16 Luglio 2024
Attori e comparse

«La cultura tende ad unire in un mondo devastato dai conflitti»: Fernando Barbieri ci racconta il Kalat Nissa Film Festival

Il regista ungherese Lajos Koltai insieme a Laura Abbaleo e Fernando Barbieri dell’associazione “Laboratorio dei sogni” (foto tratta dal web).
Il logo del Kalat Nissa Film Festival (foto tratta dal web)

Dal 6 al 14 luglio alcuni studenti nisseni andranno a Radom, in Polonia, con l’associazione cinematografica e culturale “Laboratorio dei sogni”, la stessa che ha organizzato ben nove edizioni del Kalat Nissa Film Festival, evento culturale che ha portato a Caltanissetta nomi eccellenti come Vittorio Storaro e Milena Vukotic e che ha permesso di instaurare rapporti con case di produzione e istituzioni culturali importanti, in Italia e all’estero. Oggi il Festival è uno di quegli eventi che sembrano essere caduti nel dimenticatoio e per questo abbiamo intervistato Fernando Barbieri, presidente dell’associazione cinematografica e culturale “Laboratorio dei sogni”, che ha raccontato come si tenta di fare cultura in una città come la nostra.

Il concorso internazionale dedicato al cortometraggio si impone come grande evento fin dalla sua prima edizione. Come nasce il Kalat Nissa Film Festival e quante risorse avete utilizzato per prepararlo?

«L’idea è nata nelle aule scolastiche perché, come gruppo docente, abbiamo iniziato a realizzare cortometraggi insieme ai ragazzi diversamente abili. Realizzare cortometraggi era un’attività diversa dal lavoro teatrale e non implicava il dover superare l’emozione davanti al pubblico. Si trattava di un’esperienza molto più gratificante per i ragazzi. Abbiamo realizzato diversi cortometraggi, alcuni dei quali hanno vinto premi nazionali. Attraverso quest’attività abbiamo instaurato contatti con professionisti del settore e ne è nata una collaborazione che ci ha spinto ad istituire l’associazione “Laboratorio dei sogni”. Possiamo dire che è stata un’esperienza in cui la scuola si è aperta al mondo della cultura cinematografica che, a sua volta, si è arricchito attraverso gli stimoli che abbiamo saputo offrirgli. In seguito abbiamo coinvolto tutti i ragazzi in questa attività e nel 2011, la prima edizione del Festival era un concorso che ha richiesto un anno di lavoro: sono arrivati circa trecento cortometraggi da dodici Paesi del mondo. La prima edizione del concorso è costata circa quindicimila euro, una somma che, negli anni, è aumentata, così come è cresciuto il Festival. Il Comune ha contribuito e la giunta presieduta da Michele Campisi ha concesso una somma importante. Nel corso degli anni, il problema ha riguardato la tempistica dei finanziamenti comunali. Al primo concorso hanno lavorato una ventina di persone ma abbiamo coinvolto anche le scuole: l’IISS “Mottura” e l’Istituto alberghiero “Di Rocco”, ad esempio. Già dalla prima edizione abbiamo avuto contatti importanti con l’Ungheria. Uno degli aspetti più importanti che sottolineo, a proposito delle precedenti edizioni del Festival e anche della prossima esperienza a Radom, è che il mondo del cinema unisce. La cultura tende ad unire in un mondo devastato dai conflitti. I ragazzi si rendono conto che fuori dal loro Paese esistono coetanei con i quali spesso hanno passioni in comune. Le precedenti edizioni del Festival ci avevano portato a instaurare contatti con la Russia e l’Ucraina e quando è scoppiato il conflitto, i ragazzi si sono preoccupati per la sorte dei loro coetanei».

Che genere di indotto, culturale e non, siete riusciti a creare in città con il Kalat Nissa Film Festival?

«Abbiamo comunicato la città di Caltanissetta fuori dai suoi angusti spazi provinciali, ad esempio. Questo vuol dire molto in termini di visibilità per la nostra città e i suoi abitanti. I professionisti e i ragazzi premiati hanno dormito, mangiato e acquistato a Caltanissetta; quindi hotel, b&b, ristoranti e negozi hanno lavorato anche grazie al Festival. Abbiamo organizzato pranzi e cene a tema, dove gli studenti dell’Alberghiero, ad esempio, hanno potuto mettere in pratica il loro studio ed inserire nel loro curriculum questa esperienza. Sottolineo che la cultura non crea un ritorno immediato e che puntare, negli anni, su un evento vuol dire anche fidelizzare chi viene a Caltanissetta e lascia qui le sue risorse».

 Invece, a un certo punto il Kalat Nissa Film Festival viene organizzato in un’altra città, nel Nord Italia. Come e perché siete arrivati a questo?

«Abbiamo organizzato la nona edizione del Festival ad Agordo, in provincia di Belluno. Come Caltanissetta Agordo è stato un grande centro minerario ed è la sede di Luxottica, società che produce e commercializza occhiali. Lo abbiamo fatto perché i ritardi del Comune di Caltanissetta nell’approvare il bilancio non ci davano certezze sul contributo ma anche per la difficoltà di reperire sponsor. Quella di Agordo è stata un’edizione interessante e molto apprezzata, sul cui esito ha influito positivamente il funzionamento del sistema ferroviario. Negli anni successivi abbiamo riproposto il Festival al Comune di Caltanissetta, ma la giunta presieduta da Gambino poteva aiutarci garantendo servizi a costo zero e non finanziamenti. Il Festival, però, ha dei costi: il soggiorno dei professionisti e dei premiati, ad esempio; o ancora le trasferte, la SIAE, il service. Avevamo quindi bisogno di un finanziamento per provvedere alle numerose spese che l’evento richiede».

Se a governare la città, dopo le elezioni, fosse una giunta illuminata, come potrebbe aiutarvi?

«Nell’organizzazione degli eventi, la decima edizione registra sempre un salto di qualità. Occorrerebbe quindi una programmazione con largo anticipo e la certezza del finanziamento, sapendo, come dicevo prima, che sulla cultura il ritorno non è immediato».

Una domanda riguarda la crisi del cinema e la chiusura, a Caltanissetta, del Supercinema per motivi sui quali non possiamo dir nulla. Vista la sua esperienza in materia, secondo lei un cinema che chiude come potrebbe essere riqualificato e rimesso in funzione producendo introiti? Ad esempio, un’amministrazione o un ente pubblico potrebbero fare qualcosa?

«Per il Supercinema occorrerebbe un finanziamento europeo e potrebbe essere utilizzato nell’organizzazione di grossi eventi. Ma un suo possibile utilizzo in questo senso dovrebbe prevedere anche una riqualificazione della zona circostante e la possibilità di usufruire di parcheggi».

 

 

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