Emanuele Macaluso e la sinistra

Emanuele Macaluso (foto tratta dal web)

Se qualcuno volesse conoscere gli esordi politici di Emanuele Macaluso, niente sarebbe più appropriato della lettura del suo libro 50 anni nel PCI, edito da Rubettino nel 2003. Il lettore potrebbe infatti addentrarsi nell’ambiente in cui quello che può essere considerato l’ultimo siciliano della generazione dei sovversivi, ben raccontata da Filippo Falcone nella sua pubblicazione recente, muoveva i primi passi.

«Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta» – scriveva Macaluso «a Caltanissetta, frequentavo l’Istituto tecnico minerario. […] All’Istituto minerario avevo costituito un gruppo antifascista e genericamente socialista a cui aderivano i ragazzi della mia età o poco più anziani. C’era la guerra, che ci pose tragici interrogativi e ci costrinse a riflettere su noi, su ciò che ci circondava, sul domani così incerto. […] Il fascismo aveva solleticato le ambizioni della piccola borghesia urbana, alla quale mise gli stivali e distribuì impieghi […] ma il dominio restò saldamente in mano ai baroni. […] La guerra ci sollecitò a riflettere su tutto: la pace, la libertà, l’emancipazione sociale. Ho detto che il gruppo che avevo costituito era genericamente socialista perché in questa direzione spingeva la condizione sociale in cui vivevamo […]».

A queste righe seguono vicende in cui la clandestinità, l’anonimato, la passione politica e la forza delle idee hanno il sopravvento sulla vita povera di mezzi che caratterizzò gran parte di quei sovversivi la cui storia va ben oltre la persona di Macaluso, che pure, dopo aver aderito clandestinamente al Partito comunista d’Italia, è stato un dirigente di primo piano del Pci e del sindacato ed uno studioso della realtà politica del nostro Paese fino a pochi giorni prima di morire.

Nato nel 1924 egli fu infatti segretario provinciale della Camera del Lavoro di Caltanissetta e nel 1947, segretario regionale della Cgil. Divenuto nel 1957 vicesegretario regionale del Pci, ne diventa successivamente segretario. Dal 1951 al 1962, Macaluso è deputato regionale e dal 1963, nazionale. A partire dall’VIII Congresso del Pci fa parte del Comitato centrale e dal IX è membro della Direzione del Partito. Membro della corrente migliorista, ne diventa un esponente di spicco e nel corso della sua vita politica riesce anche a far parte della Segreteria del Pci e a divenire direttore del quotidiano «L’Unità» dal 1982 al 1986 e del quotidiano «Il Riformista», dal maggio 2011 fino alla chiusura del giornale, avvenuta nel marzo 2012.

Emanuele Macaluso è morto stanotte, all’ospedale Gemelli di Roma, all’età di 96 anni, dopo essere stato ricoverato per problemi cardiaci aggravati da una caduta. Fino all’ultimo è intervenuto nel dibattito politico anche sfruttando i social e la sua pagina Em.Ma.

Definito da più parti la memoria storica della sinistra italiana, ai giorni nostri è stato spesso considerato quasi l’unica voce narrante la storia di una sinistra che in realtà è stata molto più complessa e non interamente ascrivibile all’ottica da cui Macaluso si affacciava. Una sinistra ricca di protagonisti, di primo piano e non, la cui vicenda offre ancora spunti e angolazioni da analizzare meglio. Del resto, non sono proprio il ricordo, e un approccio al passato che mostra i suoi limiti, a caratterizzare una classe politica dalla visione spesso corta e che, navigando a vista, si barcamena nel gestire l’esistente? Possiamo ad ogni modo dire che Emanuele Macaluso fa parte di una classe politica di altri tempi, la cui statura oggi, per diverse ragioni, non esiste più.

 

 

 

 

 

 

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