16 Luglio 2024
L'opinione

Morte di un generale. Riflessioni di Loredana Rosa

(Foto tratta dalla pagina web di Sky Tg 24)

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Loredana Rosa (Governo di Lei) a proposito della morte del generale Claudio Graziano, presidente di Fincantieri. Loredana Rosa comunica che il Presidio di donne per la pace previsto, a Caltanissetta, il 24 giugno, si terrà invece il mese prossimo a causa del ballottaggio:

Morte di un generale

Il generale Claudio Graziano è morto d’amore, si è suicidato perché non poteva più vivere senza l’amatissima moglie morta ad aprile dell’anno scorso. Epilogo commovente e imprevisto per un uomo che ha scelto la guerra come professione e le armi come strumenti di lavoro.

La morte di un generale, per quanto resa pubblica dal circo mediatico, non avrebbe attratto la mia attenzione se non fosse che il generale Graziano era il presidente di Fincantieri.

Il militare

Graziano sceglie la carriera militare sin da giovanissimo, frequentando con profitto “l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino dove si laurea. A Trieste consegue un’altra laurea e, a Roma, un Master. Poi da Ufficiale di fanteria, alpino, scala cariche alla “Taurinense” fino allo Stato Maggiore dell’Esercito.” “Finisce in Mozambico, in missione di pace delle Nazioni Unite, poi è Addetto Militare all’Ambasciata d’Italia di Washington D.C. (Usa) e di nuovo in guerra. Comanda infatti la “Brigata Multinazionale Kabul” in Afghanistan. Nel 2007 è nominato Force Commander della missione UNIFIL in Libano, come Comandante delle Forze dell’ONU e Capo Missione per aiuti umanitari e di soccorso. Nel 2011 è Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, poi Capo di Stato Maggiore della Difesa; dal 2018 al 2022 è Presidente del Comitato Militare dell’Ue (European Union Military Committee).” (da «Ho perso la strada»: così è morto il generale Claudio Graziano, di Alba Romano pubblicato il 18 giugno 2024 su Open).

Dal 16 maggio 2022 è Presidente del Consiglio di amministrazione di Fincantieri S.p.A. e dal 28 settembre 2022 è Presidente di Assonave (Associazione Nazionale dell’industria navalmeccanica), lo sarà sino al giorno della sua morte 17 giugno 2024. Abbiamo quindi un militare di carriera e di successo a capo di Fincantieri S.p.A., l’azienda pubblica italiana della cantieristica navale e il più importante gruppo navale d’Europa che, nata e cresciuta nell’IRI, oggi è controllata per il 71,3% da Cdp Industria,  finanziaria di Cassa Depositi e Prestiti, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Perché un militare a capo di Fincantieri?

Avrei voluto poter dire che la scelta di un generale a capo di Fincantieri sia stata voluta dal governo Meloni ma non è così, perché la nomina è stata patrocinata dal governo Draghi che ha aperto la strada che il governo Meloni continua allegramente a percorrere. Così la più tecnologicamente avanzata e produttiva industria pubblica italiana sposta il suo core business dalla produzione navale civile alla produzione navale militare. Non bastava la Leonardo S.p.A. e la Fondazione Med-Or presieduta dall’ex ministro dell’interno Minniti, oggi l’industria bellica italica solca orgogliosamente i cieli, i mari e le terre con i manufatti bellici prodotti dalla sua stirpe caucasica e cristiana. Chi meglio di un generale quindi alla presidenza di Finmeccanica.

L’uomo

Non credo sia possibile conoscere la “verità” della scelta e del gesto, tanto più perché non è stato reso pubblico il testo della lettera d’addio scritta da Claudio Graziano e probabilmente non lo sarà mai come è giusto che sia; resta lo stupore per la profonda solitudine e la mancanza di risorse personali e sociali di un uomo che avendo perso la sua compagna ha perso senso e ragione di vita non avendone altra.

Graziano, quasi lo stesso giorno in cui diventa Presidente di Finmeccanica, ha pubblicato un suo libro dal titolo “Missione. Dalla guerra fredda alla Difesa europea”, nel quale, parlando della sua vocazione militare, scrive: <<Degli alpini mi colpivano il coraggio e l’altruismo, in montagna come sul campo di battaglia. Mi intrigava, infine, il rapporto tra militari di una simile tempra e i loro superiori.  C’è un canto che allude a questo elemento: “Figli di nessuno che noi siam, (…) ma se troviamo uno che ci sappia comandar e dominar, anche a digiuno sappiamo marciar”.  L’arte del comando come qualità che gli alpini stessi “trovano” e riconoscono soltanto nei veri “capi”. L’arte del comando, insomma, come sfida continua da vincere e non come acquisizione ottenuta in ragione di una serie di burocratici avanzamenti di carriera: un invito a mettersi continuamente in gioco>>. Ecco l’uomo, sin da ragazzo “vocato” al comando e non un comando qualsiasi ma che sappia e possa comandare e “dominare” da “vero” capo spingendo i suoi sottoposti sino all’estremo sacrificio. Se questo è il “senso” se questa è la “ragione” della sua vita, un uomo di tal fatta può tollerare di perdere un tale potere o che qualcuna/o si sottragga o sia sottratta ad esso?

Da femminista osservo il patriarcato che si spande e domina la terra attraverso i suoi figli prediletti, capitalismo e militarismo, vedo uomini che depredano e uccidono mentre donne li guardano invidiose e pronte a prendere il loro posto perché non sanno immaginare un modo altro di essere “umane”. Vedo i produttori di armi e di morte diffondere idee di difesa, inventare nemici, creare mostri, sostenere dittatori e rovesciarli secondo convenienza e profitto, vedo governanti fingere di credere e governati credere che le guerre siano la soluzione e non il problema. Tra bombe e cemento, sotto migliaia di corpi la Terra soffoca e l’umanità si avvia verso la catastrofe, non saranno i generali a salvarla e, qualunque sia oggi il suo volto, non sarà il capitalismo a risollevarla dal baratro nel quale precipita.

Il Presidio donne per la pace di Caltanissetta il 24 giugno non sarà in piazza, perché quel pomeriggio si sapranno i risultati del voto e si conoscerà il nome del sindaco della Città, chiunque “vinca” probabilmente vorrà festeggiare, perciò il Presidio lascia la piazza alla “festa” e si augura che per tutti i giorni a venire Caltanissetta sia città di pace e agisca come tale. 

Il Presidio tornerà in piazza, non dimenticherà e non consentirà che si dimentichi.

 

 

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