Narrative golose: “Cous cous blues” presentato a Caltanissetta. Intervista a Dario La Rosa

Cous cous blues ovvero cibo e musica: non c’è titolo migliore per il noir di Dario La Rosa, capo redattore della gettonatissima testata online Balarm, al suo primo vero lavoro editoriale.

Le spezie, gli aromi, i colori e il profumo delle pietanze servite in ogni circostanza avvolgono interamente le tre storie che compongono il libro, narrate con un ritmo che impedisce la noia. Il lettore si trova a camminare per Palermo al fianco di Iachìno Bavetta, giornalista di satira invischiato in intrighi che dovrà risolvere insieme all’amico e collega Gerlando. Entrambi si muovono in uno scenario di affetti familiari, quotidianità lavorativa e problemi che in Sicilia hanno il loro peso: la droga, i furti di antichità, i reati ambientali. Per la verità, non tutte le storie si svolgono a Palermo ma colpisce la resa del clima che si respira nelle strade della capitale siciliana, nonostante, in questo libro, gli elementi di modernità che ci ricolleghino ai giorni nostri siano pochi e ci si muova piuttosto attraverso una Cinquecento d’epoca o nella lapa che Tanino Speciale, venditore di panelle, presta a Iachìno e Gerlando per pubblicizzare il loro giornale di satira.

Dario La Rosa (foto tratta dal web)

Edito nel 2020 da Bookabook, Cous cous blues è stato presentato nei giorni scorsi a Caltanissetta, durante un evento organizzato dal Comune in collaborazione con l’associazione “Tra le righe”. Abbiamo quindi avuto l’occasione di scambiare due parole con l’autore, Dario La Rosa, classe 1980, giornalista, musicista, regista, studente e molto altro, come ama definirsi. Con lo pseudonimo Pablo Dilet, Dario si occupa anche di comunicazione per l’ambiente e tematiche sociali.

Nel libro, il cibo si trova dappertutto: nel titolo principale, nei titoli dei racconti, nei luoghi e nei momenti che scandiscono le storie e infine come metafora dell’esistenza. Come mai questa scelta? Perché la cucina è in fondo un linguaggio e il linguaggio è fondamentale nel lavoro che svolgi? O perché hai voluto rappresentare Palermo e la Sicilia dove realmente al cibo si dedicano tempo ed attenzione?

«Credo che il cibo sia lo specchio della nostra anima. Volevo che i personaggi ne fossero intrisi per “mettersi nel piatto” in tutta la loro essenza. Il linguaggio del cibo mette insieme valori come l’unione, la condivisione ed è spesso a tavola che ci si confronta. Infine mi piace usare il cibo come metafora della vita e per questo Carmela, la moglie del personaggio principale, Iachìno, ne usa alcune ma al posto giusto, quando anche il cibo serve a dare una lezione di vita».

Il giornalista Iachino Bavetta gira con una Cinquecento d’epoca e si serve, insieme al suo amico e collega Gerlando, di una lapa per pubblicizzare il giornale satirico Ulapino. Il libro è ambientato ai giorni nostri ma la tecnologia si vede e non si vede. Tutto concorre invece a dipingere un giornalismo più simile a quello degli anni Ottanta, dei tempi de L’Ora di Palermo. Nel libro i giornalisti vanno in giro, cercano le loro fonti e subodorano l’inchiesta attraverso un fiuto che forse nei tempi passati era allenato meglio rispetto ad oggi. Secondo te, anche facendo riferimento al lavoro che svolgi quotidianamente, il giornalismo è ancora quello che descrivi attraverso le storie di Cous cous blues? O piuttosto non si assiste ad un appiattimento delle notizie, tutte uguali, alla schiavitù del comunicato stampa che arriva in redazione e allo scomparire o quasi del giornalismo d’inchiesta…

«Mi piace quel tipo di giornalismo e lo metto in pratica con i personaggi dei miei libri. Oggi si insegue forse troppo il clic ma anche quello si può ancora fare in modo intelligente e seguendo alcune regole deontologiche di base che troppo spesso sembra si sconoscano».

Quanto c’è di te in Iachìno Bavetta?

«Di me ci sono l’amore per l’isola e per la giustizia. Il reato è opera di fantasia ma amo giocare con i personaggi traendone spunto dal reale come fossero caricature. Poi, è inevitabile, chiunque scrive trae ispirazione da ciò che vede e dalle esperienze vissute. Serve a dare forza vitale a mio avviso e a far sentire i personaggi veri e vicini al lettore».

Iachìno Bavetta e Gerlando faranno strada anche oltre Cous cous Blues? Secondo me, avrebbero tutte le carte in regola per essere i protagonisti di altre storie. Potresti offrirci qualche anticipazione?

«Ho avuto l’onore di essere stato invitato a scrivere un racconto che si trova solo su Amazon, dal titolo La dea del grano. È servito a colorare le strade del borgo di Gangi durante la rassegna Una montagna di luoghi. Quindi un primo passo c’è già. Il futuro di certo mi vedrà scrivere. Ma come sempre ci vorrà anche tanta fortuna per andare avanti. Sono felice, intanto, che Iachìno abbia fatto breccia nei cuori di tanti lettori».

 

 

 

 

 

 

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