16 Luglio 2024
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«Caltanissetta ha bisogno di una nuova visione»: intervista a Massimo Pastorello, patron di MedModa

Massimo Pastorello
Il MedModa ha portato al Teatro Regina Margherita stilisti da tutte le parti del mondo

Non è la nostalgia per una città che non c’è più e neanche il rimpianto per i tempi andati. Lo stimolo ad occuparsi di eventi realizzati in un passato recente che sembrano scomparsi dall’immaginario culturale nisseno è una domanda. Perché eventi che hanno portato a Caltanissetta la fama dei nomi eccellenti della cultura e il talento degli artisti esordienti non hanno più avuto un seguito, pur vantando diverse edizioni? Uno di questi è il MedModa International Fashion Event, organizzato dalla Massimo Pastorello Management, che ha portato a Caltanissetta stilisti provenienti da tutto il mondo. Nel 2005 il MedModa è stato organizzato addirittura in Bolivia, dove l’allora sindaco Salvatore Messana si recò insieme a Pastorello “para conocer una realidad distante a la suya y para establecer relaciones de fraternidad entre dos comunidades que viven en los lados opuestos” (https://www.noticiasfides.com/nacional/sociedad/la-municipalidad-pacena-declara-huesped-ilustre-al-alcalde-italiano-messana-178467).

Abbiamo quindi intervistato il patron dell’evento Massimo Pastorello, manager dello spettacolo della generazione degli Ottanta, definita invisibile e senza opportunità. La prima generazione a stare peggio rispetto a quella precedente e che ha sempre cercato di reinventarsi, alcune volte riuscendovi con successo. Ne è nata una bella discussione su Caltanissetta tra luci e ombre. 

Quando nasce MedModa International Fashion Event e perché avete deciso di realizzare un evento che si occupasse proprio di moda?

«Nel 1996 mi chiesero di organizzare una sfilata di moda in occasione della Fiera Centro Sicula e accettai. Nacque così MedModa, all’inizio pensato come evento occasionale. A dare il nome alla manifestazione fu Michele Speciale, allora commissario ad acta del Comitato Fiera Centro Sicula. In quell’occasione il MedModa doveva ospitare solo stilisti siciliani e fu presentato da Gabriella Carlucci, con la partecipazione dello stilista italiano Renato Balestra. Allora lavoravo anche a Roma e avevo i contatti giusti per organizzare un grande evento dedicato alla moda. A Roma organizzavo infatti eventi di moda all’interno dei centri commerciali. L’evento nisseno ebbe successo e allora decisi di provare a renderlo un appuntamento annuale. Pensai, perché non proporre agli stilisti emergenti di farsi conoscere a Caltanissetta? Volevo creare, nel Sud Italia, un’alternativa agli eventi importanti di Roma e Milano».

Possiamo fare una panoramica sull’evento: stilisti intervenuti; ospiti; lavoro; costi e contributi da parte di sponsor e istituzioni… Per il pubblico la partecipazione al MedModa era gratuita o a pagamento?

«Per il pubblico, ingresso libero. Sono convinto del fatto che la moda non si debba pagare e che eventi come questi servano in qualche modo a educare chi è lontano da questi circuiti. Quindi, niente ingresso a pagamento. Comunque tutte le edizioni del MedModa hanno registrato grande affluenza di pubblico. Tra gli stilisti provenienti da tutto il mondo, abbiamo avuto Sonia Aviles (Bolivia); Alen K (Francia); Elvira Gasanova (Ucraina) e molti altri.

Negli anni, ho avuto un sostegno economico da parte di sponsor privati e da istituzioni come l’Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico (AAPIT) la Provincia Regionale e il Comune di Caltanissetta. Un contributo complessivo di circa cinquantamila euro che poi è andato a diminuire e si è fermato intorno ai quindicimila. Per realizzare il MedModa, che impiega circa ottanta persone, occorrono più o meno settantamila euro e non è uno scherzo». 

Perché hai deciso di non organizzarlo più?

«Non ho avuto un interlocutore istituzionale che mi abbia sostenuto, cosa che implica anche l’avere meno considerazione da parte delle istituzioni regionali. L’amministrazione Gambino si è dimostrata poco sensibile a questo tipo di eventi e in proposito voglio raccontare un episodio. Quando sono andato al Comune per parlare del MedModa, avevo con me una rassegna stampa, un librone con tutti gli articoli della stampa nazionale ed estera che non hanno neanche aperto. La pandemia poi ha fatto il resto. Devo comunque aggiungere che l’amministrazione precedente a quella che si è appena insediata non si è distinta per aver organizzato eventi culturali di qualità, a prescindere dal MedModa».

Cosa deduci dalla serie di eventi che, a Caltanissetta, nonostante le diverse edizioni già svolte, non si sono più realizzati? Soprattutto, perché nessuno di questi eventi è riuscito, nel tempo, ad andare avanti da solo?

«L’evento ha bisogno dell’istituzione perché a Caltanissetta manca un tessuto economico di imprese che possano dare un supporto e scommettere sulla cultura. Un evento potrebbe camminare autonomamente solo se Caltanissetta avesse l’appeal, una capacità di attrarre che dovrebbe essere costruita da tanti attori del territorio, non solo da chi fa spettacolo».

Cosa significa fare spettacolo a Caltanissetta?

«I freni nel realizzare le iniziative non sono costituiti soltanto dai contributi che mancano. Caltanissetta cresce poco perché non ha sogni, né ambizione. Anche un ambiente fatto di indifferenza, apatia e cattiveria nei confronti di chi vuole fare qualcosa è un deterrente. Perché non rifletti sul fatto che non abbiamo una stagione lirica o di danza, nonostante le numerose scuole che esistono nella nostra città? Perché non abbiamo una visione. Perché a Caltanissetta va bene tutto. Perché ci accontentiamo. La colpa è anche un po’ nostra perché non sensibilizziamo le nostre istituzioni e la nostra classe dirigente a scommettere sulla città. Ci va bene così. Se non riusciamo a invertire questo trend, Caltanissetta non crescerà mai».

Un consiglio alla nuova amministrazione che si è insediata, a proposito delle politiche da mettere in atto nel tuo settore…

«Fare pochi eventi programmati e importanti, per evitare di fare tante cose inutili. Eventi caratterizzanti per la città, che siano di qualità e richiamo internazionale. Occorre attrarre turismo in questo modo, visto che Caltanissetta non è sul mare e non ha il Colosseo, per fare un esempio».

Rifaresti il MedModa?

«Ho dato venticinque anni della mia professione a questa città, accanendomi, arrabbiandomi, lavorando sempre con passione. Resto a disposizione ove la nuova giunta volesse godere della mia collaborazione professionale, altrimenti continuerò a lavorare fuori come ho sempre fatto. Se vi saranno le condizioni, il MedModa lo rifaremo».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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