25 Gennaio 2026
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«Non c’è neutralità di fronte a un genocidio»: così le studentesse e gli studenti dei licei nisseni

(Le foto sono state inviate dagli studenti e dalle studentesse, insieme alla nota pubblicata)

Quattro giorni fa, gli studenti e le studentesse dei licei di Caltanissetta hanno inscenato una piccola manifestazione davanti al liceo scientifico della città. Queste, le loro parole sulla tragedia di Gaza, oggi più attuali di ieri:

««Non c’è neutralità di fronte a un genocidio»: gli studenti di Caltanissetta scelgono di parlare. Ieri mattina, 22 settembre, davanti alle sedi del Liceo Scientifico “Alessandro Volta” e del Liceo delle Scienze Umane “Alessandro Manzoni”, un gruppo di studenti si è fermato. Non per protesta sterile, non per mettersi in mostra: ci siamo messi lì per ricordare a noi stessi, e agli altri, che il mondo esiste fuori dai libri e dai corridoi.

C’erano bandiere palestinesi, cartelloni, mani che stringevano fogli e voci che non tremavano. Dal presidio è nata una piccola manifestazione davanti al Liceo Scientifico: pacifica, certo, ma capace di dire molto più di quanto le parole possano contenere. Perché a volte, anche pochi corpi e qualche bandiera sono più chiari di mille dichiarazioni.

Non stiamo parlando di politica da salotto o di opinioni da social network. Stiamo parlando di genocidio, e di come restare in silenzio lo renda invisibile. Come diceva Leopardi, “la solidarietà è la sola virtù che ci rende veramente umani”. Noi aggiungiamo: è anche il miglior antidoto all’ignavia civile e al gusto per l’indifferenza che così spesso si spaccia per saggezza e neutralità.

Non siamo qui a dare lezioni, né a chiedere applausi. Siamo qui a ricordare che chi può scegliere di guardare, di parlare, di agire, ha un dovere morale. E che non farlo non è neutrale: è complice. Ieri saremo stati anche in pochi secondo alcuni, ma sempre più studenti e studentesse sentono il bisogno di manifestare il loro dissenso e di ribadire che il genocidio in corso non è in nostro nome. Domani speriamo di essere di più. Non per noi, ma per chi oggi non ha voce e per chi crede che il silenzio non sia una scelta accettabile».

 

 

 

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