Caltanissetta, città atterrita o connivente? Parla Gianpiero Casagni, uno dei primi cronisti ad occuparsi del “sistema Montante”

Anche se non lo ha dato a vedere, la città ha atteso con ansia l’uscita del nuovo libro di Attilio Bolzoni, Il padrino dell’antimafia, Una cronaca italiana sul potere infetto (2019, Zolfo). Il libro di Bolzoni si legge tutto d’un fiato perchè è scorrevolissimo, proprio come un romanzo d’appendice. Ma il racconto del giornalista è ben lontano dall’essere una finzione letteraria, e ci offre invece una ricostruzione puntuale di quello che è stato definito “sistema Montante”, balzato agli onori delle cronache solo in anni recenti. Nella narrazione di Bolzoni, Caltanissetta dismette i panni della provincia tranquilla e un po’ anonima che tutti conosciamo, per diventare invece il cuore pulsante di un sistema affaristico destinato a condizionare la politica e l’economia della Sicilia e del resto del Paese.

Il libro è anche una lezione di giornalismo, troppo spesso sostituito da una comunicazione che non si pone obiettivi di verità e che cerca di ingraziarsi il potente di turno. «Mi sconvolge, in questa storia» scrive Bolzoni a pagina 112, «come la “comunicazione” si sia divorata l'”informazione”. L’ha ammazzata. Il marketing ha oscurato le notizie e ogni tentativo di dignitoso giornalismo».

Gianpiero Casagni è uno dei primi cronisti ad essersi occupato del “sistema Montante” per il settimanale messinese «Centonove». Gli abbiamo chiesto come è cambiata la sua vita e come sono cambiati i rapporti con i suoi colleghi dopo essersi occupato di questa vicenda. «Rapporti con i colleghi non ne ho avuti. Gli unici colleghi coi quali ho avuto rapporti sono stati quelli del giornale («Centonove») e Franco Viviano e Attilio Bolzoni. Per il resto, isolamento totale, tranne che con qualcuno con cui ho rapporti di amicizia, ma di questa vicenda non si parlava.

Neanche l’Ordine si è sognato… neanche una telefonata dal presidente. Al giornale, non abbiamo mai avuto paura di prendere un buco. Scrivevamo con calma, perchè tanto nessuno scriveva queste cose. E’ andata così. A Caltanissetta la sensazione che molti sperassero nella scivolata ce l’ho avuta, ce l’ho e ce l’avrò sempre. La scivolata di fare un errore per poi darti addosso. L’isolamento va esteso a familiari, fidanzate. Persone che prima si avvicinavano e salutavano, non si avvicinavano e non ci salutavano più».

Gli chiediamo anche se Caltanissetta, secondo lui, sia una città atterrita da questo sistema, come l’ha definita Bolzoni, o invece connivente. Ci ha risposto così: «E’ atterrita una parte e connivente l’altra. Non è che, in tutto il periodo che Montante era in auge, non ci fosse la gente che si opponeva, che cercava di alzare la testa. La reazione di questa gente, però, è stata stronacata dai mezzi di informazione. I mezzi di informazione hanno avuto una grande responsabilità».

Cosa ti aspetti dall’Ordine, ora? «Non mi aspetto niente. Ho oltre diecimila giorni di iscrizione all’Albo. Quando hanno dato le targhe per l’anzianità di iscrizione, a me spettava ma non me l’hanno data. Ci passo sopra».

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