Carenze nella gestione dell’emergenza sanitaria? Ne parliamo con Giuseppe Dolce!

Giuseppe Dolce

Nei giorni scorsi la stampa locale ha pubblicato notizie in merito alla rinuncia di molti operatori sociosanitari, assunti per lavorare nelle aree Covid, e un comunicato stampa del Pd in cui si fa riferimento ad elementi “allarmanti” nella gestione dell’emergenza sanitaria. Per fare il punto della situazione, abbiamo intervistato Giuseppe Dolce, medico in pensione ed esponente del Pd.

Innanzitutto ti chiederei di dirmi se svolgi un ruolo specifico all’interno del Pd e quale…

«Sono un semplice iscritto al Circolo Faletra del Pd, faccio parte di una direzione provinciale nominata 5/6 anni fa che è stata convocata, in sei anni, una decina di volte e che da almeno due anni non è stata più convocata. Aspettiamo pazientemente un congresso per tentare di cambiare un gruppo dirigente che ha portato all’attuale disastro. Quasi tutti i circoli chiusi o esistenti solo sulla carta! Speriamo che i tanti giovani e meno giovani resistano e prendano in mano il timone di questa malandata barca».

Partiamo da qualche giorno fa, esattamente da mercoledì 8 aprile, quando sulla cronaca locale del quotidiano “La Sicilia” balza agli occhi una notizia. Molti operatori sociosanitari assunti per lavorare nelle aree Covid hanno rinunciato. Consapevoli di essere assunti per andare in prima linea contro la pandemia, c’è chi ha rinunciato prima di prendere servizio e c’è chi invece, in servizio, ha rassegnato le dimissioni. Perché? Quali sono le informazioni che avete in merito a questa vicenda?  

«Già da tempo esiste molto malumore e disagio tra il personale sanitario dell’Ospedale S. Elia. Con l’irrompere della pandemia questo disagio è diventato una spontanea ed evidente ribellione, con dimissioni di molti medici. Illustri primari hanno deciso di trasferirsi, stanchi e sfiduciati, anche prima di questa emergenza. Infermieri e personale ausiliario che da tempo aspettavano di potere ritornare nella propria città, hanno rinunciato, per una ragione semplicissima: la lotta a questa pandemia è una guerra e non puoi andare a sostenere una battaglia a mani nude e senza una adeguata sicurezza e senza attrezzature efficaci. Questo è quello che succede oggi, ma già da qualche anno molti reparti hanno visto partire tantissimi professionisti che richiamavano al S. Elia pazienti da tutte le province. I concorsi non si sono più fatti da molti anni e la dirigenza ha vivacchiato spremendo fino allo sfinimento tutto il personale. A questo poi dobbiamo aggiungere la incertezza di un management che agisce senza una adeguata programmazione e solo sulla spinta emergenziale, per tentare di assicurare, comunque, una risposta alle richieste dell’assessore regionale. Allora si capisce perché il personale decida di andare altrove. La medicina del territorio è stata abbandonata a sé stessa ed ai medici di medicina generale ed ai pediatri non sono stati forniti i dispositivi di protezione individuale, come si è visto in questa emergenza, impedendo di fatto che potessero svolgere i loro compiti in sicurezza!»

Qualche giorno fa è uscito un comunicato stampa del Pd, in cui parlate di “elementi allarmanti”, nello specifico dell’idea di destinare il terzo piano dell’Ospedale Sant’Elia ad area Covid. Possiamo provare a riassumere perché si tratta di un’idea sbagliata?

«L’allarme che come Circolo Faletra abbiamo voluto lanciare, in relazione alle scelte delle misure anti-Covid è quello che abbiamo raccolto dai sanitari in prima linea. Le prime misure sono state approntate solo il 26 Marzo, in fretta e furia dallo staff dirigenziale. A quella riunione ci risulta che siano stati invitati solo alcuni degli appartenenti alle diverse categorie interessate. Questo ha creato un malessere palese tra tutto il personale che è stato tenuto all’oscuro dalle scelte operate. Non è accettabile avere individuato nelle corsie ospedaliere, dove sono ricoverati pazienti di tutte le patologie, il luogo dove si debbano ricoverare pazienti affetti da Covid. È come buttare un cerino in un pagliaio!
Non ci possono essere percorsi alternativi efficaci che consentano di evitare l’esplosione di focolai infettivi. La esperienza vissuta in molti Ospedali della Lombardia, proprio al manifestarsi della pandemia, ha dettato delle misure per cui i Reparti Covid sono stati portati fuori dalle corsie ospedaliere o con prefabbricati o con strutture ospedaliere dedicate ai soli pazienti Covid. Sono queste, ormai da tempo, le linee guida seguite da tutti gli amministratori.
Il management dell’Asp si è mosso con grandissimo ritardo ed ha messo su un programma inadeguato, pericoloso per tutti, pazienti, personale sanitario e potenzialmente per l’intera città.
Ci potremmo ritrovare, come è successo al Nord, con la chiusura dell’Ospedale perché dichiarato infetto per la diffusione di tanti contagi!»

Cosa è cambiato da quel comunicato stampa ad oggi?

«Da quel comunicato credo che fino ad oggi non sia cambiato nulla. Abbiamo letto di una comunicazione ad una emittente radio da parte del direttore generale, confusa e contraddittoria. Sostanzialmente ribadiva questa scelta pericolosa, indicando nei tre piani dell’Ospedale le corsie per i pazienti Covid, compresi i posti letto di terapia intensiva e con la individuazione di 60 p.l. nella RSA di Viale L. Monaco (di fronte al Dubini)».

Esistono altri elementi allarmanti da attenzionare nella gestione di questa emergenza sanitaria?

«Esistono, oltre a quelle evidenziate, carenze nella assegnazione dei dispositivi di protezione individuale, non sono ancora arrivati i reagenti per effettuare i tamponi e pertanto vi sono lunghi tempi di attesa per i risultati, non ci risulta che il personale sanitario sia stato avviato ai corsi di aggiornamento già svolti in Sicilia».

Per migliorare e rendere efficace il lavoro dei sanitari, il Pd avanza altre proposte?

«Per quanto riguarda le proposte, non solo da noi avanzate, bisogna dire che anche altri, ad esempio la Cisl, hanno avanzato responsabilmente altre indicazioni utili ed alternative.
Anche il sindaco Gambino è intervenuto apprezzando il nostro documento. Ora attendiamo che intervenga sulla direzione dell’Asp per evitare questo clamoroso errore. Certo che esistono altre soluzioni per evitare commistioni tra pazienti Covid e gli altri pazienti. Soluzioni che non comportano tempi lunghi per l’adeguamento e che avrebbero anche il vantaggio di non essere emergenziali ma che resterebbero anche per il futuro, giacché sappiamo che questa lotta al virus non finirà con l’attenuarsi della pandemia e che necessiterà di tempi lunghi e strutture dedicate. Molti, tra cui il Pd, abbiamo indicato l’Ospedale Raimondi di San Cataldo che in poco tempo si potrebbe adeguare come struttura adatta ora e per il futuro a dare assistenza ai pazienti Covid. Non si comprende il motivo per cui questa proposta non si tenga in considerazione. Si dice che non esiste la rete dell’ossigeno a flusso negativo. Sembra una giustificazione risibile, se pensiamo che altrove hanno realizzato strutture con centinaia di posti letto in 2/3 settimane!
Da quanto sopraddetto ritengo che ciascuno potrà esprimere un giudizio obiettivo sulla adeguatezza delle scelte e se non cambia nulla dobbiamo solo augurarci che la pandemia ci risparmi! Se così non fosse qualcuno dovrà rispondere delle scelte sbagliate e del tempo perduto per realizzare strutture stabili e valide per il futuro».

 

 

 

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