Coronavirus: l’Europa è vicina all’Italia? L’opinione di Ester Vitale, componente del CESE

Ester Vitale

Anche Caltanissetta ha i suoi rappresentanti in Europa: è il caso di Ester Vitale, componente del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organo consultivo dell’UE. Queste le sue considerazioni in merito all’aiuto che l’UE sta fornendo all’Italia per l’emergenza sanitaria da coronavirus:

Leggo da più parti svariate accuse contro l’Unione Europea colpevole di non fare abbastanza per la crisi scatenata dall’epidemia di coronavirus. In effetti l’Unione può fare ben poco ma non perché non vuole o non sa fare ma semplicemente perché le scelte dipendono dai governi nazionali. Proprio così, la ragione della scarsa incisività delle politiche europee risiede nell’eccesso di sovranità degli Stati Membri. E proprio in materia di salute e sanità, i trattati sul funzionamento dell’Unione europea non assegnano all’UE alcuna competenza. Nonostante questi limiti oggettivi l’Europa c’è anche a dispetto dei governi nazionali. Ha istituito una squadra di pronto intervento coordinata da ben cinque Commissari (fra i quali il nostro Paolo Gentiloni) con l’intento di aiutare gli Stati membri ad affrontare la crisi, formulando raccomandazioni su una linea d’azione comune.

Si vuole evitare che gli Stati membri agiscano ciascuno per conto proprio entrando addirittura in conflitto l’uno con l’altro.  Intanto si cerca di lavorare in modo ordinato su informazione medica, prevenzione, ricerca, assistenza sanitaria. Questa è una delle tre aree dove serve la cabina di regia europea, oltre alla mobilità (che comprende Schengen, trasporti e informazioni di viaggio) e all’Economia (sostegno a turismo, industria, commercio, trasporti, e previsioni economiche).

Per quel poco che può, l’Europa fin qui ha già fatto molto. Intanto ha aiutato a rimpatriare 447 cittadini dell’UE da Wuhan (la città della Cina dove pare si sia sviluppato il virus) sopportando il costo del trasporto. Attraverso il meccanismo di protezione civile dell’UE, ha aiutato gli Stati a consegnare forniture mediche di emergenza, indumenti protettivi, beni e dispositivi di protezione co-finanziando le spese di trasporto.

Ha investito quasi 250 milioni di euro per la lotta al Coronavirus. 114 milioni andranno all’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) per aiutare a predisporre i piani di risposta globali, 15 milioni sono destinati ai Paesi partner africani, 100 milioni per la ricerca di vaccini e trattamenti, e tre milioni al meccanismo di protezione civile dell’UE per i voli di rimpatrio di cittadini dell’UE da Wuhan.  Ricordiamo che già a fine gennaio attraverso il programma Horizon 2020 aveva stanziato dieci milioni di euro per la ricerca. Ricordo a tutti che gli Stati membri versano all’Europa appena l’1,1% del PIL nazionale e che si discute da mesi di portare questa percentuale all’1,3 senza avere ancora raggiunto il consenso degli Stati!!!!!

Molti si indignano (giustamente) per la chiusura o la minaccia di chiusura delle frontiere da parte di quello o quell’altro Stato verso i cittadini italiani. Ebbene, gli Stati membri possono, per ragioni di ordine pubblico, decidere di chiudere le proprie frontiere per sei mesi senza dover chiedere il permesso a Bruxelles ma semplicemente notificandolo alla Commissione.

Anche nel caso ormai famoso delle mascherine, la scorsa settimana l’Italia aveva chiesto aiuto ai partner per coprire il fabbisogno del nostro Paese, ma poiché il virus si sta diffondendo in tutto il continente nessun governo ha risposto positivamente. Il blocco alla libera circolazione delle merci in casi di emergenza è consentito dai Trattati europei. Tocca come sempre alla diplomazia della Commissione europea trovare una soluzione ed infatti per aiutare i paesi con maggiori necessità, tra cui l’Italia, la Commissione UE ha lanciato una gara d’appalto comune alla quale hanno aderito 20 paesi dell’Unione. Quello che non si può tollerare è che siano Salvini e Meloni, cioè i più sovranisti, a lamentarsi di questa situazione. Sono la causa del problema e si lamentano. È da pazzi.

Comunque, per quanto riguarda in particolare l’Italia, è proprio di oggi la risposta positiva dei Commissari Dombrovskis e Gentiloni alla richiesta del Ministro Gualtieri di ottenere l’autorizzazione allo scostamento dal deficit programmatico per l’emergenza coronavirus “Le spese una tantum sostenute per far fronte alla diffusione dell’epidemia, sono escluse per definizione dal calcolo del bilancio strutturale e non vengono prese in considerazione nella valutazione dell’adeguatezza dello sforzo di bilancio previsto in base alle regole attuali”. Un risultato di non poco conto!

Vorrei da ultimo ricordare che le “uscite infelici” di alcuni settori in alcuni Stati non possono e non devono essere attribuiti agli Stati stessi. Anche in Italia ci sono quelli che insultano e denigrano ma non possiamo attribuire questi giudizi al nostro Paese. Questo è il tentativo di chi vuole smantellare l’Europa, di chi vuole che gli Stati tornino ad armarsi e a combattersi l’uno contro l’altro. E l’attuale situazione di emergenza e pericolo ci ha dimostrato quanto sia fragile e precario l’equilibrio a fatica costruito dopo il disastro delle due guerre mondiali. Bisogna fare quadrato contro la tentazione di far prevalere l’orgoglio nazionale e cercare, per il futuro, di investire maggiormente in questa Unione Europea che, tutto sommato, è ancora il posto migliore in cui si possa vivere.

 

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