Fase 2: il sindaco Gambino si faccia portavoce del diritto alla salute dei nisseni! Una nota del Polo Cives 3.0

(Foto tratta da internet)

Prenotazioni non accettate, reparti che non rispondono al telefono, tutte situazioni che, in questi mesi, ma anche in questi ultimi giorni, abbiamo potuto sperimentare personalmente. Con la Fase 2 ci si avvia piano piano al ritorno della normalità e non è il caso che anche questa situazione si sblocchi? Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Polo Cives 3.0 che pone all’attenzione del sindaco e dei cittadini questioni più che urgenti:

«In questi ultimi mesi abbiamo vissuto un’emergenza sanitaria a tutti i livelli che mai avremmo pensato di dover affrontare. In forza del diritto alla salute riconosciuto dalla Costituzione, abbiamo avuto garantito un servizio sanitario pubblico, volto a tutelare tutti i cittadini, senza distinzione alcuna. Abbiamo accettato consapevolmente la chiusura di servizi ospedalieri e ambulatoriali, per tutelarci e per tutelare gli altri dal covid19. Tante persone affette da gravi patologie hanno accettato di rinviare per tutta la “Fase 1” della pandemia, cure e accertamenti diagnostici importanti.

Ma nella “Fase 2” tutto ciò non può più essere tollerato.  Abbiamo sentito cittadini lamentare disservizi gravi: – prenotazioni non eseguite anche per richieste urgenti; – CUP che ancora non accetta nuove prenotazioni (confermate dai medici come richieste urgenti); – mancata comunicazione da parte di alcuni reparti dei referti relativi ad accertamenti eseguiti prima della chiusura; – difficoltà di accesso a tali servizi (linee telefoniche dei CUP intasate o reparti che non rispondono alle chiamate); – esami istologici eseguiti in tempi troppo lunghi.

Qualche giorno addietro sul giornale la Repubblica è apparso un articolo che evidenziava che le visite cardiologiche vengono fissate dopo circa un anno dalla prenotazione, e a Caltanissetta hanno rifiutato prenotazioni per un elettrocardiogramma sotto sforzo perché il tempo di attesa ha superato l’anno. Molti cittadini lamentano che diversamente dal servizio sanitario pubblico, il servizio sanitario privato funziona già da tempo per le urgenze con liste di attesa accettabili, e se a pagamento in pochissimi giorni.

Anche il rapporto 2020 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica, ha evidenziato come negli ultimi anni la sanità italiana abbia privilegiato i grandi ospedali super specializzati a discapito dell’assistenza sul territorio, con l’obiettivo di risparmiare e di rendere il sistema più efficiente, ma con il risultato di lasciare la popolazione in molti casi indifesa, come è emerso durante l’emergenza del coronavirus.

Inoltre nelle ultime settimane sono diverse le azioni giudiziarie avviate nei confronti di dirigenti e funzionari della sanità pubblica di alto livello, proprio in relazione alle forniture legate alla salvaguardia del personale sanitario in questa pandemia, e nella gestione di servizi nell’ambito sanitario pubblico.

A questo punto viene da chiedersi: come mai il servizio privato funziona e quello pubblico no? Può il privato da solo supplire al servizio pubblico, garantendo il servizio a tutti i cittadini anche non abbienti?

Chiediamo al Sindaco, nella sua funzione di autorità sanitaria locale di controllare come, quando e quanti servizi vengono assicurati dall’ASP di Caltanissetta, posta a servizio di circa 250000 utenti del centro Sicilia, e di farsi portavoce degli interessi legittimi dei cittadini nisseni per la difesa della loro salute, nei confronti della dirigenza dell’ASP di Caltanissetta, dell’Assessorato alla Sanità della Regione Siciliana e del Ministero della Salute».

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