Dai tessuti alle mascherine. Giovanna Seminatore al servizio dell’emergenza sanitaria

Giovanna Seminatore nel suo laboratorio tessile.

Una delle questioni più urgenti, nei giorni di pandemia, è legata al reperimento delle mascherine, insufficienti e difficili da trovare. Per questo, anche a Caltanissetta, alcune persone che fanno lavori di cucito, o sono semplicemente abili manualmente, si sono offerte di realizzarle. Una di queste è Giovanna Seminatore, scenografa e tessitrice di tessuti di alta qualità. Le abbiamo chiesto di parlare della sua vita e della nuova attività del cucire mascherine, con uno sguardo alla situazione generale dell’emergenza sanitaria.

Intanto ti chiederei di parlare di Giovanna Seminatore e dell’azienda 8MANI in tempi normali. Chi ne fa parte, cosa facevate e quali progetti portavate avanti prima della pandemia…

«Tanti anni fa ho conseguito il diploma di Maestra d’Arte Applicata nella Tessitura. Ho sempre avuto una passione per i tessuti, poi per la tessitura quando l’ho fatta mia. A Roma, durante la mia esperienza lavorativa di scenografa, per cinque anni mi sono dedicata al disegno delle collezioni di tessuti di arredamento Colony, di lampassi, damaschi, velluti, vendute in tutto il mondo. Da dieci anni sono in Sicilia per realizzare tessuti fatti a mano con un gruppo di tessitrici esperte e ho creato il marchio 8MANI. I canali di vendita passano attraverso architetti, negozi che ospitano 8MANI, fiere, internet, eventi e il passa parola che non è da meno. Per qualche anno ho sostenuto la Onlus Mamma Africa, che si impegna in un progetto di sviluppo destinato a Ziga, un povero villaggio del Burkina Faso. Il mio intervento organizzava l’insegnamento di tutte le fasi della produzione, dalla creatività alla commercializzazione dei manufatti tessili, oltre che a dare un orientamento alla Scuola di tessitura. Progetti work shop di vari livelli, rivolti a singoli o a gruppi, per italiani e stranieri. Collaboro con le scuole e ospito studenti in laboratorio, anche con progetti europei e per scambi internazionali. Ho un’associazione SPAZIO UNIVERSALE e collaboro con altre associazioni su progetti sociali e ho ospitato tirocinanti minori migranti, vittime di violenza e con problemi sociali».

Puoi dire qualcosa sulla produzione di 8MANI?

«8MANI è un marchio che nasce nel cuore della Sicilia. È uno spazio dove arte tessile, design e scenografia si incontrano per dare vita a manufatti di qualità. La passione per i tessuti è il motore della produzione; il design tessile guarda avanti con spirito di ricerca e di gioco nel mondo delle trame; le tecniche utilizzate sono quelle che appartengono da sempre alla tradizione. Ogni pezzo è unico perché realizzato completamente a mano con amore e attenzione ai particolari. La scelta di filati pregiati accresce il fascino del prodotto e dona una sensazione di piacevolezza al tatto. Tutto rigorosamente Made in Italy».

In che modo ha inciso l’emergenza sanitaria da coronavirus sulla tua vita personale e su quella dell’azienda? Avevi viaggi e progetti da fare, o altre attività che non hai più potuto portare a termine, vista la situazione…

«Da due mesi ho interrotto la produzione per vari motivi, ma il lavoro dell’azienda si può fare in direzioni diverse. Sto organizzando un corso di eco-printing a Caltanissetta per ottobre con una maestra umbra. Con Lucia Termini a questo proposito stiamo orientando insieme la coltivazione di piante tintorie nel suo orto-botanico, in una sezione apposita. Sarei andata ad aprile al Salone del Mobile a Milano, come quasi tutti gli anni. Avrei iniziato con una nuova tirocinante la produzione di accessori e capi di abbigliamento per la vendita estiva».

Quando e perché hai iniziato a cucire mascherine? Sei stata contattata da qualcuno che ti ha chiesto di farlo oppure hai deciso che era venuto il momento che ognuno di noi mettesse le proprie capacità e il proprio lavoro (quando possibile) al servizio delle persone, in questa congiuntura…

«Fabio Ruvolo, presidente di Etnos, che ho conosciuto lo scorso anno per una collaborazione, mi ha domandato se fossi stata in grado di produrre mascherine. Gli servono per tutti quelli che lavorano per la cooperativa e per la Onlus e per gli ospiti delle sue strutture. Credo anche per altri. Ho accettato e ho subito organizzato un gruppo di donne, avviato e coordinato la produzione. Non sono una sarta, neanche le altre, ma ho uno spirito laboratoriale buono che mi rende elastica nell’affrontare produzioni diverse dalla mia. Poi è veramente semplice!»

Cosa ha comportato per te cambiare le modalità produttive? È stato semplice trovare i materiali adatti e convertire la manualità che prima usavi per la tessitura a questi nuovi prodotti?

«Le modalità sono di certo diverse, tra tessere e fare mascherine passano anni di studi specialistici e moltissima esperienza. Le mascherine sono come un gioco da bimbi e ci si diverte nell’abilità della precisione. Tutto il resto è molto veloce e seriale. La manualità che ho acquisito durante la mia vita è ricca di esperienze su mille fronti e su mille materiali (prima ero scenografa!), quindi anche quando mi lavo i denti è come se spazzolassi una scultura con i suoi sottosquadra, le curvature, le insenature, ecc. Una volta acquisite le esperienze manuali le applichi su tutto. Faccio un altro esempio: in cucina ci sono materiali e strumenti per la loro trasformazione ed è un vero e proprio laboratorio e se non hai manualità, oltre che abilità, meglio lasciar perdere».

Quante ore dedichi a questa attività, al giorno? Quante riesci a farne e quanto credi che potrai reggere in questo lavoro?

«Ottimizzo e metto a punto il prototipo; una volta concluso lo condivido con Fabio Ruvolo e al suo ok lo passo al gruppo che ho formato su WA. Con Fabio scegliamo i materiali da acquistare e ci interfacciamo sul calcolo orientativo delle quantità. Lui procede con gli acquisti. Ottimizzo tutte le consegne dei materiali e il ritiro delle mascherine finite. Coordino il gruppo, condivido su WA le schede tecniche e le foto dei passaggi per la realizzazione delle mascherine, per fare in modo che tutte realizziamo lo stesso modello, ognuna da casa propria. Ho dato a Fabio una reale disponibilità da parte di tutte di circa 4 ore al giorno, ma qualcuna ha inserito il turbo e produce più delle altre».

Riesci ad individuare dei lati positivi in questa vita, nuova per tutti?

«La prima cosa che mi viene in mente è un pensiero sulla natura. Finalmente aria pulita, forse anche il mare e i fiumi. Finalmente sento tutti i tipi di uccelli e uccellini che ci girano intorno. Il silenzio farà ripopolare di animali tutte le zone limitrofe ai centri abitati. Il silenzio che mi circonda mi dà pace. La mia vita non è cambiata di molto. La creatività va di pari passo al mio essere solitaria e non è solitudine. Poi sono curiosa e aperta. Ho sempre mille cose da fare, anche a casa o da casa in qualche modo connessa con il mondo intero. Credo si stia rimettendo a punto nella vita di noi umani la scala dei valori e questo la considero un’opportunità. Mi spiace enormemente per i colpiti dal virus, ma soprattutto per gli effetti che ha già sui più giovani, quelli che non sono tornati a casa e che anche da soli stanno affrontando questo periodo fuori dalla norma. Non parliamo degli effetti sulla finanza e sull’economia, di cui avremo un’idea più precisa avanti».

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