Riapertura librerie: «il riscontro positivo dei nisseni c’è stato». Parla Liana Lenge della Ubik di Caltanissetta

La libreria Ubik di Caltanissetta organizza tanti eventi dedicati ai libri e speriamo che presto possa tornare a farlo.

Il decreto firmato dal presidente del Consiglio ha consentito, ieri, la riapertura delle librerie. Abbiamo intervistato Liana Lenge, titolare della libreria Ubik di via Kennedy e le abbiamo chiesto di raccontarci il primo impatto dopo i giorni di fermo dovuto all’emergenza sanitaria. 

Com’è andato il primo giorno di apertura?

«Dopo un mese di chiusura, dettato dal problema che tutti già conosciamo, oggi [ieri, per chi legge] è stato il primo giorno di apertura. Dal decreto emanato lo scorso fine settimana, abbiamo avuto diverse ore per cercare di capire come poter iniziare un nuovo approccio con la nostra libreria e con i nostri clienti. Già da alcuni giorni abbiamo provveduto nel sopperire alle richieste più urgenti attraverso la consegna a domicilio, tramite corriere, grazie al fondo creato da alcuni editori nazionali e il gruppo Ubik chiamato “Libri da asporto”. La scelta mia e della mia socia, Nadia Lo Santo è stata quella di pensare ad una apertura indirizzata alla tutela non solo di noi libraie ma soprattutto dei nostri clienti. Abbiamo igienizzato il locale e ci siamo munite di mascherina ff2 e guanti monouso. All’apertura ogni cliente che entrava aveva, e avrà, a disposizione il gel disinfettante per le mani e anche se indossava i guanti, abbiamo chiesto di metterlo ugualmente, in quanto i libri non possono subire lavaggi igienizzanti specifici. Quindi, chiediamo la collaborazione di chiunque entra in negozio. Il riscontro positivo dei nisseni c’è stato, forse dato dal desiderio di poter entrare in un luogo diverso da un supermercato o farmacia, e dal piacere di poter avere un attimo di gesti di normalità quali scegliere un libro e portarselo a casa, alleviando qualche ora della giornata».

Con l’emergenza sanitaria, le persone leggono di più? Cosa dite, anche in base alle vendite che avete avuto?

«Non so se l’emergenza abbia fatto sì che le persone potessero dedicarsi di più alla lettura, questo dato non siamo in grado di darlo noi. Probabilmente le piattaforme di lettura online potrebbero conferire un dato più preciso delle vendite, sia sul cartaceo che sul digitale, dato che a noi hanno bloccato la vendita per un mese intero e, come ben sappiamo, ciò che è perso non è recuperabile. Avrebbero dovuto bloccare la vendita del cartaceo sui maggiori competitor online (escludendo i testi scolastici e universitari naturalmente) se davvero avessero voluto tutelare la nostra realtà. Già prima della pandemia la situazione delle librerie in Italia non era delle più fiorenti e ora cambierà nuovamente. Solo il tempo ci farà capire come potremo migliorarci e modificarci alle esigenze e alla cura di un valore che deve restare aperto a tutti e non ad un’élite».

Quali sono i generi più in voga?

«I gialli vanno molto».

Riuscite a far rispettare le norme di sicurezza o notate una mancanza di senso civico?

«Siamo riuscite a far mantenere le norme di sicurezza al 90% delle persone che sono entrate in mattinata, il senso civico purtroppo non è stato compreso da tutti. Sottolineo che chi non rispetta le poche regole di comportamento, dettate dalla situazione di emergenza in cui tutti siamo coinvolti, ci vede costrette a non accogliere in libreria chi questo rispetto verso l’altro non ce l’ha. Sono piuttosto seria da questo punto di vista, la tutela e la responsabilità di ognuno di noi nei luoghi comuni è per me il primo insegnamento di questa quarantena».

Secondo voi, la strategia governativa per fermare il contagio è la più adatta?

«La strategia governativa ha dato delle linee guida generali, per le librerie non sono andati nello specifico, ma credo sia dato dal fatto che ogni regione sta vivendo l’emergenza in maniera differente. Se avessi avuto una libreria in Lombardia molto probabilmente non avrei accettato di aprire. Da qualche parte si doveva iniziare, l’Italia sta provando ad entrare nella famosa Fase 2, noi siamo state scelte come categoria e cercheremo, passetto dopo passetto, di creare una piccola e nuova rete di servizio».

 

 

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