Dalla lettura di Valerio Castronovo alle parole di Ester Vitale: facciamo un salto in Europa!

Ester Vitale

Un’Europa senza slancio e senza vigore pare aver disatteso le speranze che gravitavano attorno alla sua istituzione. La crisi esplosa a partire dal 2008, le rigide politiche di austerità e le resistenze alle riforme strutturali hanno creato un’Europa a due velocità e determinato differenze abissali tra una forte area nordica a trazione tedesca e un’area meridionale e mediterranea che si caratterizza per una debolezza quasi endemica. Può l’Unione Europea, guidata da una Germania sempre più forte, ritentare la strada dell’integrazione economica, politica, sociale e culturale fra tutti gli Stati membri? Nel libro intitolato La sindrome tedesca (2014, Laterza), lo storico Valerio Castronovo ricostruisce le vicende europee a partire dalla caduta del Muro di Berlino. Gli argomenti del volume sembrano lontani da Caltanissetta, ma lo sono apparentemente. Anche noi abbiamo i nostri e le nostre rappresentanti nelle istituzioni europee, come Ester Vitale, componente del Comitato economico e sociale europeo. Partendo dalle questioni più urgenti poste dal libro, abbiamo rivolto ad Ester qualche domanda e le abbiamo chiesto di dirci qual è la funzione del Comitato di cui fa parte. «Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), istituito dal Trattato di Roma del 1957, è un organo consultivo dell’UE che comprende rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e di altri gruppi di interesse. Formula pareri su questioni riguardanti l’UE per la Commissione europea, il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo, fungendo così da ponte tra le istituzioni decisionali dell’UE e i cittadini dell’Unione».

Quando hai iniziato a farne parte?

«Sono stata nominata componente del Comitato nel dicembre del 2016, con nomina del Consiglio europeo su indicazione del governo italiano».

In che modo e in che misura città come la nostra possono beneficiare di istituzioni come queste?

«Caltanissetta potrebbe trarre molto vantaggio dal Comitato, qualora ne conoscesse le funzioni». Nel corso dell’intervista, Ester ci rivela come nessuna istituzione locale l’abbia contattata dopo la sua nomina. L’unico interesse suscitato nei suoi confronti proviene dalle scuole e dalle insegnanti, che spesso la invitano ad incontrare ragazze e ragazzi sui temi dell’Europa. «Noi utilizziamo pochissimo e male i fondi europei e il Comitato potrebbe fare da tramite per far conoscere professionisti esperti nella progettazione europea e le associazioni di supporto, in modo da avere delle dritte sull’utilizzo dei fondi».

Ti ricordi il tuo primo giorno a Bruxelles? Potresti raccontarci le tue impressioni e sensazioni di allora?

«Certo! Per me era tutto nuovo perchè sono stata a Bruxelles da turista ma non avevo mai visitato i palazzi delle istituzioni. Devo dire che loro hanno un’organizzazione eccellente. Sono stata accolta da un addetto del Member Desk che mi ha guidata attraverso il palazzo e mi ha dato il badge per aprire le porte. Sono stata accolta bene, anche se il primo giorno è stato massacrante. La prima riunione è durata dalle 9.30 alle 20.00, con la sola pausa pranzo. Era una riunione molto importante, dove si trattavano parecchi temi, come ad esempio i diritti sociali».

Me la descrivi una tua giornata tipo, da componente del Comitato?

«Noi del Comitato non abbiamo una retribuzione ma solo un rimborso spese e andiamo a Bruxelles quando ci sono le riunioni, che di fatto sono settimanali. Per me è particolarmente faticoso perchè non c’è un volo diretto. Ho preso casa a Bruxelles, anche perchè la mattina le riunioni iniziano per le 9.00 / 9.30. Raggiungo la sede a piedi perchè abito nel quartiere europeo. Al Comitato siamo divisi in sei sezioni, che si occupano di unione economica e monetaria; agricoltura e ambiente; diritti sociali e del lavoro; rapporti coi Paesi terzi; trasporti e infrastrutture e intelligenza artificiale e tecnologie. Io mi occupo di unione economica e monetaria e agricoltura e ambiente».

Qual è l’atteggiamento nei vostri confronti da parte dei colleghi europei? Secondo te, i tuoi colleghi in Europa e gli europarlamentari si impegnano a sufficienza per l’Italia o considerano il loro ruolo più onorifico che concreto?

«I nostri colleghi sono abbastanza solidali con noi, ma l’Italia non fa una bella figura. Tra gli europarlamentari italiani ce ne sono alcuni che sono stimati moltissimo, come il Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari e chi si occupa di Credito e Finanza. La media di presenze degli eurodeputati italiani è buona, però si è perso il contatto coi territori di provenienza. Il lavoro a Bruxelles impegna moltissimo perchè si tengono riunioni in continuazione e si studia moltissimo. Gli eurodeputati, però, hanno i segretari, gli assistenti e quindi potrebbero impegnarsi di più nel rapporto coi territori di provenienza».

Secondo te, l’Unione europea va ripensata? Quale dovrebbe essere la strategia a lungo termine per affrontare la questione delle migrazioni e risolvere o attenuare il problema delle diseguaglianze esistenti fra i cittadini dei Paesi membri e fra una zona e l’altra dell’Europa?

«Per poter funzionare, l’Europa deve avere un’istanza sovraordinata agli Stati membri, cioè gli Stati devono cedere una quota di sovranità. Cedendo quote di sovranità anche il ruolo della Germania potrebbe essere ridimensionato. L’Italia avrebbe tutto da guadagnare da questa cessione stringendo le alleanze giuste e invece addebitiamo all’Europa colpe che sono nostre. L’Europa è più avanti degli Stati membri che la compongono e anche se le politiche di austerità vanno superate, è vero anche che dall’Europa all’Italia sono arrivati tantissimi soldi. L’Europa ha dato risorse agli Stati più poveri ma questa politica compensativa non l’abbiamo saputa sfruttare. Io credo che l’Europa vada ripensata anche per ritornare allo spirito della socialdemocrazia che l’ha resa grande».

Perchè la diffusione crescente di populismo e xenofobia?

«Potenze come gli USA e la Russia non vogliono un’Europa forte. Per la Brexit c’è stata una forte spinta americana e in Italia la Russia, tramite una scorretta informazione, alimenta un forte sentimento antieuropeo. C’è poi la crisi della sinistra, che aveva coltivato, giustamente, il sogno che tutti potessero migliorare la propria condizione e che non ha poi saputo coinvolgere gli esclusi dalla vita politica. Prorpio nelle situazioni di crisi è più facile l’emergere di autoritarismi, un fenomeno che si accompagna sempre alla creazione di un nemico fantasma. L’Europa non è il vero nemico e non lo sono neppure le persone migranti. Non c’è un nemico, c’è un modello da sconfiggere, che è il modello americano del capitalismo spinto e senza freni».

Stai promuovendo qualche iniziativa per far conoscere il Comitato e le istituzioni europee in Sicilia?

«Il 29 e 30 aprile, a Palermo, una delegazione del Comitato incontrerà imprese, amministratori locali, associazioni e sindacati sui temi dell’ambiente e della gestione dei rifiuti, presso la Confcommercio».

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