Io, ambientalista e cittadino del mondo al tempo del coronavirus. Considerazioni di Leandro Janni

Leandro Janni

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni del presidente di Italia Nostra Sicilia, Leandro Janni:

Caltanissetta, 14 marzo 2020. In questo particolare momento, qui al centro dell’Isola, malgrado le giornate tiepide e piene di luce, malgrado le campagne rigogliose e ricche di intensi profumi, siamo costretti a vivere nei nostri condomini, nelle nostre case. Dentro le anguste “mura” cittadine. Questo, ovviamente, nel dovuto rispetto dei decreti-legge emanati dal governo nazionale per contenere, bloccare l’epidemia-pandemia di coronavirus.

Ma, al di là della straordinaria situazione nella quale ci troviamo, è indiscutibile il fatto che nel mondo attuale siamo tutti “interdipendenti”, “interconnessi”. Edward Norton Lorenz, d’altronde, ci aveva avvertiti: «Un battito d’ali di farfalla della giungla amazzonica può provocare un uragano sull’Europa». Una massima che viene in mente, inevitabilmente, se si pensa che il coronavirus fino a poco tempo fa si trovava nella giungla cinese e circolava indisturbato nella popolazione di pipistrelli locali. È stato il nostro intervento, l’azione umana, a tirarlo fuori da quello stato. In Cina molti animali, infatti, vengono catturati e venduti per essere consumati secondo certi costumi tradizionali. Inoltre, gran parte della popolazione cinese e mondiale vive in megalopoli. Insomma, il Covid-19, che si è diffuso molto rapidamente nel pianeta, è figlio del traffico aereo e delle megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi, creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-ambiente, uomo-animale.

La “globalizzazione” ha dunque esteso l’area del contagio in tutti i continenti, e l’effetto domino che abbiamo sotto gli occhi, a livello sociale ed economico, è davvero impressionante. Voglio sottolineare un dato: le emissioni di Co2 in Cina, negli ultimi tempi, si sono ridotte dal 15 al 40%. E sappiamo il perché: a causa del coronavirus in Cina si sono bloccati i trasporti, si sono arrestate le industrie. Tutto. Adesso pare che il contagio, in Cina, si sia fermato.

Da ambientalista posso affermare questo: se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio, che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente intaccano, alla fine, la nostra salute. Perché noi – di fatto –   viviamo in un “ambiente chiuso”. Come se fossimo in un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e per l’80% dai fattori ambientali. Dunque, l’ambiente, il contesto in cui viviamo è fondamentale. Noi ecologisti, noi ambientalisti lo diciamo da anni: la salute delle persone dipende da come si vive e dove si vive, senza dimenticare che tutto è collegato. Adesso lo vediamo nella sua forma più eclatante, con il coronavirus. Ma ci sono fenomeni altrettanto gravi, di cui si parla poco e in modo discontinuo. Di certo, elementi di preoccupazione per la salubrità del nostro ambiente e per il nostro benessere di cittadini, qui al centro della Sicilia, non mancano.

In questi giorni assai particolari è come se vivessimo in una “bolla spazio-temporale”. Questo tempo che ci è stato regalato, malgrado tutto, usiamolo per fare quello che avremmo sempre voluto fare ma non siamo riusciti a fare: leggiamo un libro, dipingiamo, mettiamo a posto l’armadio. Ma soprattutto riflettiamo, immaginiamo … E di certo, quando la tempesta sarà finita non potremo essere gli stessi di prima. Scrive Maurizio Carta: «Un microscopico demone che abbiamo estratto dal suo ecosistema ci ha fatto capire che è venuta l’ora di entrare nel Neoantropocene responsabile, resiliente, generativo».

 

 

 

 

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