La giornata di un farmacista ai tempi del coronavirus. La parola a Salvatore Messana

Salvatore Messana

Medici, infermieri e personale sanitario sono in trincea ormai da settimane contro il coronavirus. Esistono, però, tante altre categorie che combattono questa battaglia, sebbene su un piano diverso, come chi porta la spesa a domicilio, ad esempio, o come i farmacisti. Come si svolge la giornata tipo di un farmacista in tempi di coronavirus l’abbiamo chiesto a Salvatore Messana.

Intanto le farei una domanda generale su com’è cambiata la vostra giornata di lavoro da quando esiste questa emergenza sanitaria. Siete più stressati? Avete più gente?

«Le farmacie devono garantire il servizio farmaceutico, quindi tutte quelle che sono le attività normali di routine, ma in questo momento devono far fronte a richieste straordinarie, che sono richieste di informazione, richieste di prodotti, richieste di ausili come i guanti e le mascherine, che non sempre riusciamo a procurare.

In questi giorni la situazione si è ulteriormente complicata, perché con l’inasprirsi delle misure di prevenzione, naturalmente la gente sta cercando di fare le provviste, di prendere i farmaci necessari, e cercano disperatamente, come dicevo prima, tutti gli ausili, tutti i prodotti disinfettanti necessari. In più va detto che la farmacia è una frontiera sul campo della sanità, perché è aperta al pubblico, è aperta a tutti e fornisce tutte le giuste informazioni che un professionista sanitario, del servizio sanitario nazionale, qual è il farmacista di farmacia, deve offrire». 

Cos’è che avete venduto e continuate a vendere di più, in questo periodo, in relazione al coronavirus?

«Noi ci siamo attrezzati per preparare in laboratorio quanti più possibili disinfettanti, soluzioni disinfettanti, in particolare quelle su base alcolica, così come prevede la farmacopea e cerchiamo di prepararle in numero anche considerevole ma tenendo conto della difficoltà che abbiamo nel trovare i contenitori e le materie prime. Le soluzioni che prepariamo, abbiamo deciso di non venderle al prezzo della tariffa, ma di venderle a prezzo molto più basso, in maniera tale da evitare qualunque dubbio, ecco, che in una situazione del genere, professionisti come i farmacisti possano trarre beneficio dalle difficoltà altrui».

Qual è il target di persone che chiede di più? Sono giovani o anziani? Uomini o donne? Che tipo di reazioni percepite, nelle persone, in rapporto al coronavirus?

«Vengono persone di ogni target, ma devo dire che abbiamo visto giovani che venivano per rifornire i genitori anziani, per evitare che i genitori si esponessero, uscissero e fossero sottoposti al rischio».

Trova che, a Caltanissetta, le persone dimostrino senso civico nel seguire i comportamenti indicati da governo, medici e scienziati?

«Io devo dire che sto notando un considerevole senso civico. Noi, nella nostra farmacia, abbiamo organizzato in modo tale che i clienti possano stare a debita distanza, rispettare il turno, evitare forme di contatto ma lo stanno facendo molti spontaneamente. Aspettano il proprio turno fuori dalla porta della farmacia, a distanza da altre persone. Io sto riscontrando nella stragrande maggioranza dei casi un approccio molto positivo a collaborare affinchè, ecco, si possa evitare il più possibile il rischio del contagio».

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