Centenario del Partito comunista italiano: Giuseppe Dolce e i ricordi di un giovane degli anni Sessanta

Giuseppe Dolce

Sempre in occasione del centenario della scissione di Livorno, riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di Giuseppe Dolce, a lungo dirigente del Pci ed oggi militante del Pd:

«Per quegli strani “intrecci” del destino, oggi 21 Gennaio ricorre il centenario della nascita del PC d’Italia (dalla scissione dal Partito Socialista) e oggi si sono pure svolti i funerali di un grande dirigente del Pci, Emanuele Macaluso, che aveva aderito al partito durante il fascismo, a 18 anni, nel periodo della clandestinità. Dico questo perché sembra quasi emblematico che un comunista come Macaluso abbia concluso la sua vita di combattente proprio nel giorno in cui si ricorda la nascita del partito a cui ha dedicato la sua intera vita e dal quale ha avuto tantissime soddisfazioni politico- culturali e riconoscimenti che oggi gli sono stati tributati da tutti, in primo luogo da un altro grande siciliano: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Mi si chiede di dire qualcosa sulla mia esperienza e sul mio ingresso e vissuto all’interno del Pci. Già questo mi mette in difficoltà, perché non saprei indicare una data precisa. Infatti nasco in una famiglia di comunisti, mio padre Ferdinando ed i suoi fratelli Giuseppe (Peppino, indimenticato sindaco di Delia, il paese da cui origina la mia famiglia) ed anche l’altro fratello Francesco (socialista lombardiano) erano militanti di quella sinistra unitaria del dopoguerra, definita non a caso, social- comunista. Pertanto cresco in un ambiente dove la discussione e la politica sono pane quotidiano. “Cresciuto a pane e politica” (come ironicamente si diceva!). La mia prima tessera alla Federazione giovanile comunista risale al 1963. Allora erano gli anni del Liceo e le battaglie ideologiche erano quotidiane e spesso sfociavano in scontri ravvicinati, specie con i fascisti che allora erano numerosi ed agguerriti. Ricordo alcune manifestazioni organizzate per Trieste, con presidi contrapposti e contestazioni. Il mio primo sciopero vide noi giovani comunisti partecipare ad una manifestazione di zolfatari, operai e contadini, organizzata con la Cgil di cui, ricordo era segretario provinciale Orlando, un compagno di origini palermitane. Sotto la statua di Umberto I ci abbracciammo per sancire la lotta comune e “Operai e studenti uniti nella lotta” era lo slogan gridato a viva voce! Oggi questi ricordi fanno sorridere se pensiamo alla situazione ‘politica’ attuale ed alla scarsa considerazione che i giovani prestano alle vicende politiche, non certo per loro responsabilità, ma per lo scadimento di una classe politica ridotta ormai, tranne rare eccezioni, a modesti faccendieri digiuni culturalmente.

Negli anni Sessanta e Settanta, i giovani partecipavano attivamente ed il dibattito politico era animato e produttivo. Certo anche allora esistevano problematiche e contrapposizioni tra i giovani che si affacciavano alla vita politica e sociale ed i dirigenti dei partiti. La mia generazione ha avuto la fortuna di confrontarsi con dirigenti della levatura dei Colajanni, Macaluso, Lamarca, Lapaglia, Larocca. Ricordo un segretario provinciale inviato da Roma, Ferreri (fratello del grande regista) molto preparato ed aperto al dialogo, che favori l’ingresso nel partito di tantissimi giovani, tra i quali ricordo Michele Geraci, Leonardo Lombardo, Nicola e Franco Boccadutri, che erano già inseriti, ed ancora Angelo Pitruzzella, Cristina e Fiorella Falci e poi ancora Peppe Balistreri, mio fratello Luigi, Peppe Di Vincenzo ed Antonio Riolo. Ne dimentico molti perché l’elenco è lungo! Non erano tutte rose e fiori e le contestazioni di noi giovani riguardavano soprattutto la gestione alquanto burocratica nell’organizzazione del partito e spesso anche l’uso spregiudicato del ‘centralismo democratico’. Erano contrapposizioni alla luce del sole ma anche scontri duri e polemiche accese!

In occasione della invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica, ci furono scontri con l’ala che faceva riferimento a Cossutta (a livello nazionale) e poi ancora contrapposizioni proseguite negli anni 1989 e ‘91, quando con la svolta della Bolognina ci si divise con la conseguente scissione di Rifondazione! Altri tempi e altra temperie, altre battaglie politiche, di cui oggi si sente tanta nostalgia per la passione e per la condivisione di valori e di principi alti.

Oggi si fa fatica ad ascoltare le informazioni politiche e ci si commuove quando malauguratamente si ricorda un grande della politica. Ma voglio concludere con una nota ottimistica, perché vedo tanti giovani preparati e di valore interessarsi alla politica e a loro dobbiamo passare il testimone, favorendone la crescita e la responsabilizzazione. Senza quella scissione del 21 Gennaio di cento anni fa, con la nascita del Partito Comunista Italiano, non sarebbe stata possibile la nascita e l’affermazione di una Repubblica Italiana Democratica!»

 

 

 

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