Fuga da Pian del Lago: considerazioni di Claudio Lombardo

Claudio Lombardo

Sulla fuga delle persone migranti dal CARA di Pian del Lago, riceviamo e pubblichiamo una nota di Claudio Lombardo, attualmente counselor in Mediazione culturale e dottore in Servizio sociale. Claudio Lombardo ha svolto attività politica dal 1975 e ha ricoperto l’incarico di presidente provinciale dell’ARCI per diversi anni:

«Non era necessario possedere una palla di vetro o avere particolari capacità divinatorie per prevedere che le persone trattenute a Pian del Lago avrebbero prima o poi tentato, a mio giudizio giustamente, la fuga per raggiungere le destinazioni previste fin dall’inizio del loro viaggio.

Alla stessa maniera, almeno per me, non era difficile immaginare che questo fatto avrebbe scatenato una valanga di commenti e prese di posizione. Aggiungo, però, non immaginavo tanta virulenza, un ciarpame composto, in ordine decrescente, da: luoghi comuni, pregiudizi, ignoranza, malafede, cattiveria e razzismo.

Commenti di ogni tipo provenienti da ogni ceto sociale, sesso e genere, cultura e formazione ma tutti accomunati da un solido filo rosso costituito da un’unica caratteristica: aprire la bocca (o meglio digitare) molto prima della formulazione di un pensiero che sostenesse quel che veniva detto e/o scritto.

Sui pregiudizi come sui luoghi comuni letti ed ascoltati non dico nulla perché, come Sociologia e Psicologia ci spiegano, sono euristiche utilizzate per risparmiare quella energia necessaria alla formulazione/creazione di un pensiero. Sia ben inteso parliamo di energia minima, non occorre tanta sapienza o conoscenza per elaborare un pensiero ma appare evidente che pur quel minimo è del tutto assente.

Alla stessa maniera sorvolo su commenti chiaramente razzisti, oscenamente razzisti. Solo, mi sia consentito, un commento: leggere come ho letto, “ma quando si apre la caccia?” non può trattenermi dall’esprimere tutto il mio sgomento (e disprezzo) verso questo genere di affermazioni.

Su ignoranza e malafede qualcosa voglia aggiungerla: sono la micidiale combinazione che ha fatto sì che il sindaco della città venisse coperto di insulti.

Premetto subito che non l’ho votato ne lo farò in futuro.  Sono anzi convinto che è meglio che questa esperienza si concluda al più presto per la sua manifesta incapacità a governare e per l’assoluta assenza di un progetto di governo. Vada a casa per responsabilità ben precise e non per quelle che non ha.

Non decide lui infatti sulla dislocazione di chi approda a Lampedusa o su altre spiagge siciliane, non decide lui in quali centri queste persone devono essere accolte, non decide lui categorie, numeri e permanenze: sono decisioni che competono ad altri.

Potrebbe il sindaco chiedere, ma non è detto ottenere, la chiusura del centro di Pian del Lago (cosa che io, l’ARCI, i movimenti antirazzisti nisseni e siciliani chiedono da almeno due decenni).

So che non lo farà, ma so anche, anche qui la previsione è facile, che se questo avvenisse verrebbe accusato dai locali commentatori emettitori di vuote parole di non occuparsi degli interessi della città. A dirigere il coro troveremmo sicuramente l’uomo buono per ogni stagione che, come il figliol prodigo, è tornato alla casa del padre dopo aver ossequiosamente cantato in tutte le lingue i mantra dei porti in cui è approdato.

No cari lupacchiotti da tastiera, il sindaco nulla può e aggiungo che nulla possono ministri, governi, unione europea per arrestare o tentare di frenare quel che avviene in queste settimane tra le due sponde del mediterraneo (e non solo qui ma non voglio incasinare ulteriormente le vostre già confuse menti).

Le barche, barchette, barconi carichi di umanità approderebbero comunque a Lampedusa, sulle nostre spiagge. Se non ve ne foste accorti i tanto sbandierati decreti sicurezza voluti dall’osceno ex ministro degli Interni sono (per gravi e colpevoli responsabilità dell’attuale governo) ancora lì.

Ed ancora, non c’è in essere nessuna missione mare nostrum e le nostre motovedette ben si guardano dall’intervenire per evitare le gravissime violazioni delle motovedette libiche.

Infine le navi delle ONG accusate indegnamente di essere fiancheggiatrici dei trafficanti di esseri umani sono quasi tutte sotto sequestro.

Gli esseri umani arrivano da soli, tristemente da soli e con grandi rischi, quasi sempre vittime di spietati trafficanti.

Non è questa la sede per spiegare cosa sono i push factors e i pull factors che stanno dietro i fenomeni migratori, ma basta leggere anche un piccolo riassunto di un qualsiasi studente di sociologia per comprenderli. Nello stesso riassunto magari troverete spiegato che chi migra (tranne che nel caso delle migrazioni forzate) non è quasi mai il più povero, il malato, l’ignorante. Migrare significa avere energie fisiche per sostenere il viaggio, risorse sufficienti per pagarselo, competenze minime per inserirsi nelle società di destinazione. Si tratta insomma delle risorse migliori di quei paesi…. Quelle risorse che potrebbero garantirne lo sviluppo se i predatori dei nord globalizzati la smettessero di accumulare ricchezze sulla pelle di miliardi di persone. Se la si smettesse una volta per tutte di cianciare banalità del tipo “aiutiamoli a casa loro”. Basterebbe restituire il maltolto e risarcire per i danni arrecati in secoli di rapine.

I danni arrecati hanno effetti duraturi e con le migrazioni dovremo (per fortuna aggiungo ancora) convivere a lungo, anche perché, molto banalmente, siamo noi i primi pull factors!

La sfida non è contenerle ma governarle, Un governo che le sottragga all’osceno traffico dei mercanti di esseri umani. un governo capace di costruire sistemi di accoglienza ed inclusione e che non destini queste persone alle discariche umane di baumaniana memoria.

Un governo che impedisca sfruttamento, negazione di diritti, un governo che assicuri vita e dignità a tutti gli esclusi dei sud globalizzati del mondo, compreso gli esclusi italiani “cittadini” a pieno titolo di quei sud a cui ho appena fatto riferimento. Dentro le discariche umane non vanno solo i migranti, vanno gli espulsi delle nostre città, i precari, i marginali. Non è negando i diritti degli “stranieri” che si restituiscono diritti agli italiani.

Se arrivano fin qui è perché sono spinti dagli stessi che spingono ai margini delle nostre città milioni di persone, gli stessi che hanno interesse a mantenere ben rifornite le discariche umane per attingere a forza lavoro spogliata di ogni diritto e che non guardano al colore della pelle ma al livello di ricattabilità, che però dalla separazione attraverso la linea del colore è accresciuto.

Il traffico di esseri umani non lo si arresta con politiche securitarie e repressive. Riaprire le frontiere, assicurare percorsi di accesso “legali” è l’unica strada per restituire dignità e diritti a chi arriva e sgombrare il campo di presunti problemi di sicurezza (presunti perché inesistenti, non fondati su dati reali figli di un pensiero mainstream diffuso per sostenere politiche securitarie rivolte a tutti).

È solo affermando i diritti di tutti, garantendone la fruizione e la spendibilità, immaginando e progettando un mondo più equo che potremo oggi governare le migrazioni, domani favorire (per chi ne ha voglia) percorsi di rientro nei paesi di origine e includere nelle nostre città, nei nostri paesi tutti gli esclusi. Non prima gli italiani, prima ed esclusivamente gli esseri umani».

 

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo.

© Ogni riproduzione anche parziale di questo contenuto e' riservata.

Diritto di replica e rettifica: ai sensi dell'art. 8 della legge sulla stampa 47/1948, chiunque volesse far vale il proprio diritto di replica o rettifica, e' pregato di contattare il direttore di questa testata all'indirizzo email: marcellageraci@hotmail.com
Ogni commento agli articoli sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato.
Non saranno ammessi turpiloqui, flames, comportamenti non decorosi, commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'intero lavoro della Redazione.
Per segnalazioni e refusi potete rivolgervi al direttore di questa testata all'indirizzo email: marcellageraci@hotmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *