Guardateci negli occhi: cosa resta dopo l’8 marzo?

Un momento della presentazione

Ci sono i volti della pittrice ma anche dell’insegnante, della casalinga e della prostituta tra i sessantaquattro ritratti di donne siciliane contemporanee che compongono la mostra fotografica “Guardateci negli occhi”, sostenuta dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dal Museo Internazionale delle Marionette. Presentata ieri a Caltanissetta, al piano terra di Palazzo del Carmine, la mostra è attualmente allestita al Centro espositivo d’Arte Contemporanea dell’ex rifugio. A sollecitarne la presenza nellanostra città, le associazioni Onde donneinmovimento, Fotonauti e Tra le righe.

Anche quest’anno è calato il sipario sull’otto marzo, ma gli sguardi e i sorrisi immortalati dai quindici artisti siciliani che partecipano all’esposizione continuano a raccontare emozioni e sentimenti e a stimolare  nuove domande. Una per tutte: come se la passano oggi le donne nel nostro Paese e nella nostra provincia?

«La condizione femminile è uno di quegli elementi che attestano il grado di civiltà raggiunto da un Paese» ha detto il Presidente della Repubblica nel suo discorso perla Festa della donna, dedicata, quest’anno, al tema dello sfruttamento sessuale. Quanti sono, allora, i passi da compiere per raggiungere un buon grado di civiltà in un’Italia dove il divario di opportunità tra uomini e donne si legge, prima che negli altri settori, nella rappresentanza politica e nel linguaggio? Dal governo gialloverde, con tredici ministri e cinque ministre, fino a Caltanissetta, con una sola candidata donna in corsa per la sindacatura. Dalle offese irripetibili del consigliere leghista Galli ad Emma Marrone fino all’infelice espressione, nel dibattito politico locale in vista delle amministrative, del non avere “moglie da gestire”, che ha suscitato riprovazione e commenti da parte del popolo nisseno dei social.

Nell’ex rifugio

Quanti e quali sono questi passi da compiere ce lo dice Claudia Cammarata, presidente di Attivarcinsieme, circolo Arci di San Cataldo. «Perchè le donne possano riappropriarsi dei propri spazi – dice Claudia – sia nella vita pubblica che nella sfera privata è necessario che sia dato loro il modo di prendere consapevolezza di sè stesse, dei propri diritti, della propria storia. E’ necessaria una nuova coscienza femminile e anche maschile: una coscienza che veda nelle donne non un sesso debole da calpestare o da proteggere ma delle interlocutrici da trattare alla pari e di cui si tenga conto nelle scelte che riguardano la vita pubblica. Attualmente nella nostra provincia ci sono diverse associazioni che operano nelle scuole con progetti di educazione civica e di genere: sono iniziative fondamentali affinché le bambine e le ragazze conoscano i cammini che hanno portato le donne a conquistare diritti fondamentali di cui oggi noi tutte godiamo. Ma non basta: servono progetti capillari e programmi sistemici nelle scuole. Serve la collaborazione delle istituzioni, la sensibilizzazione al rispetto e alla non violenza. Mi auguro che le amministrative di aprile siano l’occasione per le donne di Caltanissetta di mettersi in gioco e di dimostrare il proprio valore e di farsi portavoce della battaglia contro le discriminazioni di genere e la violenza sulle donne».

Claudia Cammarata

Intanto, la mostra è un altro passo in più per guardare, guardarsi e riflettere.

 

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