La situazione delle carceri siciliane: ne parliamo con Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia

(Foto tratta da Facebook)

In questi giorni di tregua forzata, chiusi tra le pareti domestiche o in quei pochissimi luoghi dove ci è consigliato stare, percepiamo un certo fastidio. Un fastidio e un’insofferenza che molti di noi non hanno provato mai e che aggravano quella che si può definire una delle situazioni più anomale dal dopoguerra ad oggi. Si gira per la casa, si legge, si guarda la TV o ci si collega su Facebook, niente è come prima e per prima si intende un mese fa, quando era possibile vivere una vita normale e quando lo spazio urbano non ci era negato. Sono le misure emergenziali, giuste per lo scenario attuale di pandemia, che dovrebbero, però, indurci a riflettere su molti aspetti del nostro vivere e permetterci, almeno per una volta, di oltrepassare barriere sociali e pregiudizi. Quanti pregiudizi circolano, ad esempio, nei confronti dei detenuti nelle carceri italiane, che soffrono più di noi e vivono da più tempo la reclusione? Come i detenuti hanno reagito alle misure emergenziali (necessarie), lo abbiamo visto nei giorni scorsi, durante le rivolte che hanno provocato il tragico bilancio di quattordici morti. Ma le carceri rischiano di tornare ad essere una polveriera se non si riduce il sovraffollamento per evitare che il coronavirus dilaghi. Nello scenario attuale di pandemia, l’imperativo è quello di tutelare tutte le persone e proprio oggi, il garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, chiede, in un’intervista rilasciata a Liana Milella del quotidiano “La Repubblica”, maggiori condizioni di tutela di chi è detenuto e di chi lavora in carcere. Ma qual è la situazione delle carceri siciliane? Lo abbiamo chiesto a Pino Apprendi, ex parlamentare regionale e attuale presidente di Antigone Sicilia.

Le rivolte nelle carceri italiane hanno fatto registrare un tragico bilancio di quattordici morti. Rivolte sono scoppiate pure negli istituti penitenziari siciliani, messi a dura prova dalle misure in atto per l’emergenza sanitaria. Le chiederei innanzitutto una panoramica sui principali problemi delle carceri in Sicilia, problemi già esistenti prima che si verificassero l’emergenza e le rivolte. Questi problemi possono essere considerati l’humus dal quale si sono sviluppati gli episodi drammatici dei giorni scorsi?

«Le plateali proteste dei detenuti di questi giorni, sono il risultato della sommatoria delle difficili condizioni in cui vivono nel quotidiano. Il nostro grido di allarme è continuo e c’era stato anche pochi giorni prima che scoppiassero le proteste. Noi di Antigone, ma non solo noi, visitiamo le carceri tutto l’anno e oltre a raccogliere segnalazioni denunce e malumori, verifichiamo di persona le condizioni in cui vive chi sta scontando la pena. Se lei mi chiedesse, oggi, se in Sicilia c’è un “modello” da seguire le direi subito no. Se mi chiedesse qual è il peggiore carcere in Sicilia avrei l’imbarazzo della risposta, ma metterei al primo posto il carcere di Agrigento per sovraffollamento per le condizioni strutturali e per mancanza di mediatori culturali, malgrado la presenza di numerosi extracomunitari. Per troppo tempo il carcere di Agrigento non ha avuto una guida permanente e i direttori si sono alternati per brevi periodi. In generale, in ogni carcere si trovano problemi di ogni tipo, dalla mancanza dell’acqua alla mancanza dell’acqua calda, dalla scarsa attività trattamentale alla impossibilità di svolgere lavori, dal ritardo della consegna delle medicine all’impossibilità di svolgere una visita specialistica. La salute in carcere è considerata una opzione».

Possiamo ricordare qual è l’attività che Antigone svolge per affrontare i problemi delle carceri siciliane?

«L’associazione Antigone nasce in Italia nel 1991 “per i diritti e le garanzie del sistema penale” e fra i fondatori ci sono Mauro Palma, Massimo Cacciari Stefano Rodotà, Rossana Rossanda e Luigi Manconi. In Sicilia nasce nel 2012, fondata da Pino Apprendi, Giorgio Bisagna, Eduardo Cammilleri, Stefano Giordano, Francesco Leone e Giuseppe Lunardo. L’associazione Antigone ha al suo interno l’Osservatorio delle carceri, cui fanno parte rappresentanti di tutte le regioni, i quali periodicamente, a prescindere dalle segnalazioni di detenuti o loro familiari, visitano le strutture e raccolgono dati che trasmettono alla struttura nazionale che a sua volta, dopo averli elaborati, presenta ogni anno mettendoli a disposizione della stampa e della opinione pubblica».

Qual è l’attuale situazione delle carceri siciliane dopo le rivolte dei giorni scorsi? Serpeggiano ancora malumori che potrebbero far riesplodere la situazione o si è giunti a soluzioni che tengano conto del drammatico momento in cui ci troviamo?

«Dopo le proteste dei giorni scorsi, a mio avviso, c’è una calma apparente che potrà sfociare in protesta al primo caso accertato di detenuto contagiato dal Covid-19. Credo che i malumori non siano cessati, anche perché i provvedimenti presi dal Ministro della Giustizia servono a ben poco rispetto alla portata del problema. Quello che alcuni, in maniera interessata, definiscono “Decreto svuota carceri”, è ben poca cosa, non serve neanche a portare alla normalità il numero delle presenze nelle carceri, in sovraffollamento di oltre 10000 unità. Il provvedimento probabilmente porterà agli arresti domiciliari circa 6000 persone. Il Ministro non ha ascoltato né l’appello del Papa né quello del Presidente della Repubblica, men che meno quello dei familiari dei detenuti».

Quali misure auspicate vengano prese per alleviare le condizioni dei detenuti in tempi di coronavirus, voi di Antigone Sicilia?  

«Abbiamo più volte chiesto che si proceda ad un maggiore smaltimento delle presenze in carcere favorendo la detenzione con strumenti alternativi al carcere, possibilità di telefonare quotidianamente ai familiari, dotazione di mascherine idonee per i detenuti, per la Polizia Penitenziaria e per tutti gli operatori, dotazione di prodotti disinfettanti».

Per saperne di più sull’attività dell’associazione Antigone e, nello specifico, su quella di Antigone Sicilia è possibile cliccare sul sito www.antigone.it e sulla pagina Facebook “Antigone Sicilia”.

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