Del Coronavirus e di altre storie. La peste di Camus e la riflessione dell’assessore Marcella Natale

Provate a immaginare «una città delle solite, (…) di aspetto tranquillo, (…) senza piccioni, senza alberi e senza giardini, dove non si trovano né battiti d’ali né fruscii di foglie». Una città insignificante dove una noiosa routine prende il sopravvento su qualsiasi emozione. Così Albert Camus descrive Orano, la città della costa algerina nella quale ambienta il romanzo La peste, pubblicato nel 1947 e tradotto nel 1948 da Bompiani. Il bellissimo romanzo dello scrittore e filosofo francese, tra i più importanti del Novecento, oggi torna a scalare la classifica delle vendite. Già quattro giorni fa su Ibs La peste era infatti volato dalla 71esima posizione al terzo posto (fonte: “La Repubblica”). Si tratta di uno degli effetti meno drammatici del Coronavirus: riscoprire i classici che presentano situazioni, per molti versi, simili alla nostra attualità, come le zone rosse, il distacco, l’adattarsi della quotidianità ad un’emergenza, l’incertezza. L’essere reticenti al saluto con abbracci e baci, una rinuncia alla nostra gestualità più familiare.

La professoressa Natale durante l’incontro con lo scrittore Andrea De Carlo al Ruggero Settimo

La penna di Camus fa scoppiare ad Orano un’epidemia di peste e la città diventa lo scenario in cui far muovere sentimenti e passioni attraverso i personaggi del romanzo. Il medico Rieux lotta tenacemente contro il morbo facendo il proprio lavoro. Il giornalista Rambert vorrebbe tornare a casa, in Francia, ma decide poi di rimanere a dare una mano nella città piegata dalla peste. Il giovane Tarrou istituisce le formazioni volontarie per far fronte alla calamità e tanti altri personaggi vivono la città colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda, ognuno con la propria indole.

Qual è il rapporto della fede religiosa con la morte? Si può essere felici da soli? Fare sempre il proprio dovere è l’unica cosa possibile? Sebbene il riferimento storico del romanzo sia la Resistenza francese all’occupazione nazista, il libro sviluppa temi ancora oggi fondamentali e il suo repentino successo di vendite nell’emergenza attuale suscita interrogativi sul ruolo che la letteratura riveste nella vita di ciascuno, ben al di fuori delle aule scolastiche.

«In questo momento in cui le persone sono invitate a rimanere a casa, credo che ognuno di noi potrebbe dedicarsi a riflettere e trascorrere qualche momento in solitudine» dice Marcella Natale, docente e assessore comunale alla Cultura. Tra le organizzatrici del festival dedicato alla lettura “Sicilia dunque penso”, Marcella Natale consiglia la lettura di due libri di Guido Ceronetti, Pensieri del tè e Tra pensieri. Perché leggere può essere un esercizio valido a rafforzare la nostra dimensione umana, soprattutto nei momenti come questi.    

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