Emergenza economica: protesta dei commercianti

Una piazza è tante storie ed è difficile raccontarle tutte. Questa mattina, in piazza Garibaldi, alla protesta organizzata dai commercianti c’era chi nella propria attività ha investito tutto, sogni e denari. Una piazza piena, dove è difficile stare senza assembrarsi, per quanto i tentativi di svolgere la manifestazione rispettando le regole non manchino. Davanti all’ingresso del Comune, il sindaco Roberto Gambino e gli assessori della sua giunta ascoltano le parole che le persone intervenute gridano al megafono. Lo strumento acustico a forma di imbuto ricorda piazze d’altri tempi, se non fosse che, oggi, a manifestare è quel ceto medio che raramente si incontra alle manifestazioni. La “vecchia piccola borghesia” di Claudio Lolli rischia di essere spazzata via non tanto dal vento della rivoluzione ma dall’acuirsi della crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria.

«Non vogliamo elemosina ma sostegni per ripartire», «vogliamo aprire in sicurezza», «vogliamo lavorare», «vogliamo tornare ad assumere»: poche parole, semplici, in una situazione in cui è difficile stabilire come procedere. Da un lato la necessità di arginare il contagio da Covid-19 richiede prudenza, dall’altro, chi non lavora da mesi necessita di sostegno economico urgente ed efficace. Nello spiazzo davanti al Comune si incontrano ristoratori, parrucchieri, estetisti, esercenti di abbigliamento e calzature. Alcuni reggono cartelli con gli slogan che vogliono far arrivare all’opinione pubblica, altri ascoltano i colleghi che prendono la parola per manifestare le loro istanze a chi, a vario titolo, governa, in uno scenario in cui essere all’opposizione diventa quasi una fortuna. Tra le richieste avanzate, l’apertura dei codici Ateco esclusi dalla vigente zona rossa, la riattivazione del credito d’imposta sugli affitti, il blocco degli assegni postdatati così com’è avvenuto ad aprile e maggio 2020 e la revisione e l’annullamento di tasse e tributi del 2020 e 2021.

Per gli intervenuti la zona rossa è inadeguata e l’assistenza economica, insufficiente. Hanno ragione? Sicuramente occorrono ristori immediati  per sostenere i commercianti ma sarà il contagio da Covid-19 a stabilire l’opportunità della zona rossa. E’ possibile già da ora riflettere, però, su alcuni aspetti fondamentali che il malessere in atto rischia di far passare in secondo piano: la necessità di estendere la vaccinazione e quella di rispettare le regole anti-contagio. Perché questa è una partita che non può essere giocata soltanto dai governi, ma chiama in causa la responsabilità individuale di ognuno. In questo scenario, la sola certezza è il malessere con cui le istituzioni dovranno fare i conti e la speranza, una classe politica all’altezza delle sfide che ha davanti.

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