebbe potuto essere presente in veste ufficiale? E la Camera di Commercio, per anni cuore del sistema Montante? E le istituzioni che più di una volta hanno presenziato alle iniziative della finta antimafia, consacrandola agli occhi dell’opinione pubblica? Sì, perché (come si evince dalla “Relazione conclusiva dell’Inchiesta sul sistema Montante, approvata dalla Commissione nella seduta n. 73 del 19 marzo 2019, in distribuzione al “Margherita”) per l’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano (e non solo), «Caltanissetta rappresentava la capitale della ribellione antimafia». In definitiva, dallo spettacolo emerge che Montante e i suoi erano creduti, e più erano creduti, più diventavano credibili, nonostante a Caltanissetta e in Sicilia tutti sapessero e avessero deciso di tacere. Forse proprio per il peccato originale di questa storia, il sapere ma tacere, la presenza delle istituzioni era più che opportuna.

 

 

 

 

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