Caltanissetta alla ricerca di un’identità o di uno scopo? Le considerazioni di Loredana Rosa sull’antenna RAI

Loredana Rosa

Per anni, istituzioni, associazioni e cittadini hanno dato vita ad eventi, appelli e progetti per tutelare e valorizzare l’antenna RAI, da molti ritenuta un simbolo di Caltanissetta. In questi mesi, “la questione dell’antenna” ha continuato ad essere considerata una priorità, riuscendo qualche volta a contendere al Covid-19 l’attenzione dei media locali. Vogliamo offrirvi queste interessanti riflessioni di Loredana Rosa, una voce fuori dal coro che prende spunto dall’antenna RAI per parlare di concetti molto più importanti per la città:

«Per molto tempo ho deliberatamente scelto di non partecipare al dibattito che periodicamente si animava intorno alla “questione dell’antenna RAI”. Questo perché sento una profonda estraneità, e a tratti una vera e propria avversione, verso le argomentazioni usate per sostenere la tesi del suo mantenimento.

Mi riferisco alla questione dell’Identità, secondo la quale l’antenna rappresenterebbe l’Identità della Città. Come è noto l’identità (che va sempre scritta senza maiuscola per evitare o almeno ridurre le tragedie che provoca quando è scritta con l’iniziale maiuscola), è l’insieme delle caratteristiche che rendono unica e irripetibile la persona ed è soggetta al cambiamento; trasferire questo attributo ad una città, troppo spesso significa immobilizzarne l’immagine e paralizzarne lo sviluppo.

I gruppi dirigenti di Caltanissetta da molto tempo sono alla ricerca della Identità della Città (e già il fatto che bisogna cercarla la dice lunga sulla sua reale esistenza), con il risultato che di volta in volta, a seconda delle loro predilezioni o dei loro interessi, anche legittimi, l’hanno identificata in un aspetto o in un altro, senza mai trovarla.

Non mi permetto di disquisire sulle caratteristiche urbanistiche, architettoniche, economiche, della città, altre e altri possono e sanno farlo molto meglio di me, ma una cosa penso di poterla dire, una Città è certo l’insieme dei suoi spazi, dei suoi vuoti e dei suoi pieni, dei suoi colori e dell’assenza di colore, ma è anche, forse soprattutto, l’insieme delle persone che la abitano, che la percorrono, che la usano, che la sporcano e la puliscono, che la governano, che la vivono rendendola viva; sono queste, se proprio dobbiamo individuare la sua identità, che la “identificano”. Perciò rifiuto di pensare che un manufatto, qualunque sia stata nel tempo la sua utilità, rappresenti una città che pur nella sua povertà odierna è comunque molto di più.

A tutte e tutti corre l’obbligo di valutare il rapporto costi benefici (nessuno osi sorridere pensando che l’Arte, il Bello, non hanno prezzo, perché non è vero, e perché questo prezzo è pagato da molti/e); soprattutto in questi tempi tristi e dolorosi, che necessitano di profondi cambiamenti per rendere il mondo ancora abitabile dalla specie umana, decidere quanto costa e chi deve pagare il costo delle decisioni politiche farà la differenza.

Un’ultima nota che vale come esempio: i “Musei della Civiltà Contadina”; ne troviamo quasi uno in ogni paese, in cui gruppi, associazioni, partiti, liste civiche e quant’altro vi suggerisca la vostra fantasia, hanno impiegato parte delle già magre risorse, per mettere insieme, zappe, basti, falci, cesti, bisacce, finimenti, orci, e farsi il loro Museo che non interessa a nessuno e che nessuno visiterà mai, ma che ha comunque un costo di mantenimento e che sarebbe meglio smantellare prima che cadano in rovina. Così un Museo delle Telecomunicazioni (o come lo si voglia denominare), non può essere una povera cosa che mette insieme quattro attrezzi sotto un inutile e costosissimo manufatto; men che meno oggi che è possibile visitare in modo virtuale Musei degni di questo nome e che pure faticano a stare in piedi.

Questa Città deve trovare il suo “scopo”, deve essere il luogo accogliente, amabile, grato, lieto di cui tutti e tutte abbiamo bisogno, deve destinare le sue risorse a questo “scopo” e non disperderle in ambizioni immotivate e arroganze ridicole. Non è facile ma è necessario».

 

 

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