Cosa è stato fatto per il centro storico fino ad oggi? L’intervento dell’architetto Leandro Janni

Il quartiere Provvidenza cade a pezzi ed è uno dei luoghi importanti del cuore della città. Negli anni vi sono stati interventi per cercare di riqualificare il centro storico? Di quanto è stato fatto, o non è stato fatto fino ad oggi, parla Leandro Janni, architetto e presidente regionale di Italia Nostra. Un intervento lungo ma interessante, che vi proponiamo per intero.

“La storia di Caltanissetta è lunga e complessa: indigeni, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, aragonesi, catalani, borboni si sono succeduti nel cuore dell’Isola, lasciando testimonianze architettoniche e urbanistiche significative, ancora leggibili. Gli anni successivi all’unificazione d’Italia furono caratterizzati da una certa prosperità economica. Anni legati all’intensa attività estrattiva nelle miniere di zolfo. La città cresce e, tra Ottocento e Novecento, realizza gli edifici più importanti, ridefinisce la propria struttura amministrativa e urbanistica, accoglie nuovi abitanti. Dagli anni Sessanta in poi, Caltanissetta si espande inesorabilmente, a macchia d’olio, sul territorio circostante, determinando di fatto l’abbandono degli antichi quartieri del suo centro storico.

Oggi la situazione è grave, gravissima. Il patrimonio storico-abitativo è in disfacimento. Crolli, cedimenti si verificano sempre più spesso. Nessuna amministrazione tra quelle succedutesi dagli anni Sessanta ad oggi, è stata in grado di elaborare e portare a compimento un progetto organico di recupero del centro storico. Una responsabilità pesante.

Nella Caltanissetta contemporanea lo spazio viene utilizzato in termini economici di efficienza e profitto, secondo una prassi urbanistica decisionale, espressione di un nomos, di un sapere/potere, che opera per conto di interessi sostanzialmente speculativi. Il territorio, lo spazio delle nostre città, delle nostre campagne è oggi fortemente caratterizzato da un’edilizia senza forma e senza qualità, che ha quasi cancellato i luoghi originari, realizzando metri cubi su metro quadrato di anonime, indifferenti costruzioni. Una sorta di scacchiera confusa, dispersa e indefinita; non pensata, non immaginata. Un inevitabile, pervasivo “dappertutto”. Eppure, in questo nuovo paesaggio, noi viviamo quotidianamente – in un certo senso – come radicati nell’assenza di luogo, come stranieri. Tanti sogni vivono dentro, percorrono (ancora) questa città. E d’altronde è una città, Caltanissetta, abitata da sessantamila anime vive.

Di certo, in questa città, non ci sono “piani”. Manca il nuovo Piano regolatore generale, manca un Piano particolareggiato per il centro storico, manca un Piano per il verde cittadino (aiuole, parchi e giardini), manca il “PUT” – Piano urbano del traffico (l’assessore e l’ufficio competente comunque ci sono). Da circa quattro anni esiste (nientemeno!) un Piano paesaggistico, ma è come se non ci fosse: la città non ne ha consapevolezza. E il cosiddetto “Piano strategico” che fine ha fatto? E il Piano urbano del commercio? E un Piano di area vasta per la Sicilia centrale? Insomma: mancano i piani e ovviamente, inevitabilmente, inesorabilmente manca un’autentica, fondamentale “programmazione”, della città e del suo territorio.

Non si tratta certo di sciocchezze, di bazzecole. Di nissene elucubrazioni filosofiche. Affatto. Si tratta di cultura urbana e territoriale, di economia, di sociologia, di antropologia. Si tratta di cultura politica e istituzionale. Di sviluppo. O meglio, di progresso. E i risultati si vedono: malgrado diversi e ripetuti tentativi di suggestiva “narrazione politico-amministrativa”, tutto è incerto, indefinito, debole. Confuso. Prevale un senso di precarietà, di povertà; di mancanza di prospettiva. Ad ogni modo, di “progetti” ancora se ne fanno: prima erano progetti di edilizia o di urbanistica, adesso sono progetti di “architettura moderna e contemporanea” (vedi il progetto della “Grande Piazza”). Però anche qui i risultati sono piuttosto deludenti. Se non scoraggianti. E i costi pubblici sono rilevantissimi. Insomma, i sogni ci sono e vanno benissimo, ma poi devono diventare progetti e i progetti devono necessariamente conformarsi ad un piano, ad una strategia. Ad una visione di città. Di territorio. Secondo una visione organica, “olistica” – direi. E, tutto questo, deve essere compreso , assimilato e condiviso dai cittadini.

Emblematico, a tal riguardo, in negativo, l’iter di “Agenda urbana”, caratterizzato dalla consueta, ostinata opacità di gestione dei fondi e del progetto, da parte dell’Amministrazione comunale. E invece tutti dovrebbero concorrere, ciascuno secondo il proprio ruolo e le proprie possibilità, alla edificazione di questo grande “piano-progetto” collettivo che si chiama sviluppo, progresso. Che si chiama “futuro”.

In queste elezioni amministrative nissene del 2019 tutti i candidati a sindaco parlano di “centro storico”. Ma, alla luce di quanto successo fino ad oggi, viene in mente, inevitabilmente, la famosa “tela di Penelope”. Si discute, si parla e si straparla, si elaborano, si rielaborano, si presentano e ripresentano programmi e progetti, ma nulla – di fatto – viene portato a compimento. Nulla viene realizzato, quantomeno per ciò che riguarda il patrimonio abitativo storico all’interno dei quartieri Angeli, Provvidenza, Santa Flavia, San Rocco. 

Quella del centro storico è una questione certamente complessa, difficile. Una questione che richiede risposte complesse, autentiche, non improvvisate, non episodiche.  Una questione che contiene dentro di sé diverse altre questioni, diversi altri temi: le dinamiche sociali, l’identità culturale e sociale, la pianificazione urbana e territoriale, il problema della casa, la conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, il tema del restauro, la manutenzione degli edifici, la viabilità, il verde, i parcheggi, il decoro urbano. E poi: l’efficienza e l’efficacia organizzativa, operativa delle istituzioni, il reperimento e la gestione delle risorse economico-finanziarie, la qualità dei servizi, le infrastrutture a rete, l’artigianato, il lavoro.

Infinite volte, noi di “Italia Nostra”, abbiamo evidenziato, sottolineato che il centro storico rappresenta una risorsa, un’opportunità straordinaria per lo sviluppo economico e sociale della città. Il suo recupero, la sua “rigenerazione” richiederebbero grande impegno politico e istituzionale, capacità di programmazione e progetto; trasparenza amministrativa, capacità di coinvolgimento e coordinamento dei diversi soggetti pubblici. Sarebbe altresì necessario istituire un “Ufficio del Centro Storico” e uno specifico “Assessorato comunale per il Centro Storico”. Attivare una politica che sappia incoraggiare, incentivare l’intervento privato.

Di certo qualunque strumento tecnico, giuridico, economico che ha riguardato il centro storico di Caltanissetta è stato, in questa irredimibile e opaca città, affrontato, elaborato, pubblicizzato, propagandato, neutralizzato e infine dimenticato. L’unica Amministrazione comunale che ha tentato di intervenire con un progetto importante e innovativo, coraggioso, in centro storico, e specificatamente nel quartiere Provvidenza, è stata l’amministrazione (di centro-sinistra) Abbate. I tecnici incaricati della variante al Piano regolatore generale (più di vent’anni fa) avevano elaborato un progetto architettonico-urbanistico (per il quartiere Provvidenza) molto interessante. L’ipotesi progettuale fu fortemente criticata e osteggiata dall’intellighenzia locale. L’amministrazione Abbate fu costretta a ritirare il progetto. Da allora nulla è stato fatto. Da allora soltanto crolli, degrado e i consueti, inesorabili proclami”.

Leandro Janni, presidente Italia Nostra Sicilia

 

 

         

 

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Un pensiero riguardo “Cosa è stato fatto per il centro storico fino ad oggi? L’intervento dell’architetto Leandro Janni

  • 5 Marzo 2019 in 13:27
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    Da candidato a l consiglio comunale, vorrei contribuire, fattivamente , alla riposo l’azione e la valorizzazione del nostro patrimonio storico culturale.
    Nello specifico, parlando di centro storico, non vedo altro futuro che in due destinazioni, botteghe d’arte e albergo diffuso.
    Questo tipo di risposta, ritengo sia di gran lunga la migliore,
    Se si vuole rispettare la conformazione originaria.
    Da anni, propongo di istituire il premio internazionale per l’artigianato artistico e tradizionale Real Maestranza.
    Denominazione che accumuna ben sette nazioni, compresa l’Italia.
    A questo punto del discorso,
    Voglio fare appello alle vostre, intelligente e coscienze.
    Riuscire a richiamare ben sei nazioni tipo Egitto, Colombia, Marocco, Spagna, Olanda, Marocco, Malta.
    Ad esporre il meglio del loro artigianato artistico e tradizionale.
    Significa a mio modesto parere, proporre Caltanissetta come una vetrina internazionale.
    Che di per se generebbe un circuito turistico di spessore.
    Ma se attraverso il premio, riusciamo ad intrattere i migliori.
    Potrebbe nascere l’università dell’artigianato e di conseguenza consegnare gli edifici ai giovani artigiani, che vogliono aprire in centro storico.
    Sarebbe un unicum.
    Un centro storico che propone, sette tipi di artigianato.
    Una semplice, rilettura o riproposizione di una nostra tradizione, identitaria, che con pochi, milioni di euro, può dare una risposta globale a tutte le problematiche, giustamente piste dall’ottimo
    Leandro Janni

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