L’archivio di Letizia Colajanni è all’Udi di Palermo

Letizia Colajanni (la prima da destra)
Lavoro storico su Letizia Colajanni

Un nuovo importante traguardo è stato raggiunto nel reperimento dell’archivio personale di Letizia Colajanni, figura storica di Caltanissetta. La parte mancante del suo archivio, ricca di lettere e scritti, è stata infatti donata dalla famiglia Colajanni all’archivio dell’Unione donne italiane (Udi) di Palermo ed è in attesa di essere riordinata e catalogata. Ne ha dato notizia proprio l’archivio, ubicato al civico 121 di via Lincoln. La restante parte, composta in maggioranza da libri e riviste, si trova invece presso la biblioteca “Scarabelli” di Caltanissetta.

Si tratta di un importante passo avanti per la ricostruzione della vita di Letizia, che, nata nel 1914 e morta nel 2005, abbraccia quasi un secolo. Ma la biografia della “signorina della pace” – così Letizia è stata soprannominata in vita, proprio per il suo impegno su questo versante e in favore degli strati più deboli della società – e il materiale reperito sono soprattutto utili per ricostruire uno sguardo attento e appassionato su vicende e ambienti di Caltanissetta e oltre.

Certo, il fatto che le carte si trovino a Palermo non è una buona notizia per quanti e quante hanno dimostrato il proprio impegno nel promuovere iniziative di ogni tipo per ricordarla.

Ma il fatto che Letizia sia stata, nel 1945, tra le fondatrici dell’Udi, induce a pensare che l’archivio di via Lincoln sia invece la sede naturale in cui conservare le sue carte, nulla togliendo alla passione di chi, in questi anni, ha lavorato per valorizzarne la memoria. Prima fra tutte l’associazione Onde donneinmovimento di Caltanissetta, che moltissimo ha fatto e continua a fare per divulgare la figura e l’importanza di Letizia e delle donne che, come lei, hanno fatto la storia di questa città.

Nata in una famiglia molto conosciuta in Sicilia, e di solide tradizioni repubblicane, Letizia Colajanni rappresenta l’impegno delle donne nella politica e nella società del Novecento nisseno e siciliano. È difficile riassumerne in poche righe le vicende ma è possibile sintetizzare le sue scelte decisive: infermiera volontaria della Croce Rossa, fondatrice dell’Udi e iscritta al Partito comunista italiano a partire dal 1953. Letizia Colajanni riveste diverse cariche politiche e istituzionali, una per tutte l’essere deputata all’Assemblea regionale siciliana dal 1960 al 1964. Fondatrice della Consulta femminile di Caltanissetta, Letizia ha ricoperto anche ruoli dirigenziali nel sindacato pensionati della Cgil e nell’Auser.

Per sintetizzarne al massimo l’impegno, possiamo dire che Letizia si è spesa per le donne e per i più deboli fin dalla sua prima giovinezza, prendendo parte, nell’immediato secondo dopoguerra, alle lotte dei contadini e dei minatori e alle rivendicazioni portate avanti dagli strati più deboli della società. Un impegno che la vede, negli anni Sessanta e Settanta, al fianco delle ricamatrici di Santa Caterina, che lottano per avere riconosciuto il giusto valore del proprio lavoro e in mille altre occasioni che sarebbe troppo lungo raccontare.

In buona sostanza, l’archivio di Letizia si rivela determinante nel tratteggiare la fisionomia di Caltanissetta come provincia di uomini e donne che hanno consentito, con il loro impegno politico e civile, un grande passo avanti nella conquista di diritti e condizioni di vita più umane per tutti. Una provincia estranea quindi all’immagine manierata che spesso circola nel dipingere soprattutto la nostra città e che poco ha a che fare con la cappa di depressione causata dalla mancanza di lavoro e dalla crisi economica e sociale di questi anni. Insomma l’idea di un luogo dove le cose non sono state sempre gattopardescamente uguali, utile non a piangere un passato che non c’è più o a prendere lezioni che la storia non può dare. Lo studio di questo archivio ha infatti senso per capire che uno scenario, se lo si legge nel tempo, dice molto più di quello che vediamo e che i cambiamenti sono possibili.

 

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