Verde speranza

Il verde è un colore acceso, che mette in risalto tutto ciò che avvolge o circonda. “Chi si veste di verde, della sua beltà troppo si fida” dice un vecchio detto. Sarà per questo che, ad un tratto, ci si accorge che l’edificio di fronte al Palazzo del Carmine ospita uno store di oggetti a buon mercato che, a detta di alcuni, stonerebbe con un contesto generale di cui si conserva la memoria? Eppure  da tempo quel locale è adibito a tanti usi: prima negozio di abbigliamento, poi sfitto, poi comitato elettorale, eccetera eccetera. Hanno provato in diversi modi a rimarginare la ferita dovuta alla chiusura del Gran Caffè Romano, ancora aperta nell’immaginario di chi non riesce a cercare altre vie rispetto ad un passato importante ma ormai concluso.

Un comunicato stampa del PD di qualche giorno addietro, fa notare che “dove una volta c’erano gioiellerie, bar o negozi di alta qualità oggi ci sono negozi di chincaglieria o sono vuoti”. Nel titolo del comunicato stampa, viene adoperato, per l’ennesima volta, il termine “salotto”, mentre il presidente regionale di Italia Nostra Leandro Janni, in un intervento pubblicato oggi dalle testate locali, parla di “decoro”, prendendo spunto da una nota di Caltanissetta protagonista. Un recente comunicato stampa del M5S, a proposito dell’attività della IV Commissione consiliare, sottolinea poi come “la rigenerazione di una città passi anche dai suoi immobili, che rappresentano una risorsa e un’occasione di crescita e sviluppo per il territorio nisseno sia in termini economici che materiali”. Ma è possibile immaginare una città o una parte di essa avulsa dai meccanismi economici e sociali che condizionano tutte le nostre vite? Perché non ci si addentra nel sistema di relazioni che governa oggi il centro, spesso dipinto come esclusivo luogo di degrado?

Forse dovremmo essere grati a quel verde, perché improvvisamente riusciamo a vedere negozi e merci di un mercato che da anni attraversa e trasfigura tutto, anche i centri storici, senza tenere conto di velleità e ambizioni da città di provincia come la nostra. Nelle case moderne, il salotto non è più la stanza che si tiene da conto per gli ospiti, sempre pulita e inavvicinabile e anche il “decoro” è un concetto che si addice più alla borghesia ottocentesca che alla realtà delle piazze di oggi. Nel centro storico di Caltanissetta molti negozi hanno chiuso i battenti rendendo lunghi tratti di strada deserti e con poche attrattive, mentre chi rimane si barcamena tra mille difficoltà. Nessuno si erge a difensore di quel verde e nessuno vuole sopravvalutare il valore di ciò che offre quel negozio ma entrambe le cose pongono una questione di sostanza: sarà possibile tutelare e valorizzare il centro storico cercando di andare oltre i vecchi schemi ai quali siamo ancorati? Sarà possibile farlo tenendo conto dei cambiamenti dell’economia e della società nel decidere quali siano i reali e più urgenti problemi da affrontare?

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