Oggi, la Giornata internazionale di Rom e Sinti

Fotografie di Arianna Di Romano al campo Rom di Carbonia, tratte dalla mostra fotografica “Al di là del muro. Storie di Rom”.

Forse non tutti ricordano che l’8 aprile è la Giornata internazionale di Rom e Sinti. Sembra addirittura grottesco che questa ricorrenza cada proprio oggi, a ridosso dell’agghiacciante episodio accaduto a Torre Maura, periferia di Roma, al quale continuano a seguirne altri in diverse zone d’Italia. Due parole sulla ricorrenza sono opportune. Nel 1971 si svolge il primo Congresso internazionale del popolo Rom, all’interno del quale nasce la Romani Union, associazione mondiale dei Rom riconosciuta nel 1979 dall’ONU. Solo nel 1990, il quarto Congresso mondiale della International Romani Union individua nell’8 aprile la Giornata internazionale di Rom e Sinti (Romano dives o giorno dell’autodeterminazione), un passo compiuto forse in ritardo ma importante affinchè si rifletta sul clima di esclusione e intolleranza che queste comunità hanno vissuto e vivono, ancora oggi, nel nostro Paese e nel resto d’Europa. Il pregiudizio è un atteggiamento ostile e negativo nei confronti di uno specifico gruppo di persone ed è proprio questo atteggiamento che provoca la discriminazione, un comportamento ostile e negativo messo in atto in conseguenza a ciò che si pensa.

Secondo le stime del Consiglio d’Europa, oggi in Italia Rom, Sinti e Caminanti sono tra le 120.000 e le 180.000 persone e cioè lo 0,23% circa della popolazione (una percentuale tra le più basse d’Europa), metà dei Rom è di nazionalità italiana e solo il 3% è nomade. Davanti a tutti i pregiudizi che si stagliano nei loro confronti per escluderli dai nostri spazi abitati, non si trovano parole migliori di quelle usate da Simone, il quindicenne di Torre Maura che ha sfidato CasaPound: «Non me sta bene che no».

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