Che senso ha oggi l’8 Marzo? Ne parliamo con l’antropologa Melina Pignato

Foto di Paola Angelucci

Anche quest’anno è calato il sipario sull’8 Marzo ed abbiamo pensato di fare un bilancio sulla Festa della donna, quest’anno trascorsa forse in maniera più sentita che negli anni precedenti. Sarà grazie allo sciopero e al fatto che molti traguardi raggiunti in materia di pari opportunità sono stati messi di recente in discussione? Abbiamo così rivolto le nostre domande all’antropologa Melina Pignato. Ha ancora senso l’8 Marzo oggi? Oppure la Festa della donna è stata banalizzata, gli è stata cioè sottratta la funzione originaria?

«Domanda complicata… La mia risposta è che sarebbe peggio se l’8 Marzo non ci fosse e che ha un senso perchè le donne hanno ancora molto da conquistare e molto da difendere. Simone De Beauvoir ricordava che nulla è acquisito una volta per tutte nel campo dei diritti, e il momento attuale mi sembra giustificare pienamente questo timore. Semmai, si tratta di contrastare la ritualizzazione dell’8 Marzo e di provare a renderlo vero ogni giorno. Per semplificare, penso che l’8 Marzo abbia due nemici. Uno è la trasformazione in “festa”, con mimose, pacchettini, decorazioni rosa, cioccolatini, peluche… L’8 Marzo non è una festa, è un giorno di riflessione e di lotta. Il secondo nemico è la sua “carnevalizzazione”. Il Carnevale propriamente detto e più in generale quelli che in antropologia si chiamano “rituali di ribellione” prevedono comportamenti trasgressivi di vario tipo, l’inversione dei ruoli sociali e sessuali, la messa in scena di un mondo alla rovescia alla fine della quale tutto torna com’era. L’8 Marzo, fra le altre cose, ormai da tempo include anche manifestazioni e comportamenti di questo tipo. Mariti che per un giorno si occupano delle faccende domestiche e dei bimbi, tavolate di amiche libere di far tardi senza compagni al seguito, serate con spogliarellisti e pubblico ovviamente solo femminile. Un’inversione di ruoli ma anche una mimesi, un’imitazione di quello che fanno gli uomini, un adeguamento a canoni e modelli maschili. L’8 Marzo è anche questo, anzi in molti casi e per molte donne è solo questo. Diceva un’antropologa francese, Francoise Hèritier, che le donne, se vogliono essere padrone di sè stesse, dovrebbero evitare accuratamente tutto quello che le rende ridicole».

Non credi che, quest’anno, l’8 Marzo sia stato più sentito, anche per lo sciopero che è stato proclamato e per il fatto che, oggi, alcuni traguardi raggiunti sono stati messi in discussione?

«Sì, ho avuto anch’io l’impressione che l’8 Marzo quest’anno sia stato più sentito e partecipato. Lo sciopero ha inciso, a mio avviso: gli scioperi focalizzano l’attenzione. E sicuramente, e secondo me forse anche di più, pure l’altro elemento citato da te, il fatto che venga messo in discussione quello che (erroneamente) era ormai dato per acquisito e perfino scontato. A questo proposito, è fondamentale trasmettere a bambine e adolescenti l’idea che quello che possiedono non è scontato per nulla. Bisogna raccontare loro il passato più o meno vicino delle donne, e il loro presente in altre società».

Otto marzo di festa, di lotta, tutte e due le cose? Voi cosa ne pensate?

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