Black lives matter anche a Caltanissetta

Quando nel 1961 il leader dell’Africa post coloniale Patrice Emery Lumumba venne assassinato, a Caltanissetta si tenne uno sciopero di 24 ore, con la partecipazione in massa dei minatori. Questo episodio fu raccontato da Michele Castronovo, minatore in pensione e militante del PCI, alla studiosa Francesca Paola Vitale per una raccolta di memorie. Nel 1961 non c’era ancora internet e sebbene i social network fossero inimmaginabili, un fatto accaduto in Africa arrivava a scuotere le coscienze di quei nisseni che credevano nei diritti inalienabili di tutto il genere umano. Oggi la realtà è molto cambiata ma era da un po’ che a Caltanissetta non si assisteva ad una protesta per un fatto accaduto in un luogo del mondo apparentemente lontano dalla nostra vita di provincia. Solo apparentemente, però.

“Black lives matter”, alla lettera “le vite dei neri contano”: si chiama così il movimento internazionale di lotta contro il razzismo nato all’interno della comunità afroamericana. E ieri, lo slogan “black lives matter” ha spinto tante persone, in diverse città d’Italia, a scendere in piazza per dire no al razzismo, per chiedere più inclusione sociale, per condannare senza se e senza ma l’assassinio di George Perry Floyd per mano dell’agente di polizia Derek Chauvin.

Un presidio si è svolto anche a Caltanissetta, organizzato da Elia Miccichè, Carlo Vagginelli, Peppe Cammarata, Ennio Bonfanti, Claudia Cammarata, Ivo Cigna, Gabriele Buscarino, Fausto Terrana, Andrea Alaimo e Stefania Sorrentino. Cittadini e associazioni hanno manifestato contro il razzismo e le diseguaglianze in piazza Garibaldi, cuore di quel centro storico che è stato definito dal PD nisseno, in maniera miope, “luogo di degrado” da salotto culturale ed economico che era. Oggi il centro storico raccoglie invece sfide moderne e si fa promotore di nuove aggregazioni, all’insegna di quell’uguaglianza che la manifestazione di ieri vorrebbe più diffusa. Numeroso il cartello di associazioni presenti in piazza: ANPI provinciale, Onde donneinmovimento, Casa delle Culture e del Volontariato, Legambiente, Etnos, Iside, Attivarcinsieme, Rete degli Studenti Medi, Circolo Aut.

Il presidio è stato organizzato nel rispetto del distanziamento fisico da coronavirus e il comitato promotore ha segnato croci sull’asfalto per indicare lo spazio che ciascun manifestante avrebbe dovuto occupare per evitare assembramenti. Tutte le persone intervenute indossavano poi la mascherina nel rispetto degli altri, consapevoli che le azioni messe in atto per bloccare il contagio debbano indurre tutti a pensarsi come appartenenti a una collettività. Uno spettacolo ben diverso da quello offerto dalle piazze della destra, disordinate e irrispettose, a Roma come a Milano. Dopo diversi interventi e il gesto simbolico del mettersi in ginocchio, il presidio si è concluso intonando “Bella ciao”, il canto nato durante la Resistenza che oggi scandisce il ritmo di tutte le lotte per l’uguaglianza dei diritti fra esseri umani.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo.

© Ogni riproduzione anche parziale di questo contenuto e' riservata.

Diritto di replica e rettifica: ai sensi dell'art. 8 della legge sulla stampa 47/1948, chiunque volesse far vale il proprio diritto di replica o rettifica, e' pregato di contattare il direttore di questa testata all'indirizzo email: marcellageraci@hotmail.com
Ogni commento agli articoli sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato.
Non saranno ammessi turpiloqui, flames, comportamenti non decorosi, commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'intero lavoro della Redazione.
Per segnalazioni e refusi potete rivolgervi al direttore di questa testata all'indirizzo email: marcellageraci@hotmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *