Una timida rossa bandiera: i Sovversivi di Filippo Falcone

Filippo Falcone
La copertina del libro (foto tratta dal web)

 

Esiste una storia della quale non si parla abbastanza, a Caltanissetta. Una storia che collega la nostra provincia a quella, ben più vasta, del Paese ma anche dell’Europa. È la storia dell’antifascismo nisseno, con i suoi uomini (e donne) e i luoghi in cui si tesse la trama per costruire un’Italia libera. Di questa storia si è a lungo occupato Filippo Falcone, studioso della Sicilia contemporanea ed in particolare delle lotte operaie e contadine organizzate nella nostra provincia. Proprio quest’anno è uscito il suo ultimo libro, Sovversivi, edito da Salvatore Sciascia nella collana di Studi dell’Istituto Gramsci Siciliano. La pandemia e la conseguente emergenza sanitaria hanno ovviamente messo in secondo piano eventi culturali e nuove pubblicazioni ma si tratta di un volume che vale davvero la pena di leggere, per i suoi protagonisti e per gli ambienti che Falcone racconta.

La provincia degli anni Venti del secolo scorso, per il suo sviluppo geografico longitudinale, mostra una fisionomia che va dal latifondo del grano alla realtà ambientale e sociale del gesso e dello zolfo. In questo scenario emergono una ricchezza concentrata nelle mani di pochi e una povertà diffusa, che interessa innumerevoli persone di tutte le età, e differenze di classe stridenti che vengono acuite col nascere e l’affermarsi del regime fascista. Filippo Falcone utilizza le Carte del Casellario Politico dell’Archivio Centrale dello Stato, il recuperato Archivio dell’ANPI-Caltanissetta ma anche la stampa e la documentazione dell’epoca per ricostruire uno spaccato provinciale in cui, fin dai primi anni del fascismo, c’è chi combatte ferocemente Mussolini e il regime.

Leggere Sovversivi è come penetrare nel retro della chiesa valdese in cui, a Riesi, il gruppo dei comunisti allestisce una piccola biblioteca per la formazione culturale e politica dei militanti. Una stanzetta che permette ai minatori, e a chi viene tenuto fuori dai circuiti ufficiali della cultura, di leggere Guerra e Pace di Tolstoj e I Miserabili di Hugo e prendere coscienza del proprio essere nel mondo. Ci si trova all’interno delle osterie o di botteghe artigiane adibite a ritrovo degli antifascisti, un fronte variegato che riesce ad aggregare socialisti, comunisti, anarchici ma anche cattolici e persone di ogni condizione sociale, da quel Pompeo Colajanni divenuto, durante la Resistenza, il celeberrimo comandante Barbato liberatore di Torino, a minatori e calzolai che Falcone tira fuori dall’anonimato, per restituirgli il significato più alto delle loro azioni. Nell’immediato dopoguerra, non tutti riusciranno a diventare sindaco come Antonio Di legami a Riesi, o ad occupare gli scranni del consiglio comunale. Quel che emerge dal libro è che ognuno dei protagonisti non rinunzia a fare la sua parte mostrando coraggio civile e politico non solo imbracciando il fucile, ma anche diffondendo stampa clandestina o semplicemente ingenerando sfiducia nei confronti di un regime che mostrava ogni giorno di più le sue falle e di una guerra che si sarebbe irrimediabilmente persa.

Non è un esercizio retorico riflettere sui tanti chi e perché si trovano alla base della nostra libertà di oggi e il libro di Filippo Falcone ci restituisce una Caltanissetta diversa da quella a cui siamo abituati. I Sovversivi ci mostrano infatti una provincia moderna, vitale, al passo con i tempi di chi, allora, in tutta Europa, sognava la democrazia.

 

 

 

 

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