19 Giugno 2024
L'opinione

Fascista, neofascista, liberista, neoliberista; forse sì, forse no. Una riflessione di Loredana Rosa

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Loredana Rosa (Governo di Lei) sulla politica del nostro Paese.

Loredana Rosa
Tutte le stagioni felici sono uguali, ogni stagione infelice è infelice a modo suo, è per questo che è più difficile riconoscerle e aiutarle a sottrarsi all’infelicità
Questa nostra è una stagione infelice, riconoscere la sua infelicità, anche solo “nominarla”, è quasi impossibile.
Abbiamo grandi esperienze di stagioni infelici alle quali abbiamo dato nomi e sulle quali sono state scritte molte pagine, guardarle da lontano ci consente di vederle meglio, di mettere insieme i pezzi e trovare gli “incastri”, i perché e i come, ma nella stagione in cui viviamo ci “siamo dentro”, siamo immerse e circondate, offuscate e assordate dal presente.
Da quando Meloni è diventata presidente del consiglio la nostra stagione è diventata più infelice e la nostra infelicità è diventata più difficile da “nominare”. Fascista sì, fascista no; neofascista o liberista, forse neoliberista.
L’accapigliarsi dei politologi continua mentre la stagione infelice trascorre sulle nostre vite.
Sappiamo che dare il nome alle cose le rende reali e riconoscibili, dare il nome ai processi storici è più complicato certo ma non meno necessario.
Prendiamo “fascismo”, se quando pronunciamo questa parola evochiamo Mussolini che abbaia dal balcone di palazzo Venezia, le scorribande delle camicie nere, il Manifesto della razza, l’olio di ricino, gli slogan, il cialdino e Gregorio Pecco, le parate con gli arsenali vuoti e i premi alle famiglie numerose, tra una risata e una lacrima possiamo dire che il fascismo appartiene al passato e non ha niente a che fare con il nostro tempo. Ma il fascismo non è stato “solo” questo, lo sappiamo bene, ha profondamente inciso sulla cultura e sui comportamenti individuali e collettivi, ha avvolto le persone in una morsa di controllo sociale strettissima, ha lasciato libertà e fornito aiuti alle imprese private purché si adeguassero formalmente al corporativismo, “dichiarassero” fedeltà al regime e dessero lustro e lucro alla Nazione, allo Stato e al Partito accomunati dall’essere e dirsi “fascista”, ha trasformato lo Stato liberale in un regime totalitario, ha coinvolto gli italiani in una terribile guerra.
Possiamo forse dire che il fascismo anche per questi suoi aspetti non può riprodursi nel tempo attuale? Certo il nostro è uno Stato democratico, i diritti politici e sociali sono universalmente riconosciuti, la consapevolezza politica delle masse non è all’anno zero e, tra un incidente di percorso e l’altro, la democrazia partecipativa ha fatto un suo corso, ma, fuori dallo stabilire se la Storia si ripete o non si ripete, pensiamo sia possibile che nuove forme di totalitarismo possano generarsi qui e adesso, in uno Stato democratico nato dalla Resistenza antifascista?
Si può dire che anche totalitarismo è parola del secolo scorso…
Io credo che dobbiamo fermarci, è tempo di smentire Ionesco e “comunicare”, trovare un linguaggio comune, dare nome alle cose e alle azioni, perciò esaminiamo le azioni di questo governo e diamogli un nome dandogli al contempo un significato.
Possiamo concordare sul termine “berlusconismo” sappiamo cosa ha significato e cosa significa anche se il principale protagonista è morto, come è morto Mussolini; allo stesso modo possiamo dare alle azioni, alle idee, ai contenuti politici dell’attuale governo il nome di “melonismo”?
Certo è presto, il “thatcherismo” per farsi definire ha impiegato un po’ di più; così il “lepenismo”, Marine lo ha ereditato da papà pur mettendoci del suo; la Nostra de noantri vive tempi più veloci ed è una underdog, perciò il “melonismo” esiste e sta già facendo la sua parte di danno come i/le già citati/e.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *