Aiutarli a casa nostra: le riflessioni di Vincenzo Sorrentino e l’esperienza di Giovanni Annaloro

L’Europa non è solo austerità o debito pubblico: oggi, per buona parte del mondo, essa è costituita dalle sue frontiere e dalla concezione dei diritti umani che ne deriva. L’Europa deve accogliere o respingere chi scappa da guerre, carestie e morte? A definire quel che è l’Europa attuale è anche, forse meglio dire soprattutto, il tema delle migrazioni.

Nel suo libro, Aiutarli a casa nostra, Per un’Europa della compassione (2018, Castelvecchi), il professore di Filosofia politica Vincenzo Sorrentino sfida i discorsi sul buonismo in voga in questi anni e  studia l’atteggiamento dell’Europa nei confronti delle  migrazioni contemporanee da un punto di vista prepolitico. Scrive infatti Sorrentino:«è della nostra disposizione interiore nei confronti di queste persone che intendo parlare. Non delle misure economiche, sociali, politiche, necessarie per far fronte alla tragedia a cui stiamo assistendo, ma di quello che sentiamo nelle pieghe più profonde di noi stessi». Il libro scorre quindi su un registro etico concepito come presupposto di ogni politica, un punto di vista che induce a chiedersi quale sia il sentimento diffuso che suscitano oggi gli immigrati e chi opera in loro aiuto, in Europa ma anche a Caltanissetta. Prendendo spunto dalle pagine di Sorrentino abbiamo quindi rivolto la nostra domanda a Giovanni Annaloro, avvocato e membro dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), da anni impegnato sul fronte dell’aiuto alle persone migranti. Quale atteggiamento i cittadini nisseni riservano ai migranti ma anche a chi presta loro assistenza?

«Da tempo – dice Giovanni Annaloro – l’Associazione Carta di Roma segnala le tematiche legate all’hate speech, ovvero le azioni e i discorsi finalizzati all’incitamento dell’odio. Si parte da discorsi apparentemente leggeri sui social fino ad arrivare a delle vere e proprie liste di proscrizione, nelle quali vengono inseriti, cosa accaduta anche al sottoscritto, gli avvocati che difendono i migranti. Ci si trova quindi a dover svolgere la propria attività, il proprio patrocinio difensivo, in un clima sociale di ostilità, provocato dalla pubblicazione del nome dell’avvocato in siti gestiti da pseudo gruppi per la difesa della razza. Il fenomeno assume contorni sempre più pericolosi e preoccupanti e la continua circolazione di questi contenuti induce, nella migliore delle ipotesi, ad una confusione sul fenomeno immigrazione e, nella peggiore, alla crescita di un razzismo che si presenta prima in maniera strisciante per poi manifestarsi anche con azioni individuali ma pubbliche. A mio parere è necessario un investimento forte nella cultura della solidarietà umana e del rispetto dell’individuo e delle genti».

Sarà “l’etica della prossimità”, della quale parla Sorrentino e che pone al centro la disposizione del cuore, il sentire l’altro, a salvarci dall’odio? Voi che ne pensate?

 

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