La biblioteca vivente: una bella idea anche per Caltanissetta

(Foto tratta dal web)

“Gli svedesi sono tutti biondi”, “le donne sole sono acide”, “i migranti sono spacciatori”, “i siciliani sono tutti mafiosi”: quante volte ci è capitato di sentire queste frasi, magari al bar ma anche in TV o in luoghi che si vorrebbero scevri da stereotipi e pregiudizi? Quante volte queste frasi non vengono pronunciate ma i discorsi le sottendono, come se fossero verità dimostrate una volta per tutte e difficilmente incontrovertibili? Chi di noi non si è mai imbattuto negli stereotipi o nei pregiudizi che riguardano determinate categorie di persone o condizioni? Chi può dire di non aver mai sofferto, sulla propria pelle, queste generalizzazioni così difficili da rimuovere?

Usato per la prima volta con significato sociologico da Walter Lippmann nel 1921, lo stereotipo è uno schema generalizzato al quale ricondurre indiscriminatamente gli individui che appartengono ad una specifica categoria di persone, senza tenere conto delle differenze. Il pregiudizio è invece un atteggiamento ostile e negativo nei confronti degli individui appartenenti ad uno specifico gruppo di persone, per il fatto di appartenere a quel gruppo. Il pregiudizio è la base della discriminazione, un comportamento ostile e negativo nei confronti degli individui appartenenti ad uno specifico gruppo verso cui si nutre pregiudizio, proprio per il fatto di appartenere a quel gruppo (le definizioni sono tratte da Psicologia sociale di Elliot Aronson, Timothy D. Wilson e Robin M. Akert, traduzione italiana a cura di Paola Villano, Bologna, Il Mulino, 1999).

“E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” scriveva il celeberrimo Albert Einstein e proprio questa è la frase scolpita nell’home page del sito della Biblioteca vivente, una bella iniziativa che avrebbe dovuto essere inaugurata anche a Caltanissetta ma che non è più andata in porto per varie ragioni.

La Biblioteca vivente nasce in Danimarca negli anni Ottanta con lo scopo di promuovere la comprensione reciproca e ridurre i pregiudizi. “Nella realtà – si legge nel sito dell’iniziativa – le categorie non esistono, esistono solo le persone con le loro storie personali, le loro scelte e i motivi che le hanno determinate”.

Dal 2011 in poi, la cooperativa sociale ABCittà ha organizzato in Italia numerose edizioni della Biblioteca e informazioni a riguardo si trovano in https://bibliotecavivente.org/identita/. Come funziona la Biblioteca vivente? I libri sono “umani” e cioè le persone che raccontano la propria storia ai “lettori”, all’interno di un evento in cui avviene il dialogo. Fra i libri umani vi sono persone di culture diverse dalla nostra, persone che hanno esperienza di detenzione in carcere o che hanno avuto una dipendenza da sostanze stupefacenti. Ancora persone di diverso orientamento sessuale e soggetti che vivono condizioni conosciute ai più solo attraverso stereotipi o pregiudizi, e che invece meriterebbero un’attenzione maggiore perché portatori o portatrici di storie più complesse di quel che comunemente si crede.

La Biblioteca vivente è una realtà presente in diverse città italiane e per realizzarla sono necessari un gruppo promotore locale, l’individuazione dei temi da affrontare e la formazione dei libri umani che narrino le proprie storie, insieme ad altro per favorire la riuscita dell’evento. I limiti dell’iniziativa? Il vissuto singolo non può essere esaustivo di un’intera fascia di persone che vivono determinate condizioni. I pregi? Il caso singolo può mettere in moto percorsi informativi liberi da schemi preconcetti e stimolare curiosità nei riguardi di ciò di cui si vorrebbe sapere di più.

In questo periodo di forte intolleranza, che si manifesta soprattutto attraverso i discorsi d’odio che invadono i social, anche le città come Caltanissetta potrebbero trarre vantaggio da iniziative come queste.

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