Biblioteche e istituti culturali: presìdi di democrazia. Un contributo di Filippo Falcone

Filippo Falcone

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Filippo Falcone sulla recente vicenda che ha interessato le biblioteche e gli istituti di cultura in Sicilia e sull’importanza di questi luoghi per l’esercizio della democrazia. Filippo Falcone si occupa da anni, attraverso saggi e articoli, dello studio della Sicilia in età contemporanea ed ha diretto la rivista “Studi Storici Siciliani” patrocinata dal Consorzio Universitario di Agrigento. Laureato in Scienze politiche all’Università di Palermo, è giornalista pubblicista e dipendente del Miur e socio dell’Istituto Gramsci Siciliano, dove gli è dedicato un fondo documentario. E’ di prossima uscita, per la collana di studi dello stesso Istituto e della casa editrice Sciascia, il suo nuovo volume “Sovversivi – Figure dell’antifascismo siciliano. La Provincia nissena”.

«La vicenda che in queste settimane ha coinvolto, mettendo a rischio chiusura, non solo l’Istituto Gramsci Siciliano, ma anche molte delle più importanti biblioteche e centri culturali siciliani – spiace dirlo – non è altro che lo specchio sconfortante di questi nostri tempi. Il quadro puntuale della situazione lo ha dato qualche giorno fa il prof. Matteo Di Figlia, dell’Università di Palermo, fornendoci alcuni dati, che qui riportiamo.

L’emeroteca della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “A. Bombace”, con il suo inestimabile patrimonio di documenti e giornali d’epoca – fondamentali per lo studio della storia siciliana e non solo – purtroppo è oggi, in buona parte, non consultabile. Ciò dal 2015, da quando cioè un incendio ha reso inaccessibile parte del suo complesso bibliotecario. Ma se la raccolta della stampa storica della biblioteca regionale è inaccessibile da cinque anni, quella comunale di Palermo – altrettanto importante – lo è da oltre venti. Si tratta, in entrambi i casi, di quelle emergenze che, nella nostra terra, finiscono, il più delle volte, per diventare croniche. Inaccessibili, dunque, per studiosi e cittadini, che si vedono sottratti alla fruizione di un patrimonio culturale così considerevole. Io stesso, qualche anno fa, in occasione di una pubblicazione sulle vicende del processo unitario, ho dovuto fare un’interminabile trafila burocratica per poter accedere, eccezionalmente, all’emeroteca della Biblioteca “Bombace”. Da allora, come tanti altri studiosi, non mi è stato più possibile accedervi per altre consultazioni. Ma la situazione non coinvolge in Sicilia solo biblioteca pubbliche, ma anche la gran parte di quelle, altrettanto importanti, facenti parte della rete dei centri culturali e di documentazione. Nell’elenco figurano, tra gli altri, la Società siciliana di Storia Patria, l’Istituto di formazione politica “Pedro Arrupe”, la Fondazione “Giuseppe e Marzio Tricoli”, il Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” e l’Istituto Gramsci Siciliano. Quest’ultimo rischia, addirittura, di chiudere definitivamente i battenti per un contenzioso con il Comune di Palermo (la vicenda è al momento per fortuna rientrata, ma non superata). Scrive in merito Di Figlia: «Non dubitiamo che ci siano motivi tecnici e legali che rendono impervia la strada per un accordo, al di là della volontà politica degli amministratori. Tuttavia dobbiamo e vogliamo ricordare che una chiusura dell’Istituto Gramsci Siciliano comporterebbe un danno incalcolabile […].

L’Istituto conserva fondi archivistici importantissimi, e rende facilmente accessibili le collezioni di numerosi quotidiani, così da rappresentare tra l’altro un centro essenziale per chi studia la storia della mafia e dell’antimafia. Inoltre la sua sala lettura è sempre aperta a chiunque voglia accedervi. Perché qui sta l’altro punto: che funzione ha una biblioteca nella società che pensiamo? Essa può rappresentare un rifugio per gli studiosi e i ricercatori, ma può anche occupare un posto di rilievo nella comunità, col suo farsi luogo di aggregazione. L’Istituto Gramsci Siciliano tiene insieme il suo essere in un imprescindibile centro di documentazione storica col suo farsi spazio di cultura democratica. La sua sala lettura non ha alcun tornello, non pone limiti all’accesso: chi vi entra, contribuisce, con la sola presenza, a un ragionamento su cosa siano oggi i diritti di cittadinanza, le idee di bene comune, le prassi di condivisione».

L’auspicio è dunque che, nel rispetto di regole e norme, si trovi al più presto una soluzione definitiva che permetta all’Istituto Gramsci Siciliano, e a tutti i centri culturali dell’isola, di restare in vita e senza preoccupazioni per il proseguo delle loro attività. Ci si augura, in tal senso, una maggiore attenzione della politica e delle istituzioni, che tengano in dovuta considerazione il futuro di questi presìdi di democrazia.

Sosteneva in un’intervista di qualche anno fa lo storico Giuseppe Galasso che non si può studiare e raccontare la Storia se dissociata dalla democrazia e dalla vita civile di un paese».

 

 

 

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