Sulla nascita del Partito Comunista d’Italia

Volantino conservato all’Istituto Gramsci siciliano

Oggi ricorre il centenario della nascita del Partito comunista d’Italia, che prese origine dalla scissione di Livorno e diede, nella successiva storia italiana, un contributo decisivo per il progresso materiale, sociale e civile di tutta la società. Il Partito comunista italiano fu determinante per la nascita della Repubblica democratica e per la difesa della democrazia durante gli anni del secondo dopoguerra. I comunisti combatterono infatti clandestinamente il fascismo con ogni forza e non è pensabile una storia della Resistenza che non riconosca il loro enorme ruolo.

Per riflettere sugli avvenimenti del 1921, sul loro sviluppo postumo e sulla piega che presero, fino al 1991, anno in cui il Pci si dissolse dando inizio al processo disgregativo dei partiti della Prima Repubblica, sabato 23 gennaio andrà in onda, in prima serata, il documentario realizzato dal giornalista Ezio Mauro, La dannazione della sinistra – Cronache di una scissione, che peraltro contiene anche l’ultima intervista ad Emanuele Macaluso, dirigente comunista nisseno al quale proprio oggi è stato dato l’ultimo saluto.

Il dibattito nazionale ripropone una domanda: ciò che accadde a Livorno, in seno al XVII congresso del Partito socialista italiano, tra il Teatro Goldoni e il San Marco, fu davvero inevitabile? A prescindere da come la si pensi, un’attenzione al Pci sarebbe bene dedicarla anche a livello locale, almeno oggi. Perché Caltanissetta, città povera di una Sicilia povera, grazie ai comunisti divenne scenario di lotte agguerrite per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di minatori e contadini e riuscì a offrire alla politica regionale e nazionale quadri di livello e di prestigio.

«Io ho preso la tessera del partito nel 1953» dirà Letizia Colajanni, nata nel 1914, a Francesca Paola Vitale, per La memoria dei comunisti nisseni (1988, Istituto Gramsci Siciliano). «L’anno prima ero stata eletta come indipendente al consiglio comunale. I miei ricordi, però, riguardano soprattutto il movimento femminile. Le nostre lotte furono veramente un crescendo: dalle lotte delle donne dei minatori (…) alle lotte contadine, fino alle lotte per le pensioni alle casalinghe e in un tempo più recente, le lotte per la graduatoria unica per le maestre. Erano lotte che interessavano varie categorie e un numero sempre più vasto di donne. Ricordo tante manifestazioni in tanti paesi». Letizia è stata deputata all’assemblea regionale siciliana nella quarta legislatura (1959-1963) e ha fatto parte del consiglio nazionale del sindacato pensionati della Cgil, impegnandosi fino a poco prima della morte, nel 2005. Letizia avrebbe potuto fare una strada politica maggiore se il Pci di allora non fosse stato la struttura maschilista che in molti (e molte) hanno conosciuto. Errori ne furono fatti molti, ma il Partito comunista ha comunque avuto il grande merito di traghettare il Paese nella modernità, raccogliendo le istanze dei senza voce e traducendole in un miglioramento innegabile delle condizioni di vita. Stupisce che vi siano pochi commenti, sui social, da parte di chi ha vissuto questa militanza, a Caltanissetta, per ricordarne pregi e difetti. Con l’eccezione di Peppe Lucchese, prima Pd e poi Italia Viva, che lavora attualmente in INDIRE, agenzia Erasmus del Ministero dell’Istruzione: «Non chiedetevi cosa è stato il Partito Comunista Italiano. Chiedetevi cosa sarebbe stato questo Paese senza, il Partito Comunista Italiano».

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