Quella boccata d’aria per bambini e ragazzi: l’opinione di Irene Bonanno

Irene Bonanno

Tra qualche giorno sarà Pasqua, i giorni passano e resta l’emergenza sanitaria, col suo fermo tra le mura domestiche, necessario certo, per fermare il contagio. Un fermo che comporta stress e nervosismo per una situazione che sembra non voler finire mai e che per alcuni soggetti è più pesante che per altri. Nei giorni scorsi c’è stato un dibattito accanito sulla passeggiata da far fare a bambini e ragazzi, una questione che ha fatto molto discutere anche i gruppi cittadini presenti sui social. Tra quanti sostenevano fermamente, e sostengono tuttora, la necessità della passeggiata, c’è Irene Bonanno, che abbiamo intervistato.

Intanto inizierei col chiederti quanti figli hai e che età hanno…

«Io ho due figlie di dieci e quattordici anni. Sono una volontaria ABIO (Associazione bambini in ospedale) che si preoccupa di promuovere l’umanizzazione dell’ambiente ospedaliero in favore dei bambini, degli adolescenti, per alleviare l’impatto del bambino e della famiglia con le strutture sanitarie».

«Non abbiamo affatto autorizzato l’ora del passeggio con i bambini, abbiamo semplicemente detto che se ci sono dei figli minori quando un genitore va a fare la spesa può portarseli dietro» ha dichiarato il presidente del Consiglio nei giorni scorsi. Irene Bonanno, questo non basta? Perché?

«A causa dell’emergenza Covid-19, i bambini e gli adolescenti, da un giorno all’altro, sono stati chiusi in casa, come misura forte ed efficace di contenimento della propagazione del virus. Da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, sono stati allontanati dai nonni, dai compagni, dalla scuola, dagli amici, da tutte quelle attività che svolgevano fino al giorno prima. Sono diventati invisibili, i decreti che nelle settimane si sono susseguiti non li hanno mai menzionati. Si fa riferimento ai cani e alle loro esigenze, si fa riferimento alle tabaccherie per assicurare ai fumatori il diritto al loro vizio. Ma i bambini e i ragazzi? Tutti indistintamente a casa, dai più fragili ai più fortunati che hanno tutto a casa. Così, si leggeva sui giornali che un genitore che aveva portato il cane fuori insieme ai propri figli, che non poteva certo lasciare da soli a casa, veniva multato. Così leggi i commenti di quanti giudicano folli e irresponsabili quei genitori che parlano delle conseguenze sui propri figli dell’isolamento forzato e delle loro richieste di far uscire, anche solo per mezz’ora, i bambini. I bambini devono ricevere la luce del sole per il loro benessere psicofisico, per il loro sistema immunitario. Devono poter continuare ad avere un contatto, un rapporto col mondo esterno, reale. Alcuni hanno un giardino, altri un balcone, ma molti né l’uno né l’altro. Dove funziona il buon senso, i genitori si organizzano per portare fuori i bambini in maniera sorvegliata nel cortile del condominio. Ma dove non c’è un cortile? Esplicitare queste situazioni potrebbe aiutare quei casi in cui il buon senso, per qualsiasi ragione, manca».

In una intervista rilasciata a Sara Scarafia e pubblicata nel quotidiano “La Repubblica”, la psicoterapeuta Maria Luisa Mondello, sul bisogno di passeggiata che nutrirebbero bambini e ragazzi, conclude così: «Come si può chiedere a un bimbo di soli due anni di uscire e non toccare nulla? O a uno di sei anni di non farsi una corsa? Sarebbe un’uscita costrittiva in un mondo svuotato che non riconoscerebbero. Per i più grandi poi l’esigenza della passeggiata non esiste neppure: escono per vedere gli amici, non certo per fare due passi». Mi sembra una posizione condivisibile…

«La situazione per i bambini a casa da oltre un mese e per i loro genitori sta diventando molto faticosa e ciò andrà avanti ancora per settimane, mesi. Il virus non ha scadenze! In famiglia si generano tensioni. Se queste si verificano in famiglie caratterizzate già da fragilità economica o da povertà educativa, i bambini sono i primi a pagarne le conseguenze. Inoltre, tanti bambini e ragazzi sono tagliati fuori dalla didattica a distanza perché carenti dal punto di vista tecnologico. La questione dei bambini al tempo del coronavirus è un tema complesso che riguarda più livelli. Sono necessarie tutele di legge, un quadro normativo all’interno del quale i diritti dei bambini e dei ragazzi vengano garantiti. Non si può lasciare una materia così complessa al buon senso di ciascuno di noi, o chiuderla dietro la porta di casa».

Che occorra un quadro normativo che tenga conto di questa materia è condivisibile e forse nei prossimi giorni, visto il perdurare della situazione, tanti aspetti di questa quarantena potrebbero essere definiti ed affrontati meglio. Intanto non ci rimane che restare a casa e ribadirlo anche provando un po’ di vergogna, vista la sostanziale diseguaglianza delle condizioni di ciascuno. C’è chi ha un giardino e chi invece no e c’è chi può seguire la didattica online e chi invece no. Esistono anche condizioni infantili molto più gravi di queste: chi ha problemi di salute, oppure quei 55 bambini in carcere insieme alle loro madri, di cui ha parlato Luigi Manconi in un articolo del 2 aprile scorso.In questo scenario, si può solo sperare nella capacità dei bambini di trasformare tutto in gioco e di sorridere, nonostante tutto.

 

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