Intitolare a Giuseppina Panzica il Museo d’arte moderna: una proposta di Onde donneinmovimento

Foto tratta da Facebook

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’associazione Onde donneinmovimento, in merito alla proposta di intitolare a Giuseppina Giovanna Panzica il Museo d’arte moderna di Caltanissetta:

«Le attività dell’ormai tradizionale appuntamento dell’Associazione Onde donneinmovimento “Fra il 25 aprile e il primo maggio” nato dalla volontà di valorizzare i temi relativi alla Cittadinanza e alla Costituzione nell’ottica di genere, hanno promosso negli anni scorsi iniziative volte al recupero della memoria collettiva delle donne che hanno contribuito alla nascita della nostra Repubblica, coinvolgendo anche studentesse e studenti.

Quest’anno per l’emergenza sanitaria tali attività sono state sospese ma non è meno forte il bisogno di fare “memoria operante” vivendo queste ricorrenze insieme se pur fisicamente distanti.

Inoltre Onde Donneinmovimento, è socia del gruppo Toponomastica femminile, che promuove sul territorio nazionale, ricerche di storia locale su figure femminili che possano offrire nuovi modelli di riferimento alle giovani generazioni con l’intitolazione di luoghi urbani significativi.

In occasione del 25 aprile, quindi rinnova la richiesta all’Amministrazione Comunale di intitolare il Museo d’arte moderna che è stato rifugio antiaereo a Giuseppina Giovanna Panzica (Caltanissetta 1905 – Como 1976) cui il Presidente Mattarella ha conferito la medaglia d’oro al merito civile il 14 marzo 2018, per aver salvato nel ’43 numerosi ebrei e perseguitati politici dalla deportazione. Arrestata nel ‘44, fu deportata a Ravensbruck.

Quest’anno vogliamo offrire alla cittadinanza nissena la testimonianza della figlia Rosaria Luca, che ha 88 anni e vive ancora a Ponte Chiasso, con la quale siamo riuscite a costruire un rapporto molto intenso, se pure solo telefonico. La signora Rosaria ha deciso di fare conoscere notizie della complessa vita della mamma, concedendoci un’intervista, perché ritiene che “le cose tristi che sono avvenute devono essere ricordate, perché sono un pezzo di storia, soprattutto in questi tempi in cui la gente non ricorda più niente”».

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