Le istituzioni pensino alle persone che vivono in fragilità: considerazioni di Claudio Lombardo e Salvatore Pecoraro sulla vicenda di Caronia

Sulla tragica vicenda di Caronia, riceviamo e pubblichiamo una nota di Claudio Lombardo e Salvatore Pecoraro, dell’associazione Ligabue di Caltanissetta:

«Le notizie che giungono da Caronia suscitano sgomento, dolore, smarrimento.

Crediamo, però, che questi umani, legittimi, sentimenti devono essere accompagnati da interrogativi che devono trovare una risposta.

Non si tratta di morbose domande che alimentano morbosità. Morbosità che pare essere la cifra che accomuna tutti i servizi giornalistici, i commenti, le interviste che inondano giornali, TV, social.

Non intendiamo unirci allo scempio, dopo quello materiale, di corpi, di persone che si sta consumando in queste ore.

Sono altre le domande che ci facciamo, che vogliamo fare, che vogliamo trovino una risposta.

Domande che non riguardano solo la vicenda di Caronia, riguardano pure quanto successo a Rosolini, la morte del piccolo Evan a seguito di un trauma cranico.

Non vogliamo trarre conclusioni, la magistratura, speriamo, chiarirà tutti gli aspetti di queste due vicende.

Una questione, però, a nostro giudizio appare del tutto evidente: queste vicende dimostrano la assoluta incapacità delle istituzioni del nostro paese di assicurare una adeguata protezione alle persone che vivono per ragioni diverse, a partire da quella anagrafica, una condizione di fragilità.

Queste due vicende nella loro drammaticità denunciano una gravissima carenza di strutture, servizi territoriali che potrebbero e dovrebbero prevenire il verificarsi di questi drammatici fatti. Che accolgano e accompagnino le persone in difficoltà, fragili e spesso sole.

Avremmo voluto leggere sui giornali dettagliati resoconti che descrivessero lo sfacelo dei servizi di salute mentale, che ci raccontassero della scandalosa carenza di personale, di una loro inadeguata presenza sul territorio, di una burocrazia soffocante e paralizzante. Ed ancora dei disastri che anni di tagli forsennati, di aggressione alla spesa sociale hanno provocato. Che qualcuno ci dicesse che è scandaloso azzerare le risorse a disposizione dei comuni per attuare servizi di prossimità, di ascolto, di intervento oggi sempre più necessari in contesti in cui crescono a dismisura disagio sociale, economico, solitudine, fragilità.

Avremmo voluto leggere la denuncia di decine e decine di comuni della nostra regione senza assistenti sociali in organico, senza educatori o personale specializzato.

Avremmo voluto leggere i racconti dei pochi operatori dei servizi, stanchi, sfiduciati, privati della possibilità di intervenire per assenza di risorse, di realizzare concreti progetti di aiuto, di operatori che vedono mortificata la loro professionalità.

Sono queste le nostre domande, su queste esigiamo che ci sia una risposta.

Non abbiamo letto nulla di tutto questo e temiamo con angoscia il ritorno di Bruno Vespa e di un plastico dei boschi dei Nebrodi».

 

 

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