«Sono davvero turbato»: lo sfogo di Pasquale Tornatore, vittima del “sistema Montante”

Pasquale Tornatore

«Sono letteralmente sconvolto dalle notizie apparse sui quotidiani che riportano stralci dell’avviso della conclusione delle indagini relative al procedimento Montante bis». Parole di amarezza quelle che l’architetto e imprenditore Pasquale Tornatore affida ad un comunicato stampa pervenuto ieri pomeriggio in redazione.

«Sono davvero turbato» continua una delle persone più colpite dal “sistema Montante”, balzato agli onori delle cronache in anni recenti e descritto in ben due pubblicazioni specifiche, Il padrino dell’antimafia (2019, Zolfo) di Attilio Bolzoni e Il sistema Montante (2019, Bonfirraro) di Salvatore Petrotto.

«Tornatore è già costituito parte civile nel primo troncone d’inchiesta su Montante per essere stato sottoposto – su segnalazione di Montante – ad anomale verifiche fiscali da parte della Guardia di Finanza e per essere stato oggetto – sempre su richiesta dell’ex capo degli industriali – di verifiche attraverso l’accesso abusivo allo S.D.I. da parte di appartenenti alle forze dell’ordine e alla Polizia di Stato».

L’avviso di conclusione delle indagini dell’inchiesta bis è un ulteriore j’accuse nei confronti di pezzi importanti della politica e della burocrazia sottomessi, secondo la Procura di Caltanissetta, a Montante per diversi anni. Nella fitta rete di relazioni composta da persone agli ordini dell’ex potente di Confindustria non c’erano solo grossi nomi della politica ma anche uomini in divisa. Il procuratore aggiunto Gabriele Paci e i sostituti Davide Spina e Claudia Pasciuti hanno iscritto nel registro degli indagati tredici persone alle quali contestano corruzione, truffa e traffico di influenze illecite. Ma torniamo a Pasquale Tornatore e al comunicato in cui lo stesso dice:

«Secondo la ricostruzione della procura di Caltanissetta, per il semplice fatto di essere “inviso” ad Antonello Montante, soprattutto dopo la mia lettera al quotidiano La Sicilia del 14 Agosto del 2013 nella quale misi in dubbio il legame tra Montante ed il presidente della Regione Siciliana dell’epoca Rosario Crocetta e la falsa antimafia sbandierata dal presidente di Confindustria Sicilia,  dopo un mese della mia lettera a La Sicilia, nel Settembre del 2013, sarei stato oggetto di particolari attenzioni dai vertici della direzione investigativa antimafia, i quali avrebbero adottato iniziative pregiudizievoli nei miei confronti al fine di effettuare approfondimenti investigativi e di ottenere l’applicazione di una misura patrimoniale».

Gli avvocati Salvatore e Antonino Falzone, legali di Tornatore, hanno dichiarato che si costituiranno parte civile anche in questo nuovo procedimento penale.

«Gli investigatori» – affermano i legali – «hanno parlato di un interesse bulimico di Montante nei confronti di Tornatore. Non solo, dagli atti di questa nuova indagine sembrerebbero emergere aspetti molto inquietanti e il diretto coinvolgimento di importanti vertici delle istituzioni, con il conseguente venir meno delle garanzie previste per i cittadini in uno Stato di diritto».

Per il reato di associazione per delinquere e corruzione sono indagati con Montante anche l’ex direttore della Dia Arturo De Felice, l’ex capo centro DIA di Palermo Giuseppe D’Agata e l’ex capo centro DIA di Caltanissetta Gaetano Scillia.

«Nell’atto recapitato agli indagati si legge che nel 2013 De Felice in concomitanza di diversi incontri con Montante avrebbe sollecitato i centri DIA in Sicilia per l’avvio di indagini di polizia giudiziaria, anche finalizzate a ottenere misure di prevenzione patrimoniale. Viene inoltre richiamata una riunione operativa in cui il capo della DIA dal settembre 2013 avrebbe sollecitato ulteriori approfondimenti, formalizzando al centro di Caltanissetta la richiesta di acquisizioni documentali proprio su Tornatore». 

A Roma, su richiesta della DIA di Caltanissetta, sarebbero inoltre partiti undici provvedimenti funzionali all’acquisizione di rapporti finanziari intrattenuti da tale Shams Aldin Killi e Tornatore (su questo aspetto seguiranno aggiornamenti). «Approfondimenti – scrivono i PM – che portavano all’acquisizione di elementi del tutto privi di qualsivoglia interesse investigativo».

E ancora: il colonnello Gaetano Scillia, allora capo centro DIA di Caltanissetta, accogliendo le sollecitazioni del direttore «e interloquendo personalmente con il Montante», in un appunto trasmesso al capo del II Reparto, trasmetteva notizie su Pasquale Tornatore allegando informative precedenti al 2012 e lamentando l’inerzia della Procura della Repubblica di Caltanissetta. Lo stesso Scillia inviava un appunto all’allora procuratore capo di Caltanissetta per intraprendere attività investigative. Il colonnello avrebbe anche proposto agli uffici centrali nuovi accessi bancari e accertamenti su Tornatore.

«Pur in evidente assenza di qualsivoglia presupposto – si legge infine nell’avviso agli indagati – ed evidenziata la mancanza di elementi per l’applicazione di una misura patrimoniale, il capo della Dia continuava a proporre l’attivazione dei poteri delegati al direttore (già sollecitati in passato) nei confronti di Pasquale Tornatore».

 

Anche la seconda tranche dell’inchiesta sul leader di Confindustria già condannato a quattordici anni riserva quindi delle sorprese. La giustizia farà certamente il suo corso ma, al di là delle indagini e delle sentenze, a proposito di un sistema profondamente ramificato nella società  si fa strada un interrogativo: quel sistema è veramente finito?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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